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L’uomo dell’anno, come finisce il film: perché Tom rinuncia alla presidenza



Robin Williams interpreta un popolare comico televisivo che decide di candidarsi alla Casa Bianca e, contro ogni previsione, viene eletto presidente. Ma dietro la vittoria si nasconde un errore.



L’uomo dell’anno racconta l’incredibile elezione di Tom Dobbs alla presidenza degli Stati Uniti. La scoperta di un errore informatico lo costringerà a prendere una decisione decisiva.

Attenzione: da questo punto l’articolo contiene spoiler completi sulla trama e sul finale de L’uomo dell’anno.

L’uomo dell’anno (Man of the Year) è un film del 2006 scritto e diretto da Barry Levinson, con Robin Williams, Christopher Walken, Laura Linney, Lewis Black e Jeff Goldblum. Negli Stati Uniti uscì nell’ottobre 2006, mentre nelle sale italiane arrivò nel maggio 2007.

La pellicola parte come una commedia politica, ma progressivamente cambia registro, inserendo elementi da thriller legati a un sistema elettronico utilizzato per conteggiare i voti.

Al centro della storia troviamo Tom Dobbs, interpretato da Robin Williams. Tom è un comico televisivo molto popolare, conduttore di un programma satirico nel quale prende di mira politici, istituzioni e contraddizioni della società americana.

La sua vita cambia quando una spettatrice gli propone una provocazione: perché non candidarsi davvero alla presidenza degli Stati Uniti?

Quella che inizialmente sembra soltanto una battuta comincia a trasformarsi in qualcosa di molto più serio. Il pubblico sostiene l’idea e Tom decide alla fine di lanciarsi nella corsa alla Casa Bianca come candidato indipendente.

L’uomo dell’anno, la trama: Tom Dobbs diventa presidente

Tom riesce a entrare nelle schede elettorali di 13 Stati e partecipa perfino al dibattito nazionale contro il presidente uscente Kellogg e il senatore Mills.

Proprio durante il confronto televisivo avviene una svolta. Tom abbandona progressivamente il linguaggio tradizionale della politica e torna a comportarsi come l’uomo che il pubblico conosce: ironico, imprevedibile e capace di affrontare questioni serie attraverso le battute.

La sua popolarità cresce.

Parallelamente, però, il film introduce Eleanor Green, interpretata da Laura Linney. Eleanor lavora per la Delacroy, la società responsabile del sistema elettronico utilizzato per le elezioni.

La donna scopre qualcosa di gravissimo: il software presenta un errore.

Eleanor segnala il problema ai vertici della società prima delle elezioni, ma la sua denuncia viene sostanzialmente ignorata.

Arriva quindi il giorno del voto.

Contro ogni previsione, Tom Dobbs viene dichiarato vincitore delle elezioni presidenziali. Il comico che aveva iniziato la campagna quasi come una provocazione si ritrova improvvisamente presidente eletto degli Stati Uniti.

Ma Tom non ha realmente vinto.

Eleanor comprende infatti che il risultato è stato provocato dal bug del sistema Delacroy. Il difetto del programma favorisce i candidati sulla base delle doppie lettere presenti nei cognomi: in questo meccanismo Dobbs prevale su Kellogg, che a sua volta precede Mills.

La Delacroy, però, non vuole che la verità venga fuori.

Ammettere l’esistenza del bug significherebbe riconoscere che il sistema utilizzato per le elezioni non è affidabile. I responsabili dell’azienda cercano così di screditare Eleanor.

La donna viene aggredita e drogata, facendo poi apparire la presenza di sostanze nel suo organismo come la prova di una presunta dipendenza. La società sostiene pubblicamente che Eleanor abbia problemi personali, mettendo in dubbio la sua credibilità.

Ma Eleanor non si arrende.

È convinta che l’unica persona in grado di ascoltarla sia proprio Tom Dobbs.

I due riescono a incontrarsi e, mentre fra loro comincia a svilupparsi anche un sentimento, Eleanor tenta di spiegargli quello che è realmente accaduto.

Quando finalmente gli rivela la verità, Tom si trova davanti al dilemma centrale del film.

Come finisce L’uomo dell’anno: Tom rinuncia alla presidenza?

