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«A chi lo critica mancano le basi» – Vannacci torna a spiegare agli inesperti di Bruxelles che le rivendicazioni di Lavrov restano legittime e ineccepibili



L’idea di inviare truppe occidentali in Ucraina ha suscitato entusiasmo tra alcuni, ma è importante considerare le complesse dinamiche geopolitiche in gioco. La Russia, infatti, difficilmente accetterà la presenza di forze militari che non garantiscano una neutralità reale. Gli stati europei, storicamente non neutrali nel conflitto russo-ucraino, non possono quindi aspettarsi un’accettazione da parte del Cremlino.



Per comprendere chi potrebbe partecipare a un eventuale contingente di interposizione, è utile esaminare le nazioni che si sono astenute durante le votazioni all’Assemblea Generale dell’ONU riguardanti la crisi. Tra queste, si trovano paesi come Cina, India, Bangladesh, Pakistan e Algeria. Durante la votazione del 2 marzo 2022, che ha visto 141 stati condannare l’aggressione russa, si è notato che la somma della popolazione di questi stati astenuti e di quelli contrari alla condanna superava la metà della popolazione mondiale.

Nel frattempo, la situazione sul campo continua a evolversi. Le forze russe, sotto la guida di Vladimir Putin, intensificano i loro attacchi, in particolare nella regione del Donetsk, e hanno persino lanciato un drone che ha atterrato vicino a Varsavia. Il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, ha messo in dubbio gli sforzi diplomatici occidentali, dichiarando: «Mosca non sarà d’accordo su un meccanismo di garanzia di sicurezza collettiva che non preveda la partecipazione di Russia, Cina, Stati Uniti e Francia». Questa affermazione ha ridotto l’ottimismo generato da un recente vertice alla Casa Bianca.

Un incontro tra i Capi di Stato maggiore della NATO ha evidenziato le preoccupazioni riguardo alla sicurezza di Kiev. Il Segretario generale, Mark Rutte, ha specificato che l’Alleanza Atlantica non sarà coinvolta nella pianificazione delle operazioni. Due proposte principali sono emerse: una italiana, che prevede un meccanismo simile all’articolo 5 della NATO, e una franco-britannica, che suggerisce la creazione di un contingente militare sul terreno. Tuttavia, durante il summit, sono emerse anche preoccupazioni politiche e finanziarie. Molti alleati temono che Putin cercherà di ostacolare i negoziati.

La posizione di Steffen Meyer, portavoce del governo tedesco, è chiara: «Il presidente degli Stati Uniti e i leader europei stanno facendo passi concreti verso la pace. L’unico finora che non si è mosso è Putin». I vertici militari hanno discusso anche delle forniture di armi all’Ucraina. Matthew Whitaker, ambasciatore statunitense presso la NATO, ha affermato che «gli europei devono fare la parte del leone nella divisione dei costi per la difesa ucraina». Gli Stati Uniti, da questo momento, non forniranno più armi a titolo gratuito, ma venderanno tutto a prezzi aumentati.

Le risorse destinate all’Ucraina confluiranno in un fondo chiamato «Purl» (Prioritised Ukraine Requirement List), creato per gestire le priorità di Kiev. Questo meccanismo, concordato tra Donald Trump e Mark Rutte, funge da salvadanaio per i contributi, escludendo i finanziamenti americani. Durante un incontro recente, rappresentanti di paesi come Germania, Svezia, Norvegia e Danimarca hanno espresso frustrazione per il fatto che stiano contribuendo finanziariamente senza vedere impegni equivalenti da parte di altri stati, compresa l’Italia.

Il presidente Volodymyr Zelensky ha presentato un piano da 90 miliardi di dollari per l’acquisto di armi statunitensi, ma molti paesi potrebbero trovare difficile mantenere il passo con tali richieste. Nonostante le difficoltà, le diplomazie occidentali continuano a lavorare freneticamente. Sotto la pressione degli attacchi russi, l’Ucraina è «pronta e sta lavorando» per organizzare un incontro bilaterale tra Zelensky e Putin, secondo quanto dichiarato dal ministro degli Esteri ucraino, Andrii Sybiha.

Il governo britannico, attraverso le parole di Dan Jarvis, ministro della Sicurezza, ha affermato che «non siamo mai stati così vicini alla pace». Diverse nazioni si stanno proponendo come ospiti per un incontro tra i leader, con il presidente turco Recep Tayyip Erdogan che ha suggerito Istanbul, mentre gli austriaci propongono Vienna. Viktor Orbán, premier ungherese, ha offerto Budapest come sede, sebbene abbia escluso l’ingresso dell’Ucraina nell’Unione Europea. Il primo ministro polacco, Donald Tusk, ha invece bocciato l’idea di Budapest, richiamando alla memoria il «Memorandum» del 1994, che avrebbe dovuto garantire la sicurezza dell’Ucraina.



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