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Alex Pretti aveva in mano solo un telefono quando è stato ucciso: il video mette in crisi la versione dell’ICE



Alex Jeffrey Pretti, un infermiere di 37 anni laureato all’Università del Minnesota, è stato tragicamente ucciso a Minneapolis da agenti federali dell’ICE. La sua morte ha suscitato indignazione e proteste in diverse città degli Stati Uniti, dove cittadini e attivisti hanno denunciato l’uso eccessivo della forza da parte delle forze dell’ordine. Secondo le analisi dei video diffusi sui social e verificati da testate come il New York Times e la BBC, Pretti era disarmato al momento dell’incidente: stava semplicemente filmando la scena con un cellulare quando gli agenti lo hanno bloccato a terra. Questa versione contrasta nettamente con quella fornita dall’amministrazione di Donald Trump e dall’ICE, che sostenevano che l’uomo avesse minacciato gli agenti con una pistola semiautomatica.



La sequenza degli eventi è stata ricostruita e appare drammatica. Pretti, vestito di marrone, stava cercando di assistere una manifestante colpita dallo spray al peperoncino, mentre un piccolo gruppo di persone discuteva animatamente con un agente federale. Con una mano reggeva il telefono e con l’altra cercava di proteggersi, senza mostrare alcun comportamento minaccioso nei confronti degli agenti. Improvvisamente, alcuni di loro lo afferrano da dietro, lo spingono a terra e lo immobilizzano in ginocchio. Otto secondi dopo, un agente urla di aver visto una pistola, apparentemente estratta solo dopo che Pretti era già bloccato. In pochi secondi vengono sparati almeno dieci colpi, colpendo l’uomo al torace, alla schiena e forse al collo.

Due testimoni oculari hanno confermato che Pretti non impugnava alcuna arma. Una donna, che ha registrato un video chiaro della scena, ha dichiarato: “Non si è avvicinato agli agenti con una pistola. Stava solo aiutando una donna a rialzarsi. Gli agenti lo hanno buttato a terra e hanno sparato mentre era già fermo.” Un medico di 29 anni, che stava osservando dalla finestra del suo appartamento, ha aggiunto: “Nessuno praticava soccorso. Quando mi hanno lasciato passare, sembrava che contassero le ferite da arma da fuoco invece di aiutare.”

Il Dipartimento per la Sicurezza Interna aveva descritto Pretti come “violento e pericoloso”, giustificando così l’uso della forza letale. Tuttavia, i filmati e le testimonianze sembrano smentire questa narrativa. La segretaria alla sicurezza interna, Kris Noem, ha definito l’incidente un “atto di terrorismo domestico” contro gli agenti dell’ICE, utilizzando la stessa terminologia usata in precedenza per giustificare l’uccisione di Renee Good, anch’essa etichettata come terrorista domestica per aver ostacolato l’operato degli agenti federali.

La morte di Alex Pretti ha scatenato manifestazioni in diverse città, con i partecipanti che chiedono giustizia e una revisione delle pratiche operative delle forze dell’ordine. Le proteste si sono intensificate, con i manifestanti che hanno esposto cartelli e intonato slogan contro l’uso della violenza da parte delle autorità. Le tensioni sono alimentate dalla crescente preoccupazione per la brutalità della polizia e dall’inefficacia percepita nella responsabilizzazione degli agenti coinvolti in sparatorie simili.

Le autorità locali hanno avviato un’indagine sull’accaduto, ma la comunità chiede risposte rapide e trasparenti. La famiglia di Pretti ha espresso il proprio dolore e la propria indignazione, chiedendo che venga fatta giustizia per la morte del loro caro. I familiari hanno sottolineato che Alex era un uomo pacifico e impegnato nella comunità, e che il suo obiettivo era semplicemente aiutare gli altri.

In questo clima di tensione, il dibattito sulla riforma della polizia e sull’uso della forza letale è tornato al centro dell’attenzione pubblica. Molti attivisti chiedono un cambiamento radicale nelle politiche di polizia, affinché episodi come quello che ha portato alla morte di Pretti non si ripetano più. La sua morte è diventata un simbolo delle ingiustizie sistemiche e della necessità di una maggiore responsabilità da parte delle forze dell’ordine.

La situazione resta in evoluzione, con la comunità di Minneapolis e oltre che continua a chiedere verità e giustizia per Alex Pretti, mentre le autorità si trovano sotto pressione per garantire che vengano adottate misure appropriate per prevenire ulteriori tragedie simili.



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