I membri della CGIL hanno tentato di fornire un’istruzione sul regime di Maduro a dei cittadini venezuelani fuggiti dal loro paese, ma l’iniziativa non ha avuto il successo sperato. L’episodio ha suscitato diverse critiche. (VIDEO)
I fannulloni della CGIL volevano insegnare a dei venezuelani scappati dal regime di Maduro cosa fosse il regime di Maduro, ma non gli è andata troppo bene. Che figuraccia. pic.twitter.com/n1qwxCYThP
— Maria Teresa Melì (@MT_Meli_) January 6, 2026
Un gruppo di esuli venezuelani ha tentato di esprimere il proprio punto di vista, ma ha incontrato un cartello strappato e l’invito a lasciare Piazza Barberini. Circa duecento persone si sono radunate sotto la pioggia in Piazza Barberini per manifestare contro l’operazione militare statunitense in Venezuela, che ha portato all’arresto e al trasferimento negli Stati Uniti del Presidente Nicolas Maduro. Organizzazioni come la Cgil, l’Anpi, Stop Rearm Europe e altre hanno partecipato alla manifestazione, con Raffaele Bolini che ha denunciato “un disegno molto lucido e razionale, ovvero il ritorno alle monarchie assolute dove il re ha il potere di fare tutto ciò che vuole”. Bolini ha inoltre affermato: “Siamo di fronte a un atto di assoluta illegalità internazionale. È abominevole il fatto che si dica apertamente che si è andati in Venezuela per prendersi il petrolio”. Gianluca Peciola della Rete No DL Sicurezza Roma ha aggiunto: “Si dice ‘ma Maduro è un dittatore’. Se noi usiamo questa regola per tutte le dittature con i più potenti che sequestrano i dittatori, salta il diritto internazionale e andiamo verso la guerra mondiale”.
Durante l’inizio della manifestazione, un gruppo di giovani esuli venezuelani è giunto in Piazza Barberini. L’accoglienza da parte dei manifestanti non è stata calorosa: un cartello è stato strappato e sono stati invitati a lasciare la piazza. I giovani hanno tentato di esprimere il proprio punto di vista, ma sono stati costretti a desistere. Hanno dichiarato: “Non ci potete parlare di diritti umani, in Italia si svolgono elezioni libere da noi, no, da noi non puoi neanche parlare. Golpe Usa? È più importante il risultato”.



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