È la prestigiosa testata “Open”, diretta da Enrico Mentana, e il suo autorevole direttore, Franco Bechis, a fornire un’analisi approfondita sulla controversa vicenda del video del Professor Alessandro Barbero, in cui espone le sue ragioni per il “No” alla riforma della giustizia. Il Professor Barbero è stato accusato di aver diffuso informazioni false, citando elementi inesistenti nella riforma Nordio. Tuttavia, il video, grazie all’ampia popolarità del Professor Barbero, ha raggiunto una diffusione virale e, secondo alcuni, sarebbe stato oggetto di censura da parte delle piattaforme social. Su questo aspetto, si preferisce non entrare nel merito. Bechis presenta una tesi convincente riguardo alle presunte “svarioni” del Professor Barbero, che potrebbero essere state commesse in buona fede. Il Professor Barbero, noto per la sua credibilità e documentazione, avrebbe consultato il testo errato della riforma, redatto dal governo Berlusconi e mai approvato. È plausibile che ciò sia accaduto?
Bechis illustra di aver ascoltato le argomentazioni del Professor Barbero e di aver successivamente condotto un’attività di fact-checking utilizzando semplici strumenti di ricerca online. Egli afferma che, già alla terza risposta, è stato indirizzato al sito del Ministero della Giustizia, dove ha potuto consultare il testo della proposta di riforma del marzo 2011. Bechis sottolinea che le critiche del Professor Barbero, basate su questo testo obsoleto (mai entrato in vigore), risultano fondate.
È vero che la riforma proposta avrebbe comportato una modifica significativa, persino una radicale trasformazione, del Consiglio Superiore della Magistratura (CSM). È inoltre vero che la nuova composizione avrebbe indebolito il potere dei magistrati, come affermato dal Professor Barbero, riducendo la loro rappresentanza da due terzi a metà dei componenti del CSM. Parallelamente, la componente laica-politica sarebbe aumentata da un terzo a metà. Il Professor Barbero ha inoltre giustificato un’altra affermazione incisiva, evidenziando che, nella nuova struttura del CSM, i magistrati sarebbero stati selezionati tramite sorteggio, mentre il governo avrebbe mantenuto il potere di nomina. Tuttavia, è fondamentale ricordare che queste osservazioni si riferiscono alla riforma della giustizia proposta dal governo Berlusconi, un dettaglio non trascurabile.
Analizzando il testo della riforma della giustizia di Giorgia Meloni, pubblicato in Gazzetta Ufficiale, si evince che molte delle osservazioni formulate dal Professor Barbero perdono rilevanza. La riforma introduce due nuovi Consigli Superiori della Magistratura (CSM), la cui composizione rimane invariata rispetto a quella attuale: due terzi di magistrati togati e un terzo di membri laici. Entrambe le componenti, togati e laici, saranno assegnate al CSM tramite estrazione a sorte. Inoltre, viene istituito un terzo organismo, l’Alta Corte, che, secondo Barbero, sarebbe “al di sopra” dei due CSM. Il Professor Bechis, tuttavia, ritiene che il Professor Barbero possa aver frainteso il significato del termine “Alta”, interpretandolo erroneamente come indicante una posizione di preminenza. In realtà, l’Alta Corte non detiene alcun potere sui due CSM, operando invece come ente parallelo, con competenze disciplinari su tutti i magistrati. La composizione dell’Alta Corte presenta alcune differenze rispetto ai CSM. È composta da 15 membri: nove magistrati togati estratti a sorte (il numero sarebbe stato dieci se la composizione fosse stata identica a quella dei CSM) e tre “politici”, selezionati tramite estrazione a sorte da un elenco approvato dal Parlamento (il numero previsto era sei, quindi vi è una riduzione di due membri “politici”). I restanti tre membri sono nominati direttamente dal Presidente della Repubblica, figura che, secondo la Costituzione, rappresenta un’autorità imparziale. Pertanto, l’Alta Corte risulta meno politicizzata e meno influenzata dal governo rispetto ai due CSM. Per sostenere l’opposto, sarebbe necessario accusare apertamente il Presidente della Repubblica di essere subordinato al governo in carica, accusa che appare infondata.
Infine, il Professor Bechis si scusa per aver “invaso” il settore anti-disinformazione di “Open”, che, sottolinea, opera in totale autonomia e indipendenza. Il direttore rivela inoltre l’ultima “fake news”, relativa alla presunta censura. “Davanti a quel video non compare alcun avviso e non è presente alcun fact checking… è falso che il video del Professor Barbero sia stato censurato”.



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