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“Non mi fido di quella giudice” Famiglia nel bosco, tutto secondo copione: a decidere è uno di quei fissati con teorie deliranti



Ripongo la mia fiducia in Catherine e Nathan.  Al contrario, nutro forti riserve nei confronti del Tribunale dei Minori dell’Aquila, che ha provveduto alla rimozione dei loro figli per motivi ideologici.  La fiducia viene meno anche nei confronti del Presidente del Tribunale, una donna di orientamento progressista che considera la famiglia naturale un ambiente nocivo. 



Inoltre, non posso esprimere fiducia nel CISMAI, i cui convegni frequentava, dove si sostiene la tesi che i figli appartengano allo Stato.  La mia sfiducia si estende anche agli assistenti sociali responsabili della sottrazione di tre bambini sereni e in salute, nonché ai media che hanno diffuso la notizia infondata secondo cui i genitori avrebbero richiesto 50.000 euro a figlio per la vaccinazione, omettendo di specificare che si trattava di una risposta provocatoria ad un’imposizione, dato che avevano rifiutato anche i contributi comunali per l’alloggio, opponendosi a qualsiasi forma di assistenzialismo. 

Non nutro fiducia nei politici di sinistra che nutrono pregiudizi nei confronti dei genitori per aver scelto l’istruzione parentale e rifiutato l’indottrinamento statale.  La mia sfiducia si rivolge anche alle deputate con seggio garantito dal coniuge in Alleanza Verdi e Sinistra, che criticano i ministri che si sono interessati al caso, quando dovrebbero essere loro, in quanto ambientaliste, a difendere chi desidera vivere a contatto con la natura, mentre militano in un partito i cui leader ricorrono alla maternità surrogata. 

Non ho ricevuto risposta dall’Arcivescovo di Chieti, Bruno Forte, al mio appello affinché la madre potesse trascorrere l’intero tempo con i figli nella casa famiglia della diocesi in cui sono detenuti, nonostante siano collocati in piani diversi e si incontrino solo durante i pasti.  Infine, non nutro fiducia nell’Italia che priva una famiglia dei propri figli che giocano serenamente con i loro animali nel bosco, mentre consente a bambini di otto anni di apprendere attività delinquenziali nei campi rom, da dove partono per commettere furti in abitazioni e borseggiare turisti su autobus e metropolitane. 

Ripongo la mia fiducia in Catherine, certa che, grazie alla pressione esercitata, la decisione sarà rivista entro dieci giorni.  Invito Catherine e Nathan a prendere il nostro comune passaporto australiano e a lasciare questo Paese con i propri figli, tornando a casa dall’altra parte del mondo.  Forza e coraggio, Catherine e Nathan, confidiamo in voi.  Sebbene vi trattino come persone fuori di senno, voi ci avete insegnato quali sono i sintomi della felicità.



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