Sì. Tom Dobbs rinuncia alla presidenza.

Inizialmente la decisione è tutt’altro che semplice.

Tom è ormai presidente eletto e alcune persone che lo circondano gli suggeriscono sostanzialmente di andare avanti. Secondo loro potrebbe sfruttare quella situazione eccezionale per governare e cercare realmente di cambiare il Paese.

Ma rimane un problema impossibile da ignorare: gli elettori non hanno realmente scelto Tom come presidente.

Nel frattempo la situazione di Eleanor diventa sempre più pericolosa. Gli uomini legati alla Delacroy cercano di impedirle di rendere pubbliche le informazioni in suo possesso. Dopo essere stata inseguita, Eleanor viene addirittura travolta da un veicolo mentre si trova in una cabina telefonica. Sopravvive e riesce ancora una volta a parlare con Tom.

A questo punto Dobbs prende la sua decisione.

Il momento decisivo arriva durante un’apparizione al Saturday Night Live.

Davanti al pubblico, Tom racconta la verità: il sistema informatico della Delacroy era difettoso e la sua vittoria alle elezioni è stata provocata da un errore del software. Eleanor aveva segnalato il problema, ma l’azienda aveva cercato di insabbiarlo.

Tom riconosce quindi pubblicamente di non essere stato realmente eletto presidente degli Stati Uniti.

E compie la scelta definitiva: non soltanto rinuncia alla presidenza ottenuta per errore, ma annuncia anche che non parteciperà alle nuove elezioni che dovranno essere organizzate.

Chi diventa presidente alla fine?

Dopo la rivelazione di Tom vengono organizzate nuove elezioni.

A vincere è il presidente Kellogg, che ottiene così un secondo mandato. Tom, invece, abbandona definitivamente l’avventura politica e ritorna al suo vero mestiere: condurre il proprio programma televisivo di satira politica.

Anche la vicenda della Delacroy arriva alla resa dei conti.

I dirigenti coinvolti nel tentativo di nascondere il malfunzionamento vengono arrestati, mentre Eleanor viene finalmente riabilitata.

E il film riserva un’ultima sorpresa anche sul piano sentimentale.

Tom ed Eleanor finiscono insieme?

Sì.

Eleanor entra a far parte della trasmissione di Tom come produttrice e la loro relazione prosegue. Il finale rivela che Tom ed Eleanor successivamente si sposano.

Tom, quindi, perde la Casa Bianca ma trova una nuova vita accanto alla donna che gli ha rivelato la verità.

E soprattutto il titolo del film acquista il suo significato definitivo.

Tom non diventa presidente, ma Time lo sceglie come “Man of the Year”, l’uomo dell’anno.

Il riconoscimento chiude simbolicamente la storia: la notorietà più importante di Tom non deriva dall’aver conquistato il potere, ma dall’aver reso pubblico l’errore che gli aveva consegnato la presidenza.

Il cast de L’uomo dell’anno

Il film può contare su un cast particolarmente importante. Robin Williams interpreta Tom Dobbs, mentre Laura Linney è Eleanor Green, la dipendente della Delacroy che scopre il problema nel sistema elettorale.

Christopher Walken interpreta Jack Menken, manager di Tom, mentre Lewis Black è Eddie Langston. Jeff Goldblum interpreta Stewart, uno dei dirigenti della Delacroy, e Rick Roberts veste i panni di James Hemmings. Nel cast troviamo inoltre David Alpay nel ruolo di Danny. Compaiono nei panni di loro stesse anche Tina Fey e Amy Poehler.

Regia e sceneggiatura sono entrambe di Barry Levinson, autore e regista noto anche per film come Rain Man – L’uomo della pioggia.

In definitiva, quindi, Tom Dobbs non rimane presidente: scopre di essere stato eletto per colpa di un errore informatico, rende pubblica la verità e rinuncia alla Casa Bianca. Kellogg viene rieletto, i responsabili della Delacroy vengono arrestati e Tom torna in televisione. Eleanor diventa la sua produttrice e, successivamente, sua moglie. E proprio Tom, nonostante abbia rinunciato alla presidenza, viene proclamato “uomo dell’anno” da Time.

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