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“Cimitero degli orrori”, 55 cani morti ritrovati: indagini sul possibile legame con la caccia



A Scossicci, vicino Porto Recanati, trovati 55 cadaveri di cani e un gatto lungo A14: Forestali indagano, microchip rimossi, ipotesi caccia-allevamenti.



Sono saliti a 55 i cadaveri di cani rinvenuti in un’area vicino Porto Recanati, accanto al cavalcavia dell’A14 nelle Marche, al confine con Marcelli e Numana, nella zona di Scossicci. Il numero complessivo è emerso con l’avanzare delle ricerche svolte dai Carabinieri Forestali, che hanno continuato a ispezionare la zona dopo i primi ritrovamenti di febbraio. Nell’area, fin dall’inizio delle verifiche, è stato trovato anche il corpo di un gatto.

La prima segnalazione risale al 6 febbraio, quando una volontaria dell’associazione locale “Amici Animali Osimo” si trovava sul posto durante una passeggiata con il proprio cane. In quel primo sopralluogo furono individuati 27 animali morti. Tra i resti segnalati nei primi giorni figurava anche un Pastore Maremmano decapitato: un elemento che, secondo quanto riferito nel quadro ricostruito dagli inquirenti, sarebbe compatibile con la volontà di rendere impossibile l’identificazione dell’animale, in particolare rispetto alla presenza del microchip.

Con il passare delle settimane, la perlustrazione dell’area ha portato all’emersione di ulteriori carcasse, fino al dato aggiornato di 55 cani complessivamente. La zona interessata è descritta come impervia e ricoperta di vegetazione, con alberi e sterpaglie che rendono complesso individuare a colpo d’occhio i resti degli animali. Proprio questa conformazione avrebbe favorito, nel tempo, l’abbandono dei corpi dopo la morte senza un’immediata individuazione.

Gli accertamenti investigativi ipotizzano che quanto accaduto possa non essere un episodio recente e circoscritto. In base agli elementi finora raccolti, il quadro ricostruito sul posto farebbe pensare a una situazione protratta nel tempo, con una possibile durata di almeno due anni. Le indagini sono coordinate dalla Procura di Macerata e, secondo quanto riferito nell’ambito degli approfondimenti investigativi citati dalla stampa locale, gli indizi sarebbero orientati verso ambienti legati alla caccia e all’allevamento.

L’area è infatti caratterizzata da una presenza rilevante di attività venatoria. In questo contesto, gli investigatori stanno valutando l’ipotesi che alcuni cani possano essere stati selezionati in funzione dell’utilizzo nella caccia, con una “selezione” che avrebbe portato a eliminare i soggetti ritenuti non adatti. L’ipotesi riguarda, in particolare, cani da impiegare nelle attività venatorie, con riferimento a tipologie comunemente associate a tali impieghi, come Setter e Pointer, oltre ad altre categorie di cani da seguita, da cerca e da ferma.



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