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Immagine di repertorio per Tommaso Cerno

Cerno dopo le devastazioni a Milano: attacco alla sinistra e conto ai responsabili dei danni

Tommaso Cerno: Editoriale del 19 ottobre: Cerno attacca la sinistra e chiede risarcimenti diretti per i danni a Milano.



Nell’editoriale del 19 ottobre il direttore de Il Giornale critica sinistra e Sala e chiede che i danni delle violenze a Milano siano risarciti dai responsabili, anche tramite le regole già previste dal Codice civile.



«Loro rompono, io stacco l’assegno». Con questa formula Tommaso Cerno, direttore de Il Giornale, interviene sulle violenze e sui danneggiamenti avvenuti a Milano nel fine settimana e torna su un punto preciso: secondo lui i costi delle devastazioni non dovrebbero ricadere “socialmente” su chi non c’entra, ma sui responsabili individuati. Il ragionamento è contenuto in un editoriale pubblicato il 19 ottobre, nel quale il giornalista attacca la sinistra, critica il sindaco Giuseppe Sala e rilancia l’idea di risarcimenti a carico degli autori dei danni, chiamando in causa anche i genitori dei minorenni nei casi previsti dalla legge.

Tommaso Cerno: Dal tema della colpa collettiva al conto dei danni

Nel testo Cerno parte da un concetto che definisce di responsabilità individuale. La sua tesi è che, nel dibattito pubblico, si finisca spesso per attribuire conseguenze e responsabilità in modo allargato, coinvolgendo anche chi non ha commesso un reato o non ha partecipato a comportamenti violenti.

Per spiegare la critica, richiama il confronto che si sviluppa attorno ad altri fenomeni sociali, e usa un paragone con la discussione sulla responsabilità “di sistema”. In questo passaggio scrive: «Quando un uomo uccide una donna mi spiegano che la colpa è del patriarcato. Quindi anche mia, che non alzerei un dito su nessuno».

Da qui Cerno sposta l’attenzione sugli episodi di Milano: nel suo ragionamento, quando una città subisce devastazioni per più giornate e la riparazione dei danni viene coperta indirettamente dalla collettività, si realizza quella che definisce una forma di “socializzazione del danno”. È in questo contesto che lega l’idea del “pagare tutti” al sentimento di ingiustizia di chi, pur estraneo ai fatti, vede comunque ricadere i costi sul piano pubblico.

Il fronte politico: i nomi citati e l’accusa alla sinistra

Nella parte centrale dell’editoriale l’affondo diventa politico. Cerno chiama in causa Elly Schlein, indicata come principale antagonista di Giorgia Meloni, e cita anche Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli.

Il punto, nel testo, non è l’attribuzione diretta ai partiti dell’organizzazione degli scontri: l’editoriale non parla di un coinvolgimento operativo delle forze politiche. La valutazione proposta è invece un’interpretazione del clima interno alle opposizioni, con l’idea che la competizione per la leadership e la ricerca di consenso possano spingere una parte della rappresentanza politica a inseguire — o a non prendere le distanze in modo netto — dalle componenti più radicali presenti in alcune piazze.

Si tratta, quindi, di un giudizio politico espresso dall’autore sul rischio che i messaggi e le dinamiche di schieramento alimentino ambiguità, senza che nel testo venga indicata una regia dei partiti rispetto ai danneggiamenti.

Il passaggio su Sala e il richiamo al caso Ramy Elgaml

Una parte specifica dell’editoriale è dedicata al sindaco di Milano, Giuseppe Sala. Cerno collega la discussione sulla gestione dell’ordine pubblico alle polemiche passate tra il primo cittadino e i carabinieri dopo la morte di Ramy Elgaml, il giovane deceduto nel novembre 2024 durante un inseguimento.

Secondo quanto scrive il direttore de Il Giornale, Sala avrebbe criticato in passato l’operato delle forze dell’ordine, mentre oggi — davanti alle tensioni in città — lamenterebbe l’insufficienza del numero di agenti disponibili a garantire la sicurezza durante le manifestazioni. L’accusa, nel testo, è quella di un atteggiamento ritenuto variabile a seconda delle circostanze: «Scopre la divisa quando gli serve», scrive Cerno, riassumendo così il suo giudizio.

Risarcimenti e “chi rompe paga”: cosa propone Cerno

Nell’ultima parte dell’editoriale l’attenzione si sposta sul tema economico: chi deve sostenere il costo delle riparazioni, dei vetri rotti, degli arredi urbani danneggiati, dei mezzi o delle strutture colpite durante gli scontri.

Cerno richiama la posizione di Matteo Salvini, favorevole al principio per cui chi provoca danni durante le manifestazioni deve risponderne personalmente. Viene citata anche l’ipotesi di una cauzione per i cortei, proposta che — nel racconto dell’editoriale — avrebbe incontrato perplessità anche all’interno dello stesso centrodestra.

La linea che Cerno vorrebbe vedere applicata è però più diretta: chiede che, una volta identificati e riconosciuti responsabili, i maggiorenni risarciscano con risorse proprie e che, per i minorenni, possano essere coinvolti anche i genitori nei casi consentiti dalla normativa. Nel testo l’autore la formula così: «Io andrei oltre: i responsabili maggiorenni risarciscano di tasca propria; per i minori rispondano anche i genitori, nei casi previsti dalla legge».

Il passaggio si collega a disposizioni già presenti nell’ordinamento: l’editoriale richiama l’articolo 2043 del Codice civile, che stabilisce l’obbligo di risarcire il danno ingiusto provocato con condotta dolosa o colposa. Per i minorenni, viene citato anche l’articolo 2048, relativo alla responsabilità civile dei genitori, con le condizioni previste e la possibilità, in determinate circostanze, di dimostrare di non aver potuto impedire il fatto.

In questo senso, la proposta non introduce un principio inedito, ma mira — nell’impostazione dell’autore — a farlo valere “concretamente” quando le devastazioni avvengono in occasione di cortei e disordini: non un costo generalizzato, ma un conto imputato, dopo gli accertamenti, a chi ha materialmente commesso i danneggiamenti.

La chiusura: sostegno alle forze dell’ordine e nuova stoccata politica

Nella conclusione dell’editoriale Cerno ribadisce la sua vicinanza agli agenti e rifiuta, nel suo giudizio, qualsiasi lettura che possa attenuare la gravità delle aggressioni avvenute durante i cortei. Scrive: «Sto con le forze dell’ordine, con le democrazie contro i regimi, con la politica contro la violenza».

L’ultima parte torna a colpire la sinistra sul piano della responsabilità politica e del linguaggio usato nei commenti pubblici. Nel passaggio finale l’autore sostiene che chi usa strumenti violenti in piazza non vada considerato come un manifestante “inermi” o come uno studente, e chiude con una frase che riassume l’accusa principale dell’articolo: «E la sinistra non mi presenti il conto: chi lancia bombe carta non è uno studente in gita, ma un criminale in piazza. E chi lo protegge è un suo complice».

Le affermazioni contenute nell’editoriale, nel loro insieme, restano un intervento di commento politico e civile: il punto centrale, per Cerno, è che alle devastazioni debba corrispondere un principio di responsabilità personale anche sul piano economico, evitando che i costi finiscano automaticamente per ricadere sulla collettività.

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