Nei mesi successivi, l’ufficio del procuratore distrettuale ha analizzato l’intero contenuto dell’hard drive. Oltre alla causa penale promossa da Maya, i magistrati hanno rintracciato altre due donne riprese nei video negli anni precedenti: entrambe si sono costituite parte civile nel procedimento, assistite da uno studio legale specializzato nella tutela delle vittime di violenza digitale.
L’ironia più atroce e beffarda di tutta questa vicenda è che la mia ossessione maniacale di evitare una macchia sulla fedina penale ha prodotto esattamente il risultato opposto: se cerchi oggi il mio nome e cognome su qualsiasi motore di ricerca, i primi venti risultati rimandano agli articoli della cronaca giudiziaria locale di Austin, alle conferenze stampa delle associazioni a tutela della privacy e ai dettagli del rinvio a giudizio per reati contro la persona.
Maya ha rescisso il contratto d’affitto dell’appartamento la settimana successiva al mio arresto, lasciando le chiavi al proprietario e trasferendosi in un’altra città sulla costa occidentale per ricominciare da zero con un nuovo impiego e un numero di telefono segreto. Non ho mai più incrociato il suo sguardo, né ho avuto l’opportunità di scriverle una lettera di scuse che comunque non avrebbe mai riparato il danno devastante provocato dalla mia follia.
Ora vivo in un bilocale in affitto alla periferia industriale di San Antonio, in attesa della prima udienza del processo penale fissata per la primavera prossima. I miei conti bancari sono quasi prosciugati dalle parcelle degli avvocati penalisti necessari per evitare una condanna a una pena detentiva effettiva che distruggerebbe quel poco che resta della mia giovinezza.
La sera rimango spesso seduto al buio davanti alla finestra, guardando le luci lontane del traffico sull’autostrada. Volevo avere il controllo totale sulla realtà, volevo una garanzia assoluta contro il rischio della vulnerabilità umana, e in cambio ho ottenuto la solitudine più desolante e una condanna irrevocabile che nessun verdetto dei giudici potrà mai cancellare: l’etichetta indelebile di essere stato il carnefice della donna che dicevo di voler proteggere.



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