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“Non conti nulla”: guerra all’Iran e polemiche politiche, opposizione contro governo dopo le figuracce di Crosetto e Tajani



In un contesto di crescente tensione in Medio Oriente, si registra una reazione prevedibile da parte della sinistra italiana, che tende a strumentalizzare le crisi internazionali per criticare l’operato del governo. A seguito dei recenti attacchi condotti da Stati Uniti e Israele contro l’Iran, culminati nell’eliminazione del leader supremo Khamenei e nella conseguente risposta militare del regime verso diversi Paesi del Golfo, il Partito Democratico, unitamente ad altre forze politiche, ha indirizzato le proprie critiche principalmente verso Palazzo Chigi.



La segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, ha diffuso una nota di ampia portata, nella quale ha espresso forte preoccupazione per la situazione in Medio Oriente e ha sollecitato il governo italiano ad adottare misure concrete per la de-escalation del conflitto.  In particolare, la Schlein ha evidenziato la situazione dei cittadini italiani rimasti bloccati nell’area, esprimendo apprensione per la loro incolumità e chiedendo al governo di impegnarsi con la massima determinazione per garantire il loro rientro in patria in condizioni di sicurezza.

Pur non risparmiando critiche al defunto leader iraniano, definito come un “dittatore sanguinario”, la Schlein ha condannato con fermezza le operazioni militari unilaterali condotte dalle potenze occidentali, ritenendole “sbagliate e pericolose” in quanto violano il diritto internazionale e bypassano le sedi multilaterali di risoluzione dei conflitti.  La segretaria del PD ha ribadito la convinzione condivisa che il regime teocratico iraniano non debba essere autorizzato a sviluppare un’arma nucleare, ma ha sottolineato che il modo più efficace per raggiungere questo obiettivo non è rappresentato dai bombardamenti e dalla guerra, bensì dalla via negoziale e diplomatica.

Anche il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, è stato oggetto di critiche.  Si sostiene che Trump, solo pochi giorni fa, abbia convocato il Board of Peace con l’intento di sostituire le Nazioni Unite e che, successivamente, abbia preso decisioni unilaterali, in collaborazione con il Primo Ministro israeliano Netanyahu, in merito a dove e come intervenire militarmente.  Pur avendo dichiarato di voler porre fine ai conflitti, le sue azioni avrebbero generato caos e innescato una pericolosa spirale di guerra con potenziali conseguenze imprevedibili per l’intera regione, inclusa la fragile tregua a Gaza.

Il governo italiano rappresenta il bersaglio politico più evidente. La leader del Partito Democratico ha affermato che il governo italiano non può rimanere subordinato all’amministrazione statunitense, poiché ciò comprometterebbe irreparabilmente il ruolo diplomatico che l’Italia ha sempre svolto e che è stato riconosciuto da tutti gli attori regionali.  È stato rivolto un attacco diretto al Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, accusandola di inazione, nonostante la presunta amicizia con Trump, che non l’avrebbe informata dell’attacco, al punto da lasciare il Ministro della Difesa, Guido Crosetto, bloccato a Dubai durante l’azione militare.

Elly Schlein ha poi rivendicato la posizione del Partito Democratico nei confronti di Teheran.  Ha ricordato che il partito si è opposto al regime teocratico e liberticida di Teheran, denunciando la brutale repressione che ha causato il massacro di decine di migliaia di manifestanti.  Ha inoltre chiesto l’inasprimento delle sanzioni e l’isolamento del regime attraverso ogni sforzo diplomatico della comunità internazionale, che ora deve impegnarsi per una transizione democratica e pacifica in Iran, guidata dal popolo iraniano che ha lottato per la libertà e la democrazia.

Infine, Schlein ha sollecitato il governo a compiere ogni sforzo possibile per garantire la sicurezza e il rapido rientro dei cittadini italiani bloccati nell’area e a operare in tutte le sedi multilaterali per ottenere un cessate il fuoco immediato, riprendere il percorso diplomatico e scongiurare un’estensione del conflitto con conseguenze incalcolabili.

In risposta alle recenti azioni militari intraprese da Trump e Netanyahu, Angelo Bonelli, deputato di Alleanza Verdi Sinistra, ha espresso forti preoccupazioni riguardo alle potenziali ripercussioni di un conflitto regionale. Bonelli ha sottolineato che l’eliminazione di Khamenei, leader teocratico iraniano, non garantisce necessariamente l’instaurazione di un regime democratico.  Ha evidenziato l’urgenza di promuovere la democrazia e la tutela dei diritti umani nei paesi governati da teocrazie e dittature, interrogandosi sulla possibilità di raggiungere tali obiettivi attraverso l’uso della forza militare.  Bonelli ha richiamato l’attenzione sugli esiti delle guerre in Libia, Afghanistan, Siria e Iraq, dove la caduta dei dittatori ha portato a un aumento delle vittime, all’instabilità e a nuove forme di oppressione.

Bonelli ha criticato duramente l’approccio di Trump, accusandolo di voler esercitare il controllo sui giacimenti petroliferi attraverso la forza militare.  Ha inoltre affermato che Trump, insieme a Putin e Netanyahu, ha minato l’autorità delle Nazioni Unite e del diritto internazionale, promuovendo un modello di dominio globale basato sulla forza militare.  Infine, Bonelli ha criticato il governo Meloni per la sua presunta umiliazione da parte di Trump, sottolineando che l’Italia è stata uno dei pochi paesi europei a non essere informato dell’imminente attacco militare in Iran.

In un momento di crisi che rischia di estendersi a tutta la regione, la sinistra ha scelto di focalizzare le proprie critiche sul governo.  Questo scontro interno si manifesta parallelamente alle tensioni internazionali, mettendo in luce la complessità della situazione attuale.



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