Roberta vive a Casalnuovo di Napoli e ha 33 anni. È madre di due bambini, di cui il maggiore convive con un disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD), con disprassia e problemi di linguaggio. Attualmente la famiglia sta aspettando una diagnosi che potrebbe confermare anche una forma lieve di autismo per il ragazzino.
La sua quotidianità è segnata da un’incalzante serie di difficoltà, sia personali, sia familiari. Il marito lavora ma il suo guadagno non basta a garantire una stabilità economica dignitosa. La famiglia vive con un unico stipendio che ammonta a 1.600 euro al mese: basta appena per le spese fondamentali. Roberta, infatti, a causa di problemi fisici non può svolgere alcuna attività lavorativa. Tra le sue condizioni di salute ci sono una fibromialgia molto invalidante, un’insufficienza venosa e problematiche alla schiena che le provocano dolori forti, che la costringono a prendere farmaci antidepressivi per riuscire a sopportare il dolore.
Questo quadro sanitario, tuttavia, non è ritenuto sufficiente dalle istituzioni per garantire alcun tipo di sostegno concreto. “Se crollo io, crollano tutti”, dice la donna, consapevole del peso che grava esclusivamente sulle sue spalle. Per tener testa alle esigenze del figlio più grande, Roberta segue un rigido calendario di visite e terapie. Ogni martedì e giovedì si reca a Napoli per le sedute di psicomotricità e logopedia, due tappe inderogabili per aiutare il bambino a progredire.
Oltre a queste continue incombenze, la battaglia di Roberta si estende anche alla gestione dei propri problemi. Da poco ha iniziato una terapia familiare che l’aiuta a sostenere il carico emotivo di una situazione complessa, ma non può permettersi sostegni psicologici per sé stessa. Il denaro non basta, e nemmeno le disponibilità: ogni spesa non programmata rischia di far crollare un equilibrio fragile.
Il marito, che pure cerca di fare il possibile, torna a casa stanco e affaticato, incapace di alleggerire più di tanto il peso sulle spalle di Roberta. In questa rete di difficoltà la zona d’ombra più grande resta lo Stato, che per lei non dà risposte adeguate. Non si tratta di mendicare favori o privilegi, ma di avere accesso a misure concrete in grado di far fronte alle emergenze di salute e ai bisogni familiari. A chi dovrebbe tutelarla chiede se questa possa chiamarsi “vita”: come si può andare avanti senza aiuti, senza nessuna forma di assistenza e con un reddito così esiguo per una famiglia con due figli e gravi problemi di salute?
Roberta racconta tutto con un filo di voce, ma la sua denuncia è chiara e grave. Una giovane madre che combatte ogni giorno affinché i suoi figli possano avere un futuro, ma senza il sostegno pubblico necessario a reggere il peso della quotidianità. Non ci sono “santi in paradiso”, dice, e la realtà è fatta di scelte difficili, di rinunce continue, di una solitudine che talvolta diventa insostenibile.
Il suo messaggio si alza forte dall’area di Napoli, ma porta un’eco che può valere ovunque per chi si trova ad affrontare situazioni simili: la fatica di vivere con poco, di doversi far carico di tutto, senza supporto. Questi racconti, nitidi e veri, non vanno dimenticati. Sono il riflesso di un’Italia che ha bisogno di più attenzione e di risposte concrete per chi lotta silenziosamente ogni giorno.


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