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Sigfrido Ranucci scuote il Palazzo: “Devo dirlo ai politici italiani, non voglio il ritiro delle querele ma una legge contro le liti temerarie”



Il conduttore di Report, Sigfrido Ranucci, è tornato a parlare pubblicamente dopo l’attentato che ha colpito la sua famiglia a Pomezia, dove un ordigno ha distrutto le auto parcheggiate davanti alla sua abitazione. Arrivando all’assemblea generale dell’Associazione nazionale magistrati (Anm), il giornalista ha voluto lanciare un messaggio chiaro contro l’uso distorto delle querele come arma per intimidire la stampa.



“Io non voglio che ritirino le querele contro di me, io voglio vincere sul campo, non per assenza di giocatori. Però vorrei che se un politico denuncia un giornalista, sapendo che quello che il giornalista ha detto è vero, poi paghi. E paghi anche salato”, ha dichiarato Ranucci, sottolineando la necessità di approvare una norma che scoraggi le denunce infondate e protegga chi esercita il diritto di cronaca.

Il riferimento è alla proposta avanzata da Francesco Storace, che dopo l’attentato aveva suggerito di ritirare le querele contro di lui. Il giornalista, invece, ha ribadito di non voler alcuna forma di “grazia” o di rinuncia: la sua battaglia è per il riconoscimento del lavoro giornalistico come pilastro della democrazia.

Nel suo intervento all’assemblea dell’Anm, Ranucci ha voluto anche richiamare i magistrati a un maggior senso di coesione e di indipendenza. “Sono qui perché mi hanno invitato e sono venuto perché credo che sia importante in questo momento mandare un messaggio all’Associazione nazionale dei magistrati: è importante essere uniti”, ha spiegato. Ha poi aggiunto: “Secondo me l’Associazione nazionale dei magistrati deve cominciare a ragionare in maniera meno correntizia: è un vizio politico quello delle correnti e il cittadino deve recuperare fiducia nella magistratura”.

Alla domanda su come voterà al referendum sulla giustizia, il conduttore ha espresso la sua contrarietà alla separazione delle carriere tra magistrati e pubblici ministeri: “Io sono contrario alla separazione delle carriere perché in tutti i Paesi dove c’è la separazione delle carriere, il pm poi alla fine è sottoposto al potere politico. Noi abbiamo bisogno di poteri divisi che si facciano da contrappeso e solo così si può far funzionare la macchina democratica”.

Le parole di Ranucci arrivano in un momento complesso per la redazione di Report, che nei giorni scorsi è stata sanzionata con una multa di 150 mila euro dal Garante per la privacy per la diffusione di alcune intercettazioni riguardanti Gennaro Sangiuliano, all’epoca ministro della Cultura. Una decisione che il giornalista ha definito “quasi inaudita nelle proporzioni”, ma che non ha fermato la sua determinazione nel difendere la libertà di informazione.

La nuova stagione di Report debutta domenica 26 ottobre alle 20.30 su Rai 3 e RaiPlay, con un format rinnovato e un progetto dedicato ai giovani cronisti d’inchiesta. Il laboratorio “Lab Report”, ideato da Ranucci insieme a Franco Di Mare – scomparso il 17 maggio dello scorso anno – darà spazio a nuove voci del giornalismo investigativo.

La prima puntata si apre con l’inchiesta di Giorgio Mottola, realizzata con Greta Orsi, dal titolo “Piccoli Trump crescono”. L’indagine analizza i legami tra think tank sovranisti europei e la potente Heritage Foundation americana, rivelando come dopo la rielezione di Donald Trump siano aumentate le ingerenze statunitensi nelle politiche europee e nei processi elettorali nazionali.

A seguire, il servizio “A noi” di Luca Bertazzoni, con la collaborazione di Marzia Amico, Samuele Damilano ed Eleonora Numico, approfondirà il caso della direttrice d’orchestra Beatrice Venezi, recentemente nominata alla guida musicale del Teatro La Fenice di Venezia, nomina che ha provocato scioperi e polemiche nel mondo della cultura.

Nel servizio si analizzeranno inoltre le principali nomine negli enti culturali italiani, da Ales – società in house del Ministero della Cultura – fino a Cinecittà, passando per teatri, festival e istituzioni cinematografiche. L’obiettivo è indagare il rapporto tra potere politico e gestione della cultura nel Paese.



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