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Truffa sulle terapie sperimentali, Giovanni Ricci ha perso 38.000 euro per un falso trattamento all’estero



Una storia che parla di speranze tradite e di malattie difficili da affrontare. Giovanni Ricci convive con un disturbo molto serio, l’Atrofia Muscolare Progressiva, una malattia degenerativa che negli ultimi tempi ha peggiorato drasticamente la sua condizione. Quando la situazione si è fatta critica, Giovanni e la sua famiglia hanno raccolto in tutto 38.000 euro, attraverso una raccolta fondi e iniziative di solidarietà, per sottoporsi a quella che sembrava una possibile terapia all’avanguardia. Una “terapia sperimentale” offerta da una clinica dell’Est Europa, promessa come un trattamento miracoloso a base di cellule staminali.



Il racconto che Giovanni ci ha consegnato è la testimonianza diretta di cosa può significare affidarsi a cure non certificate, soprattutto quando la disperazione prende il sopravvento. È anche un caso che, nelle sue proporzioni, sembra non essere isolato: dietro il giro di denaro speso da Giovanni, ci sarebbero decine di altre persone coinvolte in questa stessa rete, con centinaia di migliaia di euro movimentati su presunte cure che molto probabilmente non hanno alcuna efficacia. Anzi, dietro si nascondono truffe ben organizzate, come dimostrano anche segnalazioni raccolte da altre vittime e servizi televisivi che mettono in luce la mancanza di legittimità della clinica coinvolta.

Il percorso di Giovanni è iniziato circa un anno fa quando un’amica ammalata di una malattia simile gli ha parlato di una clinica specializzata in terapia neuro-rigenerativa, che offriva trattamenti con cellule staminali prelevate da placenta umana. Il prezzo per la prima somministrazione era di circa 25.000 euro. Inizialmente Giovanni, scettico e lontano da possibilità economiche adeguate, aveva declinato la proposta, ma la situazione è cambiata drasticamente qualche mese dopo.

Nell’ottobre del 2025, Giovanni ha avuto un grave peggioramento della malattia: dopo un ricovero in ospedale, è uscito con un ventilatore esterno per respirare e un sondino per nutrirsi. In quel momento di massima fragilità, la famiglia decide di rivolgersi a quella clinica di Varsavia, chiamata Biocells, per tentare la terapia sperimentale. Giovanni racconta anche che il sistema sanitario italiano, nel suo caso, non è stato in grado di offrirgli le risposte necessarie: “Il neurologo mi ha detto di sedermi sul divano e aspettare di morire, altri medici hanno smesso di rispondere alle mie email, è stato un vero silenzio”. Questo isolamento ha aumentato la vulnerabilità di Giovanni, che si è aggrappato alla speranza di una soluzione.

Il contatto con la clinica è stato stabilito tramite una videochiamata. Presenti, oltre a Giovanni e a sua moglie, due medici e un interprete che spiegavano le modalità del trattamento. Le cellule staminali venivano descritte come coltivate in laboratorio e somministrate per via endovenosa e intratecale, cioè direttamente nella colonna vertebrale. Sarebbe stato consegnato anche uno spray nasale destinato a guidare le cellule verso le aree danneggiate. Già in quella fase la proposta faceva leva sul concetto di personalizzazione della terapia e sulla promessa di fermare il peggioramento della malattia.

Alla fine, l’azienda ha proposto un trattamento da effettuare a domicilio, per una somma iniziale di 24.000 euro. Giovanni e la sua famiglia non avevano queste disponibilità monetarie, così hanno organizzato una raccolta fondi online che ha coinvolto amici, colleghi di lavoro e scuole locali. In poco tempo hanno raggiunto la somma necessaria.

A metà novembre, un medico e un interprete si sono presentati a casa di Giovanni per la prima somministrazione. Tuttavia, proprio durante questo momento sono sorte subito perplessità. Giovanni ha sottolineato la scarsa preparazione del medico intervenuto e le attrezzature antiquate utilizzate. Ancor più singolare la richiesta di pagamento: la clinica preferiva ricevere soldi in contanti, ma la famiglia ha insistito per un bonifico bancario.

