Alessandro Ambrosio, un capotreno di 34 anni, è stato tragicamente ucciso a Bologna mentre si recava al parcheggio dei dipendenti della stazione per recuperare la sua auto. L’incidente è avvenuto poco prima delle 19 di lunedì 5 gennaio, quando Ambrosio è stato aggredito da un uomo di 36 anni, Jelenic Marin, che lo ha pedinato per diversi minuti prima di attaccarlo alle spalle. Le telecamere di videosorveglianza hanno ripreso il momento in cui il giovane camminava, ignaro del pericolo imminente.
Il corpo di Ambrosio è stato scoperto da un dipendente di Italo, che ha immediatamente lanciato l’allerta. Nonostante le indagini in corso, il movente dell’aggressione rimane sconosciuto, e Jelenic Marin è attualmente ricercato dalle autorità. Il presunto aggressore ha un passato di precedenti per aggressione in stazione ed era già noto alla Polfer.
Alessandro Ambrosio viveva ad Anzola dell’Emilia ed era residente a Calcara di Valsamoggia, nei pressi di Bologna. Dopo aver conseguito una laurea in Statistica, aveva deciso di seguire le orme del padre, diventando capotreno. Tuttavia, la sua vera passione era la musica, come dimostrano i numerosi post sui social media in cui appariva con strumenti musicali. Gli amici e i colleghi lo ricordano come una persona attenta e gentile, capace di portare gioia e allegria a chi lo circondava.
Il Circolo culturale anzolese, di cui Ambrosio faceva parte, ha espresso il proprio dolore per la sua perdita, evidenziando come sia “completamente irrazionale pensare che una vita possa spegnersi così”. Hanno descritto Alessandro come una persona che ha vissuto con estrema gentilezza, con un’educazione fuori dal comune, e che era sempre pronto a fare la sua parte per gli altri.
Un amico ha ricordato: “Ambro era uno di noi, era un gran chitarrista. Non può spegnersi una vita in questo modo. È stato con noi ogni volta che c’era bisogno di lui, suonando al concerto del 1 maggio, al concertone di chiusura della Fabbrica di Apollo e in sala prove. È stato con noi ogni qualvolta gli è stato chiesto il suo contributo, rimarrà sempre con noi.”
Le indagini sulla morte di Alessandro Ambrosio sono ancora in corso. La polizia sta cercando di ricostruire gli eventi che hanno portato all’aggressione fatale, ma al momento non ci sono informazioni chiare sul motivo che ha spinto Jelenic Marin a compiere un gesto così violento. La comunità è scossa da quanto accaduto e si interroga su come una vita così promettente possa essere stata spezzata in modo così brutale.
La notizia della morte di Ambrosio ha suscitato un’ondata di commozione e solidarietà tra coloro che lo conoscevano. Molti si sono riuniti per onorare la sua memoria, condividendo storie e ricordi che ne evidenziano il carattere vivace e la passione per la musica. La sua scomparsa ha lasciato un vuoto incolmabile tra amici e familiari, che lo ricorderanno sempre come una persona speciale.
In un contesto più ampio, questo tragico evento solleva interrogativi sulla sicurezza nelle stazioni e sulla violenza che può colpire inaspettatamente, anche in luoghi pubblici. La comunità e le autorità locali sono chiamate a riflettere su come migliorare la sicurezza e prevenire simili tragedie in futuro.
La famiglia di Alessandro Ambrosio è distrutta dalla perdita e attende giustizia per il loro caro. La speranza è che le indagini possano portare a una rapida cattura del presunto aggressore e che si faccia luce su quanto accaduto. La vita di Ambrosio, segnata da passioni e impegno, non deve essere dimenticata, e il suo ricordo vivrà attraverso le persone che lo hanno amato e rispettato.



Add comment