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Sono entrata nella stanza di mia figlia adolescente — e mi sono gelata vedendo cosa stava facendo



Ho sempre pensato di essere una madre fiduciosa.
Non frugo tra le sue cose, rispetto il suo spazio, e mi piace credere che lei lo sappia.



Eppure, la fiducia ha dei limiti — come quel pomeriggio di domenica, quando risate e voci sussurrate arrivavano da dietro la sua porta chiusa.

Mia figlia ha quattordici anni, e il suo ragazzo — anche lui quattordicenne — è educato, gentile e, per un adolescente, sorprendentemente rispettoso.
Ogni volta che viene a trovarla, ci saluta, si toglie le scarpe all’ingresso e ringrazia quando se ne va.

Ogni domenica si chiudono in camera per ore.
Cerco di ricordarmi che stanno solo passando del tempo insieme, ma quando le risatine si fanno più soffuse e la porta resta ben chiusa, la mia immaginazione comincia a correre.

Quel giorno cercavo di restare rilassata, di ricordarmi della fiducia che abbiamo costruito.


Ma una vocina dentro di me sussurrava:
E se…?
E se stesse succedendo qualcosa che dovrei sapere?
E se fossi troppo fiduciosa?

Prima di accorgermene, mi trovai a camminare piano lungo il corridoio.

Arrivata davanti alla porta, la spinsi appena — uno spiraglio minuscolo.

Una musica soffice riempiva la stanza, e il respiro mi si bloccò.

C’erano loro, seduti a gambe incrociate sul tappeto, quaderni e evidenziatori sparsi intorno.
La fronte di mia figlia era corrugata per la concentrazione, mentre indicava un problema di matematica particolarmente difficile.

Il suo ragazzo annuiva serio, cercando di seguire la spiegazione.
Su una scrivania, un piattino di biscotti intatto.

Lei alzò lo sguardo, un po’ sorpresa.
“Mamma? Ti serve qualcosa?”


Balbettai, colta di sorpresa.
“Oh… volevo solo sapere se volevate altri biscotti.”

“Siamo a posto, grazie!” rispose sorridendo, tornando subito ai numeri.

Chiusi la porta piano, appoggiandomi al muro, sentendo montare dentro me un misto di imbarazzo e sollievo.

E in quell’istante capii qualcosa di importante:
come genitori, spesso immaginiamo il peggio, quando invece la verità è silenziosamente bellissima.

Due ragazzi, seduti insieme, che si aiutano a capire — niente di segreto, niente di scandaloso.

Solo studio.
E forse, un po’ di crescita.



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