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“Bongiorni doveva farsi i fatti suoi, sarebbe ancora vivo”. Le parole del padre di uno dei ragazzi del branco di Massa



MASSA (provincia di Carrara), 17 aprile 2026 – L’inchiesta sull’uccisione di Giacomo Bongiorni, 47 anni, prosegue tra provvedimenti cautelari, accertamenti medico-legali e analisi investigative. La vittima è stata aggredita e uccisa nella notte tra sabato 11 e domenica 12 aprile in piazza Felice Palma, nel centro di Massa.



Nel frattempo, il caso è tornato al centro dell’attenzione dopo la messa in onda, in televisione, di una telefonata tra il giornalista Valerio Toma e il padre di uno dei ragazzi indagati. Il contributo è stato trasmesso nella puntata di “Diritto e Rovescio” condotta da Paolo Del Debbio. Nel colloquio, l’uomo difende il figlio e respinge l’etichetta di “banda di criminali” riferita al gruppo di giovani coinvolti, sostenendo che la responsabilità individuale non sarebbe stata ancora accertata.

Durante la telefonata, il padre ha dichiarato: “Ancora non si sa neanche se sia colpevole”. Subito dopo ha aggiunto: “Mi dispiace sia morto un padre di famiglia, mi dispiace che un bimbo ora sia senza il suo papà. Ma mio figlio e i suoi amici non possiamo chiamarli banda di criminali. Mio figlio poi è un bravo ragazzo, incensurato (in realtà ha dei precedenti per piccoli reati, ndr)”. Le sue parole, trasmesse integralmente, ricostruiscono anche – secondo la sua versione – la sequenza che avrebbe preceduto il decesso di Bongiorni.

Sempre nel corso della conversazione, l’uomo ha descritto così quanto sarebbe accaduto: “Ha dato una testata a un bimbo (chiama così la banda di ragazzi, ndr), un altro bimbo gli ha dato un pugno, è caduto giù ed è morto. Non mi dite che è stato massacrato di botte”. Il padre ha quindi insistito sulla difficoltà, a suo avviso, che un pugno sferrato da un sedicenne possa provocare conseguenze letali: “Se un bimbo di 16 anni ti dà un pugno, non lo so se cadi giù, o meglio, cado se sono ubriaco o drogato”. Nella stessa telefonata, ha anche contestato l’intervento della vittima nei confronti del gruppo, riferendo: “Ma chi sei te che vai a picchiare i bimbi? Chiama i carabinieri no? Se uno lancia delle bottiglie non ti devi mettere in mezzo” e, ancora, “Chiama i carabinieri no? Se uno lancia delle bottiglie non ti devi mettere in mezzo”. In questa prospettiva, l’uomo sostiene che Bongiorni avrebbe dovuto avvisare le forze dell’ordine invece di intervenire direttamente.

Sul fronte giudiziario, nelle ultime ore è arrivata una decisione dal Tribunale per i minorenni di Genova: il giudice ha convalidato il fermo del ragazzo di 17 anni e ha disposto la custodia cautelare in carcere. Il giovane, indicato anche come promessa della boxe toscana e ritenuto dagli inquirenti autore del colpo fatale, era stato trasferito in un centro di prima accoglienza a Genova, dove si è svolta l’udienza di convalida. La difesa aveva chiesto la misura degli arresti domiciliari, ma l’istanza è stata respinta: il giudice ha ritenuto concreto il rischio di reiterazione del reato.

L’autopsia, eseguita a Genova, ha confermato che la morte di Giacomo Bongiorni è collegata ai traumi cranici e alle emorragie riconducibili ai colpi subiti alla testa, oltre che alla caduta. Nel referto viene indicata una gravissima emorragia cranica e il dissestamento della mandibola, risultata spostata in conseguenza dei colpi ricevuti. Gli approfondimenti medico-legali, secondo quanto riferito, verranno completati entro trenta giorni.

Insieme al 17enne risultano indagati altri quattro giovani per concorso in omicidio volontario aggravato dai futili motivi e per rissa aggravata. Tra questi figurano due maggiorenni di origine romena, Ionut Alexandru Miron, 23 anni, ed Eduard Alin Carutasu, 19 anni, entrambi detenuti nel carcere di Massa. Anche per loro il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Massa ha disposto la detenzione, ritenendo presente un concreto rischio di reiterazione del reato, pur in assenza di pericolo di fuga. Gli altri due minorenni risultano indagati a piede libero.

Le indagini sono condotte dai carabinieri e coordinate dalla Procura di Massa e dalla Procura per i minorenni di Genova. Il quadro accusatorio, secondo quanto ricostruito finora, si basa su testimonianze, immagini di videosorveglianza e analisi dei telefoni cellulari. Gli inquirenti ritengono che i filmati acquisiti documentino la sequenza dell’aggressione e consentano di attribuire i ruoli ai singoli partecipanti. Le difese degli indagati maggiorenni hanno invece sostenuto che alcuni giovani coinvolti sarebbero stati colpiti da una testata da parte della vittima: un elemento che, allo stato, resta al vaglio degli investigatori.

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