Alessia Pifferi, per il gip nessuna premeditazione: “Si è resa conto solo dopo che Diana poteva morire”

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Dapprima ha perso coscienza delle sue azioni, lasciando a casa la figlia neonata mentre era con il suo nuovo compagno a Leffe. Poi ha ripreso i sensi e si è resa conto di ciò che aveva fatto.Per il giudice che ha convalidato l’arresto della madre di Diana, lasciar morire la figlia di stenti è stata una scelta volontaria, ma non premeditata. Nonostante la valigia piena di vestiti per una settimana e le bugie in famiglia e al compagno (“Diana? È in spiaggia con mia sorella Viviana”), almeno per ora questa aggravante non si applica.

Per il momento, i ricercatori si concentrano sull’esame del latte contenuto nel biberon che la piccola Diana teneva tra le mani quando è stata trovata morta: se nel liquido verranno trovate benzodiazepine, infatti, saranno le ipotesi degli investigatori completamente ribaltate.

Alessia era ossessionata dall’idea di trovare un uomo da amare. Era stata sposata, aveva avuto relazioni e persino una breve storia con il marito della sua migliore amica; tutti maschi finiti. L’ossessione di Alessia per la ricerca dell’amore soffocava il pensiero che sua figlia morire anche di fame mentre lei era via. Lo stress di crescere una bambina da sola, insieme all’ansia del giudizio degli altri membri della famiglia, causò ad Alessia una grande infelicità. Voleva una nuova vita senza giudizi e pesanti responsabilità.

“Contavo sulla possibilità di avere un futuro con lui”, afferma la 37enne nella sua dichiarazione durante l’interrogatorio. “Per questo ho ritenuto fondamentale non quei giorni in cui ero con lui”. Dice che sta litigando con il suo nuovo compagno e teme di aggravare la situazione se si concentra troppo su quella relazione. Per questo ha deciso di concentrarsi totalmente sulla relazione con il suo ragazzo.

“Quando cominciavano a passare più giorni del solito, ho cominciato ad avere concretamente paura che la bambina morisse, ma comunque mi auguravo che non succedesse”, come ha riferito la donna al gip. “Era una specie di speranza, un po’ era il pensiero che magari le cose che le avevo lasciato le bastassero”.




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