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Immagine di repertorio per Matteo Salvini

“Telefonini da 1700 euro, altro che disagio”: Salvini attacca le giustificazioni dopo i saccheggi a Milano

Matteo Salvini: Salvini, dopo un vertice in prefettura, parla dei saccheggi a Milano: linea dura, no giustificazioni sul disagio e richiamo al decreto



Dopo un vertice in prefettura il vicepremier parla dei saccheggi a Milano: tolleranza zero, critica al “disagio” e richiamo al decreto Sicurezza con possibili conseguenze economiche per le famiglie.



«Qua stiamo parlando di qualcuno che dice “siamo a disagio” e poi ha telefonini da 1700 euro». A margine di un vertice in prefettura, Matteo Salvini è tornato sui saccheggi a Milano e sulle devastazioni che, secondo quanto riportato nella fonte, hanno colpito il capoluogo lombardo. Il vicepremier e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti ha indicato una linea di rigidità nei confronti di chi partecipa a episodi di violenza e vandalismo, respingendo le giustificazioni che richiamano il solo disagio sociale e richiamando, al tempo stesso, le conseguenze economiche previste da un decreto approvato dal governo.

Matteo Salvini: Le parole dopo il vertice in prefettura e l’ipotesi coprifuoco

Le dichiarazioni di Salvini sono arrivate mentre gli veniva chiesto un commento sull’idea di introdurre un coprifuoco a Milano come strumento di prevenzione contro nuovi disordini. Il ministro, riporta la fonte, non ha risposto direttamente sull’eventuale ricorso a questa misura. Ha invece insistito su un punto: Milano deve restare una città capace di accogliere, senza però concedere spazio a chi commette reati.

In questo quadro ha rivendicato una posizione di “tolleranza zero” verso saccheggi e devastazioni: «Milano è una città aperta, bella e che accoglie ma non ci sarà più nessun tipo di tolleranza per chi devasta, per chi saccheggia», ha dichiarato.

“Altro che disagio”: la contestazione delle motivazioni

Il passaggio più netto dell’intervento ha riguardato le ragioni addotte per spiegare la presenza di giovani nei disordini. Salvini ha criticato la lettura che attribuisce i saccheggi esclusivamente a condizioni di marginalità economica e sociale. Per sostenere la sua tesi, ha citato due elementi: il valore dei cellulari in possesso di alcuni ragazzi e la tipologia degli esercizi presi di mira.

Nella ricostruzione riportata dalla fonte, Salvini ha collegato l’assenza di un bisogno primario al fatto che durante i saccheggi sarebbero stati colpiti negozi legati a beni non essenziali: abbigliamento, scarpe e telefonia. Da qui la conclusione politica del ministro: non sarebbe corretto spiegare quanto accaduto ricorrendo soltanto alla categoria del “disagio”.

Si tratta, è bene distinguere, di una valutazione e non di un accertamento giudiziario: il ministro propone una chiave di lettura centrata sulla responsabilità individuale e sul contrasto ai reati, contrapponendola alle interpretazioni che mettono al centro le cause sociali e le difficoltà economiche.

“A scuola o in oratorio”: il riferimento all’età dei giovani

Un altro passaggio, sempre secondo la fonte, riguarda l’età di una parte dei giovani coinvolti. Salvini ha insistito sul fatto che si tratterebbe di ragazzi che, in quel momento della vita, dovrebbero essere impegnati in percorsi educativi o in attività formative e comunitarie. Il ministro ha sintetizzato così questa idea: «C’entra un’età durante la quale tu dovresti essere a scuola o in oratorio».

Le parole del vicepremier si inseriscono in un confronto più ampio che, dopo episodi di violenza urbana, tende a polarizzarsi su due piani diversi: da una parte la lettura che sottolinea il contesto sociale, dall’altra l’impostazione che chiede di concentrarsi prima di tutto sugli autori dei reati e sulle conseguenze delle loro azioni. La posizione espressa da Salvini, per come riportata, si colloca nettamente nel secondo filone.

Il richiamo al decreto Sicurezza e le conseguenze economiche per le famiglie

Nella parte finale dell’intervento, Salvini ha rivolto un avvertimento a chi, a suo dire, potrebbe pensare di spostarsi in Lombardia per partecipare a nuove azioni violente. Oltre a Milano, ha citato anche Como, Bergamo e Brescia, sostenendo che chi saccheggia va incontro a conseguenze che non si fermano al piano penale o amministrativo.

Il riferimento esplicito è al decreto Sicurezza approvato dal governo, chiamato in causa dal ministro per rimarcare anche il profilo economico delle responsabilità. Nella ricostruzione della fonte, Salvini ha legato questo punto al ruolo dei genitori, riassumendolo con l’idea che “papà e mamma” possano essere chiamati a pagare le conseguenze anche sul piano economico.

In questa cornice ha ribadito l’invito a non considerare Milano — e le altre città nominate — come un terreno in cui agire senza ripercussioni: «Se qualcuno pensa di venire a Milano, a Como, a Bergamo, a Brescia a saccheggiare sbaglia», ha affermato.

La fonte non fornisce ulteriori dettagli sulle misure specifiche o sui tempi di applicazione del decreto citato, né su eventuali provvedimenti locali imminenti. Resta, nel complesso, una presa di posizione politica improntata alla fermezza, che sposta l’accento dalla spiegazione sociale delle cause alla necessità di prevenire e reprimere i reati, includendo anche l’ipotesi di responsabilità economiche in capo alle famiglie.

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