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Cafoni si diventa? Il servo del Fatto esplode in diretta contro la collega che umilia il pigro Landini



Durante la trasmissione “Agorà”, il giornalista Antonello Caporale de Il Fatto Quotidiano ha rifiutato di rispondere alla giornalista Giulia Sorrentino de Il Tempo, chiedendole inoltre la sua identità. La Sorrentino ha contestato la narrazione prevalente nei media progressisti, interrogando Caporale sui risultati ottenuti da Maurizio Landini.  Ha sottolineato che Landini non si è dissociato dalle dichiarazioni ritenute violente pronunciate durante le manifestazioni del 7 ottobre a Bologna e Torino, che sono state interpretate come apologie del terrorismo, e ha criticato il silenzio del centro-sinistra in merito.



Il giornalista ha replicato: “Ma Lei chi è? Una giornalista? Ma chi avete invitato qui? Lei sembra una rappresentante del centrodestra”. A quel punto, il direttore di Agorà, in onda su Rai Tre, ha dichiarato: “Sorrentino è una giornalista de Il Tempo e abbiamo il piacere di averla qui”. Sorrentino ha proseguito affermando: “Nel momento in cui qualcuno La contraddice, Lei adotta un tono offensivo e parla di comizio. Proseguo. Landini non si è mai distaccato dalle dichiarazioni rilasciate da gruppi eversivi all’interno di quelle piazze, poiché esistono delle sigle eversive, e non si è mai distaccato l’intero centrosinistra da una piazza che inneggiava al 7 ottobre. Per me, ciò non rappresenta la lotta per la Palestina, ma piuttosto il sostegno ad Hamas”. Tuttavia, per lui, si tratta di “uno scandalo che Lei dica questo. Io non desidero rimanere qui, perché il livello della discussione è incredibilmente basso. Ci conosciamo da anni (dice rivolgendosi al conduttore ndr) e mi è dispiaciuto essere qui”. Il conduttore della trasmissione lo ha più volte invitato a rispondere nel merito, ma egli ha continuato a ripetere: “Io non rispondo”. La delegittimazione dell’avversario, o il tentativo di metterla in atto, costituisce il classico strumento utilizzato da chi non vuole o non riesce a rispondere concretamente. Chiedere di discostarsi da piazze violente dovrebbe essere la base di qualsiasi tipo di dibattito, e soprattutto in una democrazia come quella italiana.

 



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