Nonostante la promessa di bloccare la progressione della patologia, Giovanni non ha notato alcun miglioramento dopo il trattamento. Tuttavia, il centro lo ha ricontattato a gennaio con un’offerta “agevolata”: una seconda somministrazione a un prezzo ridotto di 14.000 euro. Anche questa è stata accettata e somministrata a domicilio a fine febbraio dalla nuova equipe inviata dalla clinica. Le condizioni non sono migliorate, anzi una delle tre persone che conoscono Giovanni e hanno seguito lo stesso trattamento è deceduta poco dopo, mentre un’altra ha avuto un peggioramento netto.

La vera svolta arriva alcune settimane dopo, quando su Rai3 va in onda un servizio di “Presa Diretta” che mette sotto accusa la Clinica Biocells. Dai risultati dell’inchiesta emerge che i “medici” della clinica non sarebbero tali, mentre le cellule staminali utilizzate non hanno certificati che ne garantiscano la provenienza o tracciabilità. Ancora più grave, la somministrazione di questi trattamenti dovrebbe essere effettuata solo in ambiente ospedaliero e non in modalità domiciliare, come invece avvenuto.

Non appena Giovanni ha visto quel servizio, ha capito di essere stato vittima di una truffa. Ha quindi deciso di rivolgersi all’avvocata Carolina Angeli, con la quale ha presentato una querela per truffa alle autorità giudiziarie competenti. Ora l’indagine è nelle mani di un Pubblico Ministero e si segue la pista della società che gestisce la clinica. Secondo il legale, si stanno analizzando eventuali aggravanti, tra cui lo sfruttamento della situazione di vulnerabilità di chi, come Giovanni, cerca disperatamente un miracolo medico.

La speranza di Giovanni è che questa storia possa servire da monito a chiunque si trovi ad affrontare malattie gravi. Ricorda che per qualsiasi terapia sperimentale è fondamentale rivolgersi sempre a centri specialistici riconosciuti e approvati dalla comunità scientifica ufficiale. “Esistono siti web governativi dove sono elencate tutte le sperimentazioni cliniche attive in Italia, con tutti i dettagli e i contatti dei medici responsabili”, spiega. La raccomandazione finale è di diffidare sempre di chiunque chieda soldi anticipati per cure non certificate.

Il racconto di Giovanni Ricci sta smascherando un sistema che colpisce tanti malati e le loro famiglie. La raccolta fondi, l’implicazione emotiva, la speranza tradita: tutto questo fa parte di un meccanismo purtroppo troppo frequente quando si parla di cure “altre”, presentate come l’unica possibilità di salvezza. È un appello che coinvolge la comunità medica, la giustizia e soprattutto chi cerca informazioni affidabili quando la propria salute è in pericolo.

L’avvocata Carolina Angeli, che segue il caso, conferma che l’obiettivo è mettere in luce come queste condotte si rivolgano sistematicamente a persone fragili, approfittando di chi vive nella speranza di una guarigione o di un miglioramento impossibile da ottenere con quei trattamenti. Al momento si sta valutando se i responsabili siano stati formalmente iscritti nel registro degli indagati, ma l’indagine è in corso e il processo potrebbe permettere di far emergere l’intera rete.

Quelle parole di Giovanni, “Chi non sa prendere sul serio la patologia, non sarà capace di prendere sul serio neppure la vita”, riassumono il peso umano e morale di questa vicenda, che va ben oltre la cifra investita o la diagnosi medica.

La condivisione di questa esperienza è già stata fonte di ulteriori testimonianze, molti altri casi sono arrivati alla nostra redazione dopo che su MAGNETICA abbiamo parlato delle “terapie sperimentali all’estero”. È un segnale di quanto sia diffuso il problema e di quanto sia necessario continuare a raccontare queste storie, per far emergere la verità e difendere chi, come Giovanni, ha avuto il coraggio di denunciare una pratica criminale.

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In questi tempi in cui la disperazione rende vulnerabili, diventare vittime di false speranze può essere devastante, ma il racconto aperto e la ricerca della giustizia sono armi indispensabili per proteggere chi lotta contro malattie difficili e vende la propria fiducia a chi non merita alcuna credibilità.

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Se vuoi condividere la tua esperienza o segnalarci casi simili, scrivici. La parola può essere un atto di liberazione.

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