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Ho tolto la data del compleanno da Facebook



Mi presento: sono Sara.
Oggi compio trentanove anni.



Un numero che pesa, lo ammetto.
L’ultima tappa prima del grande passo.

Sette giorni fa ho fatto una cosa strana, quasi crudele verso me stessa.
Sono entrata nelle impostazioni e ho tolto la data del compleanno dal profilo Facebook.

La domanda era semplice:

chi si ricorderà senza che Mark Zuckerberg glielo dica?

Ero convinta che almeno cinque o sei persone lo avrebbero fatto.
La mia migliore amica del liceo.
Mio cugino.
Quel collega con cui pranzo ogni giorno.
Forse anche il mio ex, con cui siamo rimasti in “buoni rapporti”.


📱 Stamattina: tre notifiche.

Ma non erano persone.

Prima la banca, con una proposta di finanziamento.
Poi il negozio dove mi faccio le sopracciglia.
Infine un sito di vestiti.

Niente voci vere.
Nemmeno un “ciao” lanciato al volo.

Neanche mia madre ha chiamato.
Di solito lo fa, ma lei con le date è sempre stata distratta.
Forse pensava fosse un altro giorno.

Ogni suono del telefono mi faceva sobbalzare.
Aspettavo un nome.
Arrivavano solo promemoria, pubblicità, avvisi senza senso.


☕ La pausa caffè è stata la parte peggiore.

Una collega mi guarda e dice:
“Stai bene? Sembri stanca”.

Avrei potuto urlare:
“È il mio compleanno e nessuno se ne è ricordato.”

Invece ho sorriso.
“Solo mal di testa”, ho detto.

Perché dirlo fa ancora più male.
Come se il tuo valore dipendesse da un messaggio ricevuto.
Ti senti ai margini.
Esclusa senza motivo.

Così ho scelto il silenzio.
La finta normalità come rifugio.


🛒 Dopo il lavoro sono entrata nel negozio sotto casa.

Ho visto le torte grandi, piene di crema e lamponi.
Le ho lasciate lì.

A chi serve una torta grande se poi la mangi da sola?

Ho preso solo un quadratino di pasta frolla,
chiuso nel suo involucro trasparente.
E una confezione di lumini spezzati.
Ne ho usato solo uno.

A casa, senza togliere la giacca,
ho acceso la candela sul tavolo della cucina.
Guardavo quella luce ballare nel silenzio.


📸 Ho pensato di scrivere: “Buon compleanno a me!” su Instagram.

Sarebbero arrivati i messaggi:
“Oddio scusa!”,
“Me ne sono accorta ora!”,
qualche “auguri” di corsa.

Ma non era quello che volevo.
Sembrava chiedere affetto senza dirlo davvero.

Ho spento il telefono.
Un soffio sulla fiamma.
Odore di cera bruciata.

E poi le lacrime.
Non per i regali mancati.

Ma per un pensiero solo:

Se domani sparissi, se smettessi di scrivere, di rispondere, di apparire…
forse nessuno lo noterebbe subito.
Servirebbero settimane prima che qualcuno si chieda dove sono finita.



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