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Donna aggredita dal compagno durante una crociera, caso archiviato perché avvenuto in acque internazionali: “Chiedo giustizia”



Sofia Esposito racconta l’aggressione denunciata durante una crociera e il successivo stop giudiziario: il procedimento è stato archiviato per difetto di giurisdizione italiana.



Una vacanza in crociera trasformata, secondo la sua denuncia, in una notte di violenza e poi in una lunga battaglia per ottenere giustizia. Sofia Esposito, 21 anni, residente nel Foggiano, racconta di essere stata aggredita dall’allora fidanzato, un uomo di 35 anni, mentre i due si trovavano a bordo della Msc Sinfonia. Dopo il rientro in Italia, la giovane si è rivolta ai carabinieri, ma il procedimento aperto in seguito alla denuncia è stato successivamente archiviato per difetto di giurisdizione.

L’episodio denunciato dalla ragazza si sarebbe verificato mentre la nave si trovava in acque internazionali. Una circostanza determinante dal punto di vista giudiziario, perché l’imbarcazione batteva bandiera panamense e il Tribunale di Foggia ha ritenuto che il caso non rientrasse nella giurisdizione italiana.

Nel suo racconto, Sofia Esposito ricostruisce la violenza che sostiene di aver subito durante il viaggio. All’origine dell’aggressione ci sarebbe stata la gelosia dell’allora compagno, convinto che la giovane avesse instaurato un rapporto con un insegnante appartenente a una scolaresca presente sulla stessa nave.

“Mi dava della puttana mentre mi tirava schiaffi e pugni. Sono caduta a terra e ha continuato a picchiarmi e a insultarmi. mi sono arrivati calci in testa. Era convinto che avessi una relazione con un insegnante di una scolaresca a bordo della crociera. Poi è tornato in camera e si è addormentato come se niente fosse. Io quella notte non ho chiuso occhio e oggi faccio ancora fatica a dormire tranquilla”.

La giovane ha riferito di essere rimasta sveglia per tutta la notte dopo quanto accaduto. Il viaggio era ormai vicino alla conclusione e, una volta rientrata a Bari, ad aspettarla sulla banchina c’erano i genitori. Inizialmente Sofia avrebbe deciso di non raccontare nulla, cercando anche di nascondere i segni presenti sul volto.

“Il giorno dopo, appena scesi dalla nave, di rientro a Bari, c’erano i miei genitori ad aspettarmi sulla banchina. Non dissi nulla. Misi occhiali da sole per coprire i lividi in faccia. Ma una volta salita in macchina mi è salita subito una febbre altissima, così mia madre si è preoccupata e ha cominciato a fare domande. Ho tenuto ancora una volta tutto dentro, poi a casa sono esplosa. Ho raccontato quanto accaduto e mi hanno portato subito in ospedale con la forza. Poi sono andata dai carabinieri e ho denunciato. Con il mio ex ragazzo ci siamo lasciati subito”.

Dopo il passaggio in ospedale sarebbe stato attivato il percorso previsto dal Codice rosso. La ragazza ha quindi formalizzato la denuncia ai carabinieri e sulla vicenda è stato aperto un procedimento.

L’iter giudiziario, tuttavia, si è scontrato con il problema della competenza territoriale. Il 26 giugno 2026 il Tribunale di Foggia ha disposto l’archiviazione per difetto di giurisdizione. Secondo la ricostruzione alla base del provvedimento, i fatti denunciati sarebbero avvenuti in acque internazionali mentre la nave era registrata sotto bandiera di Panama.

La questione della bandiera dell’imbarcazione ha quindi assunto un ruolo centrale nella vicenda. Per i fatti avvenuti a bordo in acque internazionali, infatti, entra in gioco la giurisdizione dello Stato di bandiera secondo le norme applicabili alla navigazione internazionale.

Per Sofia, la prospettiva di dover intraprendere un procedimento a migliaia di chilometri di distanza ha rappresentato un ulteriore ostacolo.

“Mi hanno detto che sarei dovuta andare a Panama a denunciare, ma stiamo scherzando?”.

La ventunenne non ha comunque abbandonato immediatamente il percorso giudiziario. Insieme al proprio avvocato ha contestato l’archiviazione, tentando di ottenere una prosecuzione del procedimento. Anche questa strada, secondo quanto raccontato dalla giovane, non ha prodotto il risultato sperato.

“Non è stato accettato e il caso è stato archiviato una seconda volta”.

Fra le possibilità valutate successivamente c’è stata anche quella di rivolgersi alla Corte europea dei diritti dell’uomo. Un percorso che, sempre secondo quanto riferito dalla giovane, avrebbe comportato costi economici difficilmente sostenibili per lei e per la sua famiglia.

La sola apertura del fascicolo, ha spiegato, avrebbe richiesto una spesa superiore ai tremila euro, alla quale si sarebbero aggiunti i costi legali già sostenuti fino a quel momento. Una cifra che la famiglia non sarebbe stata nelle condizioni di affrontare.

Esaurite le strade percorse fino a quel momento, Sofia Esposito ha quindi deciso di portare la propria vicenda all’attenzione delle istituzioni nazionali. La giovane ha scritto al Quirinale e a Palazzo Chigi, rivolgendosi al presidente della Repubblica Sergio Mattarella e alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni.

L’obiettivo dichiarato dalla ventunenne è ottenere una risposta sulla propria vicenda e, più in generale, evitare che situazioni analoghe possano lasciare altre persone davanti alle stesse difficoltà giudiziarie.

“Non so più a chi rivolgermi”, ha spiegato Sofia, aggiungendo: “Voglio che quell’uomo che mi ha fatto del male sia riconosciuto responsabile e paghi. E soprattutto che nessun’altra ragazza o donna debba trovarsi nella mia stessa situazione”.

La richiesta della giovane, dunque, non riguarda soltanto il procedimento che la coinvolge direttamente. Nel suo appello alle istituzioni c’è anche la volontà di richiamare l’attenzione sulle conseguenze che la questione della giurisdizione può determinare quando un presunto reato viene commesso a bordo di una nave che si trova fuori dalle acque territoriali italiane.

Va precisato che le responsabilità attribuite all’ex fidanzato rappresentano quanto denunciato e raccontato da Sofia Esposito: l’archiviazione per difetto di giurisdizione non ha consentito di arrivare a un processo in Italia e, di conseguenza, a un accertamento giudiziario nel merito delle accuse.

Attualmente la 21enne è sostenuta dall’associazione Scarpetta Rossa, realtà impegnata nel contrasto alla violenza sulle donne. L’associazione sta accompagnando Sofia nel percorso intrapreso dopo la conclusione del procedimento davanti alla magistratura italiana.

Per la giovane, a oltre un anno dai fatti denunciati, resta aperta soprattutto la ricerca di una strada che possa permettere di arrivare a un accertamento delle responsabilità. Dopo la denuncia, l’attivazione del Codice rosso, il procedimento e le successive archiviazioni, il suo appello è arrivato direttamente alle più alte istituzioni dello Stato.

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