A Quarta Repubblica Nicola Porro attacca Roberto Salis dopo un post su X che cita alcuni giornalisti. Sullo sfondo l’annullamento della sentenza nella causa sugli ex collaboratori di Ilaria Salis.
Lo scontro è esploso in diretta televisiva. Durante la puntata di Quarta Repubblica andata in onda lunedì 19 ottobre su Rete 4, Nicola Porro ha reagito con toni durissimi a un post pubblicato su X da Roberto Salis, padre dell’europarlamentare Ilaria Salis. Il messaggio, scritto nei giorni precedenti, usava una metafora sui “cadaveri” che scendono lungo un fiume e citava, tra gli altri, lo stesso conduttore.
Nicola Porro: Il post su X e la lettura di Porro: “mi chiama in causa”
Il punto di partenza è un contenuto social datato 13 ottobre, diffuso dopo un provvedimento giudiziario relativo a Ilaria Salis. In quel post Roberto Salis faceva riferimento, in forma figurata, all’arrivo di “cadaveri” attribuiti a un gruppo di giornalisti, nominando e taggando diversi volti noti: Alessandro Sallusti, Pietro Senaldi, Tommaso Cerno, Daniele Capezzone, Alessandro Gonzato e Nicola Porro.
In trasmissione, Porro ha detto di aver interpretato quella frase come un auspicio di morte rivolto ai giornalisti citati, sostenendo che il testo lo tirasse direttamente in ballo. Da qui la scelta di replicare pubblicamente nello studio di Quarta Repubblica, incardinando la sua risposta su un punto: la differenza, a suo avviso, tra una metafora aggressiva e un attacco personale percepito come minaccioso.
L’attacco in tv: l’insulto e la sfida sul terreno giudiziario
Nel suo intervento, Porro è passato rapidamente dal dissenso all’invettiva. Ha rivolto a Roberto Salis un insulto esplicito, pronunciato in studio, e ha aggiunto di mettere in conto anche eventuali conseguenze legali, arrivando a dire che non avrebbe evitato l’espressione proprio perché intenzionato a subirne l’eventuale strascico giudiziario.
La parte centrale della replica si è poi concentrata sul significato del post: Porro ha contestato l’uso di immagini legate alla morte, sostenendo che, anche quando si ricorre a un linguaggio figurato, il bersaglio resta comunque identificabile e l’effetto può risultare offensivo o intimidatorio. Nel finale, ha insistito più volte con una domanda polemica rivolta al padre dell’eurodeputata, ripetendo: “Ma come si permette?”.
Il richiamo al caso Ungheria e al ruolo del dibattito mediatico
Dentro la sua risposta, Porro ha inserito anche un passaggio di contesto politico-mediatico: ha ricordato la fase in cui Ilaria Salis era detenuta in Ungheria, prima dell’elezione al Parlamento europeo nel 2024. In quel periodo – ha affermato – lui e Giuseppe Cruciani avevano sollecitato un intervento delle autorità italiane per favorire il rientro in Italia, criticando le condizioni di detenzione.
Il conduttore ha usato questo riferimento per rimarcare quella che, secondo la sua ricostruzione, sarebbe una contraddizione: dopo aver chiesto pubblicamente attenzione per la vicenda della figlia, oggi – nella lettura offerta in trasmissione – il padre userebbe toni duri contro alcuni giornalisti. Si tratta di una valutazione espressa nel corso del talk, legata alla polemica sul linguaggio impiegato nel post e al significato attribuito alla metafora dei “cadaveri”.
La decisione della Corte d’Appello di Milano: annullamento per un vizio procedurale
Il post del 13 ottobre, secondo quanto riportato, è arrivato subito dopo una decisione della Corte d’Appello di Milano, sezione Lavoro, riguardante una causa che vede coinvolta Ilaria Salis. I giudici hanno dichiarato nulla la precedente sentenza che l’aveva condannata a pagare oltre 300mila euro a due ex collaboratori, Valentina Dadda e François Gelmetti, che contestano la cessazione anticipata dei rapporti di lavoro.
Nel provvedimento, la Corte ha accolto le argomentazioni della difesa di Salis indicando un problema nella notifica del ricorso introduttivo: un vizio che, sempre secondo la ricostruzione fornita, avrebbe impedito alla parlamentare di partecipare correttamente al giudizio di primo grado. In altre parole, l’annullamento si fonda su un profilo procedurale e non equivale a una conclusione definitiva sul merito della controversia, cioè sulla legittimità o meno dei licenziamenti contestati.
La vicenda, infatti, non risulta chiusa: la causa dovrà tornare davanti al Tribunale di Milano per essere riesaminata. Dopo la decisione d’appello, Ilaria Salis aveva commentato sui social con parole di soddisfazione: “Sentenza annullata. Riconosciute le mie ragioni”.
Tempi e sequenza: dal post alla risposta in studio
La successione degli eventi riportata nella fonte colloca il messaggio di Roberto Salis il 13 ottobre, a ridosso del provvedimento della Corte d’Appello di Milano. La risposta di Porro, invece, è arrivata sei giorni dopo, durante la puntata di Quarta Repubblica del 19 ottobre, quando il conduttore ha deciso di trasformare lo scontro social in un caso televisivo, leggendo e commentando il contenuto davanti alle telecamere.
Resta sullo sfondo un nodo che va oltre i singoli protagonisti: il linguaggio utilizzato nel confronto pubblico. Nel racconto offerto in studio, Porro ha considerato il post come un attacco che, seppure costruito come metafora, richiama immagini estreme. Da qui l’affondo contro Roberto Salis e la scelta di incalzarlo con domande dirette sul senso di evocare la morte, anche in modo figurato.
Al momento, sulla base del materiale disponibile, non risultano ulteriori sviluppi riportati: la controversia sul lavoro dovrà riprendere in tribunale e la polemica tra il conduttore e il padre dell’europarlamentare si è consumata, per quanto riferito, nel perimetro della puntata del 19 ottobre e del post precedente su X.



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