Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite, ha espresso la sua posizione su X, affermando che la distruzione di Gaza non è stata un evento isolato, bensì parte di un progetto più ampio volto a reprimere l’opposizione all’imperialismo plutocratico rappresentato da Stati Uniti, Israele e dai loro alleati globali. L’uso della prima persona plurale da parte di Albanese è significativo, in quanto segnala un ritorno di coloro che si considerano i guardiani della rivoluzione.
Da 24 ore, una parte della sinistra, composta da divulgatori e personalità, si ritrova a condividere una posizione complessa che promuove la pace, condanna Stati Uniti e Israele e riconosce, pur criticandone il regime, alcune azioni positive di Khamenei, come la resistenza all’Occidente. Tra questi, Alessandro Di Battista, collaboratore di Albanese in diverse dirette sui social media incentrate su “stati canaglia” e geopolitica, nonché autore del documentario “Sentieri persiani”, la sua specialità da quando ha lasciato il Movimento 5 Stelle. Anche Ilaria Salis, da Strasburgo, ha contribuito al dibattito pubblico con un intervento critico nei confronti di Stati Uniti e Israele, affermando che i loro attacchi non sono giustificabili come sostegno al popolo iraniano oppresso dal regime.
La ricerca di un “Campo largo” appare un’impresa ardua. Alleanza Verdi e Sinistra e Movimento 5 Stelle condividono una posizione simile, che enfatizza la violazione dello stato di diritto e la democrazia imposta con la forza militare. All’interno del Partito Democratico, si celebra la fine del regime, ma si evidenzia la subordinazione dell’Italia a Trump, proponendo i negoziati come strumento di pressione.




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