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Valeria Fonte critica il riconoscimento Unesco alla cucina italiana, chiamandola patriarcale e nazionalista. Il post cita Meloni e lega cibo, lavoro di cura e sfruttamento



Valeria Fonte, polemica social dopo l’Unesco alla cucina italiana



Il riconoscimento della cucina italiana come Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità da parte dell’Unesco, accolto con soddisfazione dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, ha generato anche reazioni critiche sui social. Tra queste, quella dell’attivista femminista Valeria Fonte, che su Instagram ha contestato il modo in cui, a suo avviso, la narrazione politica e culturale sul cibo venga utilizzata per veicolare messaggi identitari e, più in generale, per consolidare ruoli sociali tradizionali.

Nel suo intervento, Valeria Fonte ha collegato la celebrazione della cucina italiana a un contesto di precarietà e sfruttamento del lavoro legato alla preparazione del cibo, chiamando in causa esplicitamente Giorgia Meloni. In uno dei passaggi pubblicati, l’attivista scrive: “Meloni – esordisce sui social – direbbe che io frigno, sì, come frignano tutte le persone precarie, sottopagate e sfruttate che preparano il cibo di cui va tanto fiera, spesso in nero e rimettendoci la salute mentale.”

Il post prosegue richiamando la figura delle donne nella famiglia, in particolare madri e nonne, spesso evocate nel discorso pubblico come custodi della tradizione culinaria. Anche su questo punto Valeria Fonte formula una critica, sostenendo che tali rappresentazioni rischino di rafforzare l’associazione tra femminilità e lavoro domestico non retribuito. Nel testo pubblicato su Instagram, l’attivista afferma: “Come frignano le madri e le nonne, che Meloni cita con orgoglio, e che a causa di queste narrazioni romanticizzate continuano a essere identificate con il loro lavoro di cura gratuito, secondo cui il bene che provano per la loro famiglia è direttamente proporzionale a quanto cibo preparano.”

Un ulteriore passaggio del post fa riferimento alle scelte alimentari e al dibattito sulle alternative vegetali, inquadrando la questione come parte di un confronto politico e culturale più ampio. Valeria Fonte, sempre nello stesso intervento, scrive: “Come frigneranno le prossime generazioni risucchiate dai lasciti di questa destra, che criminalizza le alternative vegetali, in nome di una tradizione che deve rimanere sempre intatta”.

Nel complesso, l’attivista definisce la cucina italiana non soltanto come un insieme di pratiche gastronomiche, ma come un elemento simbolico su cui, a suo avviso, si innestano dinamiche sociali e politiche. Secondo Valeria Fonte, la promozione istituzionale e mediatica del “vero cibo italiano” sarebbe sostenuta anche attraverso il ruolo di influencer e food blogger, interpretati come strumenti di diffusione di un certo tipo di messaggio identitario. Nel testo condiviso, l’attivista scrive: “i governi di destra investono sui food blogger che promuovono il vero cibo italiano perché ciò che mangiamo, in Italia, diventa uno strumento di orgoglio nazionalista (vedi dichiarazioni di Meloni sul kebab). Non è solo una battuta sul kebab. È pensiero colonialista, nazionalista e pure patriarcale”.

Nel medesimo ragionamento, Valeria Fonte torna poi a collegare il tema alimentare al lavoro di cura all’interno delle famiglie, richiamando ancora le figure femminili tradizionalmente associate alla cucina domestica. A conclusione della parte citata, l’attivista spiega: “Perché il cibo italiano non è solo cucina. È esattamente ciò che dice Meloni: madri e nonne. Ovvero lavoro di cura gratuito”.

Le dichiarazioni social sono arrivate mentre Valeria Fonte è stata citata anche per un’altra vicenda, legata a un’indagine avviata dalla procura di Monza. L’attivista, infatti, è finita alla ribalta delle cronache perché risulta indagata per stalking e diffamazione, in seguito a una denuncia presentata da un uomo. Secondo quanto riportato, la denuncia sarebbe legata a una vicenda privata: l’uomo avrebbe tradito e poi lasciato una loro amica. L’indagine è in corso e, come in ogni procedimento, spetterà agli inquirenti chiarire i fatti e alle autorità competenti valutare eventuali responsabilità.

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