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Immagine di repertorio per Enzo Iacchetti

«Se i genitori non hanno una lira, come pagano?» Iacchetti sul decreto Sicurezza

Enzo Iacchetti critica il decreto Sicurezza: dubbi sulla praticabilità del risarcimento da parte di famiglie in difficoltà e invito a politiche di



Durante È sempre Cartabianca Enzo Iacchetti mette in dubbio l’efficacia delle sanzioni economiche previste dal decreto, richiamando attenzione su cause sociali e possibilità pratiche di recupero dei danni.



“Se i genitori non hanno una lira, come pagano?” È la domanda posta da Enzo Iacchetti durante la trasmissione È sempre Cartabianca, rilanciando dubbi sull’efficacia delle misure del nuovo decreto Sicurezza pensate per responsabilizzare le famiglie dei minorenni autori di reati.

Enzo Iacchetti: Il problema sollevato in tv

Intervenuto nello spazio condotto da Bianca Berlinguer su Rete4, il comico e volto televisivo ha contestato l’idea che sanzioni economiche e richieste di risarcimento possano costituire la risposta principale alla violenza giovanile. L’ospitata è avvenuta nel contesto del dibattito che ha seguito gli scontri e i saccheggi verificatisi a Milano il 17 e 18 ottobre, episodi che hanno spinto il governo a introdurre norme più stringenti per contrastare i disordini di piazza.

La critica concreta: impossibilità materiale di pagare

Iacchetti ha portato al centro dell’attenzione la condizione economica delle famiglie: se un nucleo è in difficoltà a sostenere le spese quotidiane, come potrà far fronte a richieste di risarcimento per danni anche ingenti? Il conduttore ha descritto scenari in cui intere platee di minori risultano coinvolte in momenti di vandalismo, e ha messo in dubbio la praticabilità di esigere versamenti da genitori privi di risorse.

Ha anche sottolineato i limiti pratici dell’applicazione: l’identificazione dei responsabili, l’avvio e il completamento dei procedimenti, e la possibilità reale di recuperare somme quando non esiste un patrimonio su cui agire.

Il decreto varato dal governo introduce misure che puntano a semplificare l’accertamento e il recupero dei danni provocati da minorenni, prevedendo sanzioni amministrative e strumenti per agevolare il risarcimento. Tuttavia, la responsabilità dei genitori non è un principio nuovo: l’articolo 2048 del Codice civile disciplina dal 1942 la responsabilità per i danni cagionati dai figli minori, con la possibilità per i genitori di esonerarsi dimostrando di non aver potuto impedire il fatto.

La novità normativa sta dunque più nelle procedure e nelle sanzioni accessorie che nell’introduzione di un principio di responsabilità inesistente fino a oggi. Resta però una differenza importante tra l’essere obbligati a risarcire e l’avere mezzi concreti per farlo: è proprio su questo nodo pratico che si concentra la protesta sollevata in trasmissione.

Cause sociali e prevenzione: l’appello su radici e contesti

Nel prosieguo dell’intervento, Iacchetti ha spostato l’attenzione dalle conseguenze punitive alle condizioni personali e familiari dei giovani coinvolti. Secondo il conduttore, risposte esclusivamente repressive rischiano di non incidere sui comportamenti e di accentuare processi di esclusione sociale.

Ha quindi invitato a considerare le cause strutturali: il luogo di provenienza dei ragazzi, le famiglie con cui vivono e le possibili reti di supporto o, al contrario, di abbandono. In altre parole, ha richiamato la necessità di misure di prevenzione e di interventi socio-educativi accanto a strumenti repressivi.

Implicazioni pratiche e domande aperte

Le osservazioni emerse in studio sollevano diversi punti che dovranno essere chiariti nell’applicazione del decreto: come saranno gestite le procedure di identificazione e accertamento dei danni? Quali meccanismi di tutela verranno previsti per le famiglie realmente impossibilitate a pagare? E quali interventi paralleli saranno avviati per ridurre il rischio di recidiva tra i minorenni coinvolti?

La questione riguarda sia il diritto al risarcimento delle vittime sia l’efficacia complessiva delle politiche pubbliche contro la violenza giovanile. Iacchetti non giustifica i comportamenti violenti ma insiste sul fatto che una risposta che non tenga conto del contesto socio-economico rischia di essere inefficace.

Il dibattito pubblico si muove quindi su due piani paralleli: rafforzare gli strumenti per tutelare beni pubblici e privati e, allo stesso tempo, mettere in campo politiche di prevenzione e inclusione sociale per affrontare le radici del fenomeno. La sfida sarà applicare le norme senza perdere di vista le condizioni concrete di chi è chiamato a rispondere, specialmente quando si tratta di minorenni e di famiglie in difficoltà.

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