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L’ultima proposta del PD è un bonus fino a 3mila euro per le donne che vogliono congelare gli ovuli.



Un contributo fino a 3mila euro per sostenere la crioconservazione degli ovociti: la proposta punta alle donne tra 25 e 39 anni con Isee contenuto.



Un aiuto economico nazionale per rendere più accessibile il social freezing alle donne che scelgono di preservare la propria fertilità. È l’obiettivo della proposta di legge presentata alla Camera dal deputato del Partito Democratico Emiliano Fossi, che prevede un contributo una tantum fino a 3mila euro destinato alle donne di età compresa tra 25 e 39 anni e con un Isee inferiore a 30mila euro.

Il provvedimento interviene su una procedura che negli ultimi anni ha attirato una crescente attenzione anche nel dibattito pubblico e politico. La crioconservazione degli ovociti permette infatti di prelevare e conservare le cellule riproduttive femminili per un loro eventuale utilizzo futuro, offrendo la possibilità di rinviare un progetto di maternità.

A riportare il tema al centro dell’attenzione è stata recentemente anche la scelta della deputata statunitense Alexandria Ocasio-Cortez. La parlamentare di New York, 36 anni, ha raccontato attraverso i social network il percorso intrapreso per congelare i propri ovociti, spiegando di aver riflettuto a lungo prima di arrivare alla decisione.

La procedura di social freezing prevede diverse fasi. Prima del prelievo vengono effettuati gli accertamenti medici necessari e viene avviata una stimolazione ovarica attraverso una terapia ormonale. L’obiettivo è favorire la maturazione di più follicoli e ottenere un numero adeguato di ovociti. Le cellule prelevate vengono successivamente sottoposte alla vitrificazione, una tecnica di congelamento rapido utilizzata nei percorsi di preservazione della fertilità.

Gli ovociti crioconservati possono essere mantenuti nelle strutture specializzate e, qualora la donna decida in futuro di utilizzarli, possono entrare in un percorso di procreazione medicalmente assistita. Il congelamento, tuttavia, non costituisce una garanzia di futura gravidanza: le probabilità dipendono da diversi fattori, tra cui l’età al momento del prelievo e le caratteristiche individuali.

In Italia il social freezing è consentito, ma l’accesso può essere condizionato soprattutto dai costi. Un percorso di crioconservazione degli ovociti può arrivare a costare diverse migliaia di euro, ai quali possono aggiungersi le spese necessarie per mantenere nel tempo le cellule conservate. L’impegno economico può quindi rappresentare un ostacolo per una parte delle donne interessate.

A questo si aggiunge un quadro territoriale non uniforme. In assenza di una disciplina nazionale organica specificamente dedicata al social freezing per ragioni non mediche, alcune Regioni hanno avviato proprie iniziative per sostenere economicamente l’accesso alla procedura. Tra queste figura la Puglia, mentre il tema è stato affrontato con iniziative e proposte anche in altri territori. La conseguenza è una situazione differenziata in base alla Regione di residenza.

È proprio sul versante economico che interviene la proposta presentata da Emiliano Fossi. Il deputato dem punta alla creazione di un Fondo nazionale sperimentale con una dotazione di 30 milioni di euro all’anno per il triennio 2027-2029. Le risorse sarebbero destinate a finanziare un contributo individuale per le donne che rispettano i requisiti indicati.

Il bonus potrebbe raggiungere un massimo di 3mila euro e sarebbe riconosciuto una sola volta. La platea individuata comprende le donne tra i 25 e i 39 anni con un Isee inferiore a 30mila euro. La gestione concreta delle risorse e l’erogazione dei contributi verrebbero affidate alle Regioni.

Al ministero della Salute sarebbe invece attribuito un compito di monitoraggio. Secondo l’impostazione della proposta, il dicastero dovrebbe presentare ogni anno alla Camera una relazione sull’attuazione della misura e sui suoi effetti, compresi quelli di carattere demografico.

Illustrando l’impostazione dell’iniziativa, Fossi l’ha definita “Un intervento snello, sul modello della scelta già avviata dalla Toscana”. L’intenzione è dunque quella di introdurre uno strumento circoscritto e sperimentale, senza attendere una revisione più ampia delle prestazioni garantite dal Servizio sanitario nazionale.

Il confronto parlamentare sulla crioconservazione degli ovociti, infatti, non parte da zero. Come ha ricordato lo stesso deputato, “esistono già in Parlamento altre proposte, anche del Partito Democratico – che affrontano il tema in una prospettiva più ampia e collegata ai Lea”.

Una delle ipotesi discusse riguarda proprio l’inserimento del social freezing nei Livelli essenziali di assistenza, cioè nelle prestazioni e nei servizi che il Servizio sanitario nazionale deve garantire secondo le condizioni previste dall’ordinamento. Una strada che avrebbe effetti strutturali sull’accessibilità della procedura, ma che richiederebbe un intervento più ampio.

Sul tema è intervenuta anche la deputata del Movimento 5 Stelle Carmen Di Lauro, con una proposta che punta alla gratuità della crioconservazione degli ovociti per le donne comprese tra 27 e 35 anni. Le diverse iniziative parlamentari mostrano quindi approcci differenti, pur partendo dall’obiettivo comune di ridurre le barriere economiche all’accesso.

Per Fossi, tuttavia, affidare esclusivamente il tema a una modifica ordinaria dei Lea potrebbe allungare eccessivamente i tempi. “Una riforma ordinaria che incida sui Lea rischierebbe infatti di avere tempi parlamentari incompatibili con l’urgenza del problema, facendo slittare tutto alla prossima legislatura”, ha osservato il deputato.

Da qui la scelta di proporre un fondo autonomo, con durata triennale e carattere sperimentale. La misura, secondo l’impostazione indicata, potrebbe inoltre essere ripresentata sotto forma di emendamento alla prossima legge di bilancio, anticipando così parte degli interventi rispetto a un’eventuale riforma complessiva.

La proposta dovrà ora affrontare l’iter parlamentare e, allo stato attuale, il contributo non è quindi un bonus già disponibile. L’eventuale accesso ai 3mila euro dipenderà dall’approvazione definitiva delle disposizioni, dalle risorse effettivamente stanziate e dalle successive modalità applicative. Il social freezing entra così nel confronto nazionale sulle politiche di fertilità, con al centro il costo della procedura e la possibilità di garantire condizioni di accesso più uniformi sul territorio.

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