Ha un nome quasi divertente, ma sta generando un dibattito molto serio. Il cosiddetto “trucco della banana” consiste nel registrare alla cassa automatica un prodotto costoso (come pistacchi o pesce) selezionando invece un articolo molto economico — spesso le banane — per abbassare artificialmente il totale da pagare.
Per alcuni è un “hack” ingegnoso. Per altri è semplicemente furto.
In cosa consiste davvero
Il meccanismo è semplice:
- Alla cassa self-service si pesa un prodotto costoso.
- Si seleziona sullo schermo un articolo economico (es. banane).
- Il sistema calcola il prezzo al chilo molto più basso.
- Il cliente paga meno del dovuto.
In apparenza può sembrare un piccolo escamotage, ma legalmente rientra nella frode ai danni del punto vendita.
Perché il fenomeno sta facendo discutere
Con l’aumento delle casse automatiche in Europa e nel mondo, il controllo diretto del personale è diminuito. Questo ha creato nuove vulnerabilità.
Secondo esperti di retail come Adrian Beck, si tratta di un “uso creativo” della tecnologia da parte dei consumatori — ma resta un abuso del sistema.
Anche Paul Foley, ex dirigente di una grande catena, ha sottolineato come il funzionamento delle casse automatiche si basi in gran parte sulla fiducia.
Ed è proprio qui che nasce la controversia:
quanto può reggere un sistema fondato sulla fiducia quando una minoranza lo sfrutta?
Le conseguenze non sono banali
Molti minimizzano pensando che si tratti di pochi euro. In realtà:
- Può configurarsi come tentato furto o frode
- Il negozio può segnalare l’episodio alle autorità
- In alcuni Paesi si rischiano multe o azioni legali
- Si può essere banditi dal punto vendita
Non è una “zona grigia”: dal punto di vista legale, registrare intenzionalmente un prodotto diverso è illecito.
La risposta dei supermercati
Le catene stanno reagendo con:
- Telecamere sopra le bilance
- Sistemi di riconoscimento immagini
- Algoritmi che rilevano anomalie di peso/prezzo
- Controlli casuali più frequenti
Tuttavia, controlli troppo invasivi rischiano di peggiorare l’esperienza del cliente onesto.
Il dilemma è chiaro:
più sicurezza o più fiducia?
Un problema più ampio della “banana”
Il fenomeno non si limita alle banane. Sono emerse altre pratiche come:
- Uso di codici a barre falsi
- Scambio di etichette tra prodotti
- Registrazione di articoli costosi come prodotti base (es. pistacchi come patate)
Il “trucco della banana” è diventato simbolico perché le banane hanno un prezzo stabile e molto basso, ma il tema reale riguarda:
- I limiti dell’automazione
- Il comportamento umano davanti alla tentazione
- La responsabilità condivisa tra cliente e retailer
Furberia o danno collettivo?
Alcuni utenti sui social lo vedono come una piccola rivincita contro grandi catene.
Altri lo considerano un comportamento che finisce per ricadere su tutti, perché le perdite vengono compensate con:
- Prezzi più alti
- Più controlli
- Riduzione del personale
In definitiva, la domanda non è solo “si può fare?”, ma “chi paga davvero il conto?”



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