Luigi Busà chi è? Età, carriera, moglie, padre, sorelle, oro Olimpiadi di Tokyo e vita privata

Chi è Luigi Busà, la carriera del karateka italiano

Nasce ad Avola esattamente il  9 ottobre 1987, Luigi Busà è stato cresciuto in una famiglia karateka questo perché  anche le  sorelle Lorena e Cristina hanno deciso di intraprendere la stessa carriera del fratello. L’azzurro è uno degli atleti più forti a livello mondiale visti i diversi titoli italiani, europei mondiali conquistati nella sua lunga e importante carriera nel karate.

La fidanzata e la vita privata di Luigi Busà

Karate che all’azzurro ha regalato anche l’amore. Ormai da diversi anni al suo fianco c’è Laura Pasqua. I due si sono conosciuti da piccoli e da quel momento non si sono più lasciati. Un vero e proprio punto di riferimento per il karateka italiano. L’azzurro è molto attivo anche sui social con foto dedicate soprattutto alla sua vita professionale.

Anche le sue due sorelle, Lorena e Cristina, sono karateka di caratura internazionale.

Luigi Busà: Instagram

Molto seguito su Instagram. Con il suo account @luigibusa1 vanta oltre 74 mila followers.

 

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Origini e storia del Karate

Il karate ha la sua origine durante il XVI secolo nelle tecniche marziali native delle isole Ryukyu, (oggi Okinawa)caratterizzate dall’uso di pugni chiamati (Te / to-de / tuidi), oltre alle tecniche del combattimento nativo o(tegumi); essere influenzato da alcuni stili di arti marziali cinesi(kung-fu)e in misura minore da altre discipline provenienti da altri paesi del sud-est asiatico come Thailandia, Filippine e Indonesia.

Già nel XX secolo questo stile marziale era inizialmente influenzato da diversi concetti tecnici, tattici e filosofici provenienti da alcune delle moderne arti marziali giapponesi, come: kendo, judo e infine aikido.

All’inizio, “Te” essendo l’arte antenata del karate moderno sorse dalla necessità dei nobili guerrieri dell’isola (i Pechin)di proteggere l’ultimo re di Okinawa, Sho Tai, e se stessi dai vari abusi perpetrati dai guerrieri corazzati (i samurai), chefacevano parte degli invasori giapponesi appartenenti al clan Satsuma, nel XVII secolo. Gradualmente, il “Te” fu sviluppato nel regno di Ryukyu, e successivamente ampliato: fu sistematicamente insegnato in Giappone dopo l’era Taisho nel XX secolo, dove fu rinominato karate-Do, come risultato di scambi culturali tra i giapponesi e gli abitanti delle isole Ryukyu. Incorporandosi così nella cultura delle arti marziali tradizionali del Giappone o di Budo.

Il karate-Do di oggi è caratterizzato principalmente dall’uso di dossi, blocchi, calci e pugni a mani aperte, dove le diverse tecniche ricevono diversi nomi, a seconda dell’area del corpo da difendere o attaccare. Il karate, tuttavia, non limita il suo repertorio a questi soli, in quanto include anche: diverse sweep, alcuni lanci e takedown, alcune dislocazioni articolari; oltre ai colpi ai punti vulnerabili, e ai punti nervosi, nel suo curriculum.

Nei colpi karate-Do, forza, velocità, respirazione, equilibrio, tensione e rilassamento si unificano applicando una corretta svolta dell’anca e una connessione o sinergia molto precisa di muscoli e articolazioni, trasferendo gran parte del peso corporeo e del centro di gravità all’impatto. In generale, e a differenza di altre discipline, cerca di sconfiggere l’avversario attraverso un impatto forte (o pochi), preciso e definitivo, cercando di essere il più efficace possibile.

Questo concetto è chiamato “Ikken hikatsu” o “un colpo, una morte”, simile all’affondo o al taglio di una katana o sciabola giapponese. Il karate-do parte dall’idea di forgiare il corpo come arma, in modo da poter arrivare a difendersi e senza subire gravi danni, quindi nelle scuole tradizionali è così difficile nell’indurimento fisico, con combattimenti a pieno contatto e senza alcuna protezione, in questo modo è possibile indurire e migliorare la maggior parte del corpo dando al praticante un controllo dei loro colpi e una conoscenza delle loro abilità e limiti.

I successivi divieti sul trasporto di armi nella storia dell’isola di Okinawa e l’importanza data alle arti marziali non asserzionali è dovuto al fatto che l’isola, molto prima di essere annessa allo Shogunato del Giappone, era già un porto libero e un regno indipendente dove attraccò numerose navi provenienti da varie parti dell’Asia (Cina, Corea, Thailandia, Indonesia, Filippine). L’isola di Okinawa fu anche il primo luogo in cui la nave del Commodo Perry dagli Stati Uniti arrivò nel XIX secolo prima di raggiungere la città portuale di Yokohamain Giappone per costringere i giapponesi ad aprire le loro rotte commerciali; dal 1639 al 1853 sia i giapponesi che gli okinawani avevano vissuto isolati dal mondo esterno per decreto dello shōgun (leader militare) Tokugawa Iemitsu,fino ai tempi moderni (XX secolo), quando l’ultimo dei Tokugawa, Tokugawa Yoshinobu,cedette totalmente e definitivamente il potere all’imperatore Meiji tra il 1868 e il 1902.

Sull’isola di Okinawa c’era una situazione navale e commerciale di grande scambio tra diversi regni, simile a quella delle Isole Filippine,anche se con diversi divieti sul trasporto di armi che iniziarono nel 1409 dall’allora re Sho Shin, che favorì l’unificazione dei piccoli feudi in cui l’isola era divisa, evitando così future divisioni e conflitti tra visitatori e nativi. Queste misure furono poi nuovamente enfatizzate già nel 1609 dagli invasori guerrieri samurai giapponesi appartenenti al clan Satsuma, che confiscarono le armi rimanenti. Durante questo periodo la vita fu ancora più austera e restrittiva, costringendo sia i nobili (Pechin) che il popolo a sviluppare ulteriormente metodi di combattimento con entrambi gli attrezziagricoli (kobudō),e mano vuota (karate) rispettivamente.

L’era Meiji

Durante il XIX e il XX secolo alcuni stili furono stabiliti secondo la rigida divisione regionale per classi sociali, e secondo l’enfasi, tra movimenti circolari o lineari, così come la preferenza per il combattimento a media e lunga distanza. Così, le principali varianti di Te, opraticate a mano ad Okinawa erano: Shuri-Te, Naha-TeTomari-Te. Ognuno di essi aveva caratteristiche particolari sia nelle tecniche che nei metodi di pratica. In questo periodo tre maestri erano incaricati di sistematizzare e rilanciare la pratica del karate: Anko Itosu(Shuri-Te),Kanryo Higaonna(Naha-Te)e Kosaku Matsumura(Tomari-Te). Al fine di integrarsi nel sistema di istruzione scolastica militare giapponese. Nel 1872 l’imperatore Meiji concesse l’isola di Okinawa al clan samurai Di Satsuma, e nominò i suoi membri come suoi unici rappresentanti nel territorio. Nel 1879 il governo Meiji dettava: l’abolizione della famiglia reale “Sho” delle isole Ryukyu, l’esilio del re Sho Tai e creò la prefettura di Okinawa.

I termini usati a quel tempo per nominare generalmente questi stili nativi erano Te o Ti ( ? letteralmente, “la mano”), Okinawa-Te (沖縄手 ? letteralmente, “la mano di Okinawa”) e. Termini che all’inizio del XX secolo, furono assimilati entro il termine generico di Karate.


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