Quella domenica Lorenzo non si sveglia più. In corsia lo portano dopo mezzanotte, con un male alla gamba che non passa da giorni. A parlare è stata sua moglie, seduta su una sedia dura dell’ospedale di Lodi. Le sue parole vanno dritte come spilli: lui aveva le labbra senza colore, sembrava confuso. Dalla chiamata al 118 fino al silenzio definitivo, sono poco più di sette ore. Alle nove e mezza gli chiudono gli occhi per sempre. Prima dell’alba era ancora vivo, pieno di speranza. Ora i parenti cercano risposte tra carte mediche e ricordi spezzati. Hanno scritto ai carabinieri, firmando ogni riga con dolore. Il corpo resta fermo, coperto, trattenuto dal magistrato. Domani ci sarà il taglio freddo della verità anatomica.
Il dolore al ginocchio
Secondo quanto riportato da Il Cittadino, giornale della zona, Malaraggia risiedeva a San Colombano al Lambro ma svolgeva il suo lavoro presso una ditta situata a San Rocco al Porto. Nacque nel 1971; già nel 1988 un incidente col camion aveva segnato profondamente la sua vita in sella allo scooter. Sua moglie ha detto che soffriva di un’infezione alla gamba sinistra da circa due anni, periodo durante il quale seguiva cure specifiche. Tutto cominciò ad aggravarsi nella serata del 15 gennaio, precisamente giovedì. Fu proprio quella sera che lamentò fitte intense all’arto destro. Poco prima si era sottoposto a un controllo cardiaco, richiesto per il rinnovo della licenza di guida, risultati regolari senza alcun problema.
L’indomani, venerdì 16 gennaio, il medico di famiglia gli ha prescritto alcuni antidolorifici, ma in serata il ginocchio si è gonfiato. Sabato mattina, 17 gennaio, “mi ha detto che gli mancava il respiro e che avrebbe chiamato l’ambulanza”, ha ricordato la moglie: “Al pronto soccorso di Lodi hanno fatto l’rx e l’ecografia e gli hanno detto che aveva del liquido nel ginocchio da aspirare”. Tuttavia, ha continuato la donna, “l’ortopedico era impegnato in sala, avrebbe dovuto aspettare troppo. Così l’hanno dimesso con l’antidolorifico ed è ritornato a casa”. Anche all’ospedale di Piacenza viene detto a Malaraggia che “il ginocchio è da siringare, ma il sabato l’ortopedico non lo fa”.
Chi arriva al pronto soccorso non sempre sopravvive. A volte la fine arriva poco dopo essere stati accolti
A casa, verso mezzanotte e quaranta, lui – cinquiquattro anni – e sua moglie hanno telefonato al medico di turno. Il dolore al ginocchio non spariva, neppure con le medicine. Verso l’una e un quarto hanno fatto chiamare l’ambulanza: lei aveva le labbra pallide, parlava confuso. È arrivato al pronto soccorso di Lodi poco dopo le due e venti. Alle otto e mezza lo trasferiscono su un lettino. Prima credevano avesse perso conoscenza. Invece il cuore si era fermato. Hanno provato a rianimarlo per quasi cinquanta minuti. Domenica mattina, alle nove e trenta del 18 gennaio, nessun segno di vita.
Tre volte in ospedale non bastano certo per guarire da un male al ginocchio, eppure lui è morto lo stesso. Così parla la moglie di Malaraggia, ancora stordita dal colpo. Dopo aver denunciato tutto ai carabinieri, ora c’è un fascicolo aperto in Procura. Si vuole capire cosa sia davvero successo quel giorno dentro l’ospedale. Nel frattempo, l’Asst di Lodi scrive poche righe piene di peso. Dice di essere vicina alla famiglia. Aspettano anche loro i risultati delle verifiche, chiedendosi com’è potuta precipitare così in fretta una condizione apparentemente gestibile.



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