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Immagine di repertorio per Ilaria Salis

Decreto Sicurezza, l’affondo di Ilaria Salis su X: «Licenza di sparare sulla folla in stile Bava Beccaris?»

Ilaria Salis critica su X il decreto Sicurezza varato dal governo Meloni dopo gli scontri a Milano e in altre città.



Su X l’eurodeputata Avs Ilaria Salis critica il decreto Sicurezza del governo Meloni dopo gli scontri a Milano, contestando l’impostazione repressiva e richiamando carovita, salari e servizi pubblici.



«Quale sarà il prossimo passo? Licenza di sparare sulla folla in stile Bava Beccaris?». Con questa frase, pubblicata su X, l’eurodeputata di Alleanza Verdi e Sinistra Ilaria Salis ha attaccato il governo guidato da Giorgia Meloni dopo il varo del nuovo decreto Sicurezza in Consiglio dei ministri. Nel suo intervento, Salis contesta l’impostazione del provvedimento, che a suo giudizio insiste su strumenti repressivi, e sostiene che manchi una risposta efficace ai nodi economici e sociali che alimentano il disagio.

Ilaria Salis: Il decreto dopo gli scontri: l’obiettivo dichiarato dell’esecutivo

Secondo quanto riportato, il decreto arriva all’indomani degli scontri, dei danneggiamenti e dei saccheggi verificatisi durante le manifestazioni dello scorso fine settimana a Milano e in altre città italiane. Il governo, sempre stando alle indicazioni citate, presenta il pacchetto come un intervento per rafforzare l’ordine pubblico e per contrastare la criminalità minorile.

È su questo punto che si innesta la critica politica di Salis: l’eurodeputata non condivide l’approccio e legge le nuove disposizioni come un ulteriore irrigidimento della linea sulla sicurezza. La sua posizione, espressa sui social, si colloca quindi nel confronto tra chi ritiene prioritaria l’adozione di misure più stringenti per l’ordine pubblico e chi, come lei, teme un aumento della “criminalizzazione” delle proteste e più in generale un’idea di sicurezza fondata soprattutto sulla repressione.

La contestazione di Salis: “militari in strada” e misure ritenute repressive

Nel messaggio su X, Salis entra nel merito dell’impostazione che attribuisce al decreto: «Con il nuovo decreto sicurezza, in arrivo militari in strada a Milano – ai quali volevano persino attribuire poteri di polizia – e una raffica di altre misure ottusamente repressive», scrive l’eurodeputata.

La frase, così come riportata, evidenzia due livelli di critica. Da un lato il riferimento all’impiego di militari in strada a Milano; dall’altro la contestazione più ampia di un insieme di interventi che Salis definisce “repressivi”. Nel suo ragionamento, il decreto non rappresenterebbe una risposta equilibrata alle tensioni emerse nelle piazze, ma l’ennesimo passo di una strategia già vista e, a suo avviso, inefficace.

Va precisato che, nell’attacco politico dell’eurodeputata, il richiamo alla “licenza di sparare sulla folla” si colloca sul piano della denuncia e della provocazione: nel materiale disponibile si sottolinea che Salis evoca quell’immagine senza indicare una misura che autorizzi l’uso delle armi contro i manifestanti.

Il paragone storico con Bava Beccaris e il significato politico dell’affondo

Tra gli elementi più duri del suo intervento c’è il richiamo a Bava Beccaris, il generale che nel 1898 ordinò l’impiego dell’artiglieria contro i manifestanti durante i moti di Milano. È un riferimento storico che, per forza simbolica, sposta lo scontro su un terreno più ampio: non solo la gestione dell’ordine pubblico nel presente, ma la direzione complessiva che Salis attribuisce alle scelte dell’esecutivo.

In questa chiave, la citazione serve a sostenere l’idea di una deriva autoritaria e a rafforzare un messaggio di allarme politico. Nel testo di partenza viene però chiarito anche un aspetto: l’eurodeputata usa l’episodio del 1898 come paragone per criticare l’indirizzo del governo, senza collegarlo a una norma specifica che preveda l’uso della forza letale contro la folla.

“Propaganda” e “fallimento”: l’accusa sull’efficacia delle politiche securitarie

La polemica di Salis non si limita alle nuove misure. L’eurodeputata sostiene che proprio gli scontri di Milano dimostrerebbero l’inefficacia delle politiche adottate finora dal governo. Nel messaggio riportato, afferma: «Senza il minimo accenno di autocritica, il Governo post-fascista continua imperterrito sulla strada della repressione. Eppure, i fatti di Milano rappresentano plasticamente il FALLIMENTO di queste politiche securitarie».

Il passaggio concentra due accuse: l’assenza di autocritica dell’esecutivo e la convinzione che l’inasprimento degli strumenti di controllo non stia producendo i risultati promessi. Nel ragionamento attribuito a Salis, l’aumento degli strumenti repressivi, se non accompagnato da interventi sulle cause sociali del disagio, rischierebbe persino di alzare ulteriormente la temperatura dello scontro anziché ridurla.

Nel suo intervento torna anche un giudizio netto sulla narrazione del governo: «Dovrebbe ormai essere evidente a tutti: la loro “sicurezza” è solo becera propaganda e il loro approccio autoritario non funziona. Sono imbarazzanti nella loro ostinatezza», scrive. È un attacco frontale che colloca la discussione in un conflitto politico più generale sul modo di intendere la sicurezza: per Salis non sarebbe un terreno di soluzioni, ma un messaggio “propagandistico” usato per rispondere a episodi di cronaca e alle tensioni di piazza.

Il nodo sociale: carovita, salari e servizi pubblici nel messaggio dell’eurodeputata

Nella parte conclusiva del suo intervento, Salis collega la crescita del malcontento e il clima di protesta a elementi economici e sociali: carovita, bassi salari e difficoltà dei servizi pubblici. La sua tesi è che il governo stia privilegiando decreti sulla sicurezza e scelte improntate alla repressione, invece di puntare su provvedimenti capaci di intervenire sulle condizioni materiali che, a suo avviso, alimentano la tensione.

È in questo contesto che inserisce un’ulteriore accusa: «A forza di decreti sicurezza, criminalizzazione, repressione e riarmo, e soprattutto nessuna risposta alle questioni sociali (carovita, bassi salari, servizi pubblici dissestati) stanno solo esasperando il popolo».

La chiusura del messaggio indica anche quale sarebbe, per l’eurodeputata, la direzione alternativa: «Quello che serve è stato sociale, non Stato di polizia. Non dovrebbe essere così difficile da capire… continuiamo a ribadirglielo!». In questa contrapposizione, Salis sintetizza la linea politica che intende sostenere: più interventi sul welfare e meno ricorso a strumenti di ordine pubblico come risposta principale alle tensioni emerse nelle città.

Nel complesso, l’attacco di Salis al decreto Sicurezza si inserisce nel confronto tra maggioranza e opposizioni sulle priorità del Paese dopo i disordini dello scorso fine settimana: l’esecutivo rivendica la necessità di rafforzare l’ordine pubblico e contrastare la criminalità minorile, mentre l’eurodeputata di Avs denuncia il rischio di un irrigidimento repressivo e l’assenza di risposte strutturali alle difficoltà economiche e sociali.

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