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Valentina Pambianco morta a Roma con marito e figlia, l’amica: “Piangeva spesso per la sua bambina”



La morte di tre componenti di una famiglia a Pietralata scuote Roma. Un’amica racconta il rapporto con Valentina e le difficoltà affrontate quotidianamente.

Emergono nuovi particolari sulla famiglia trovata senza vita nella propria abitazione nel quartiere Pietralata, a Roma. A raccontare gli ultimi contatti con Valentina Pambianco e Luca Abbasciano è Feliciana, un’amica della coppia che con loro condivideva anche un’esperienza particolarmente delicata: quella di crescere una figlia con disabilità.



La donna aveva parlato con Valentina per l’ultima volta venerdì. Il giorno successivo aveva provato nuovamente a mettersi in contatto con lei, senza ottenere risposta. Un silenzio che aveva cominciato a preoccuparla, considerando la frequenza con cui le due famiglie erano abituate a sentirsi.

“Mi è sembrato strano perché di solito sia lei che il marito ci rispondevano nel giro di pochi minuti – ci racconta Feliciana ancora scossa dalla terribile notizia – perciò le ho mandato un altro messaggio ieri ma mi dava solo una spunta. Nel frattempo era uscita la notizia di una famiglia intera trovata morta in casa, non ci volevo credere ma appena ho visto le foto dell’abitazione ho capito tutto”.

La conferma della tragedia ha lasciato spazio agli interrogativi. Feliciana continua a chiedersi se nelle settimane o nei giorni precedenti fosse emerso qualche elemento capace di far comprendere la gravità della situazione.

“Ci sentiamo increduli e impotenti davanti ad una tragedia così grande, mi chiedo se c’è stato qualche segnale che non ho visto o non ho colto”.

Nelle stesse ore in cui l’amica cercava inutilmente di raggiungere la coppia, i vigili del fuoco entravano nell’abitazione di Valentina Pambianco e Luca Abbasciano, a Pietralata. All’interno della casa sono stati trovati i corpi dei due coniugi, della figlia e del cane. I cadaveri si trovavano sul letto matrimoniale e presentavano ferite provocate da colpi di arma da fuoco.

Nell’abitazione è stata inoltre rinvenuta una Glock regolarmente registrata a nome di Luca. Gli accertamenti degli investigatori sono concentrati sulla ricostruzione precisa di quanto avvenuto all’interno della villetta. L’ipotesi investigativa indicata come principale è quella di un omicidio-suicidio, scenario sul quale saranno comunque gli ulteriori approfondimenti a fornire un quadro definitivo.

Fra gli elementi acquisiti durante i sopralluoghi ci sarebbero anche diverse lettere destinate a familiari e amici. Nei messaggi sarebbero contenute indicazioni e ultime volontà. La documentazione rappresenta uno degli aspetti esaminati dagli investigatori per comprendere la sequenza degli eventi e le circostanze che hanno preceduto le morti.

Il legame tra le due famiglie era nato inizialmente attraverso i social network. Successivamente Feliciana, suo marito, Valentina e Luca si erano incontrati personalmente in Messico, dove entrambe le coppie erano arrivate alla ricerca di cure sperimentali per le rispettive figlie, trattamenti non riconosciuti in Italia.

Da circa un anno i rapporti erano diventati particolarmente frequenti. La distanza geografica non aveva impedito alle famiglie di mantenere un contatto costante: Valentina e Luca vivevano a Roma, mentre gli amici risiedevano a Napoli. Le esperienze comuni avevano creato un rapporto fatto di confronti, consigli e sostegno reciproco nell’affrontare le difficoltà quotidiane legate alla disabilità delle bambine.

Dopo la notizia della morte della famiglia, Feliciana ha affidato ai social un messaggio dedicato agli amici: “Nessuno deve sentirsi solo quando c’è una disabilità in famiglia”.

Sul caso è intervenuto anche Massimiliano Umberti, presidente del IV Municipio di Roma, spiegando che la famiglia era conosciuta e assistita dai servizi sociali territoriali.

“Persone per bene, che lottavano da anni. La mamma non si era mai rassegnata. Ancora non sappiamo la dinamica di quanto accaduto ma tengo a precisare che non si tratta di una situazione di marginalità e nonostante noi, come amministrazione, li avessimo in carico, nonostante fossero seguiti anche economicamente, non è bastato”.

Il racconto di Feliciana si concentra anche sulle difficoltà che possono accompagnare la vita quotidiana di chi assiste continuamente un familiare con disabilità. Secondo l’amica, la presenza di una rete sociale o di un sostegno economico non elimina necessariamente il carico emotivo affrontato all’interno della famiglia.

“Il punto forse è proprio questo. Non è bastato perché quella famiglia deve aver vissuto un profondo disagio per arrivare a maturare un gesto simile. Infatti spesso in questi casi, sebbene il nucleo familiare sembra bene inserito nella rete sociale, c’è comunque una costante frustrazione e senso di solitudine all’interno delle mura domestiche. Quello che noi chiediamo è supporto costante da parte delle amministrazioni, dai servizi sociali, dagli psicologi, perché una situazione del genere deve essere comunque tenuta sotto controllo – spiega Feliciana – e non sottovalutare nessun segnale perché basta veramente un secondo e tutto può crollare”.

Al centro della vita di Valentina e Luca c’era soprattutto la loro bambina, Bianca. La coppia aveva cercato diverse possibilità per tentare di migliorare le condizioni della figlia, arrivando anche a viaggiare all’estero alla ricerca di trattamenti alternativi.

Proprio la situazione della bambina, secondo quanto riferito dall’amica, rappresentava per Valentina una fonte continua di sofferenza. Durante le loro conversazioni telefoniche la donna manifestava frequentemente la propria difficoltà ad accettare quanto accaduto alla figlia.

“Quando ci sentivamo al telefono Valentina spesso scoppiava a piangere, non si dava pace e non riusciva a rassegnarsi per quello che era successo alla sa bambina. Impossibile farsene una ragione anche perché non le era mai stato spiegato davvero cosa era successo durante il parto da provocare questa grave disabilità”.

Le indagini dovranno ora chiarire definitivamente la dinamica della tragedia e stabilire la successione dei fatti avvenuti nella casa di Pietralata. Parallelamente, le testimonianze delle persone che frequentavano la famiglia stanno contribuendo a ricostruire gli ultimi mesi della coppia e il contesto nel quale Valentina Pambianco, Luca Abbasciano e la loro figlia Bianca vivevano prima del ritrovamento dei corpi.

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