L’occupazione del liceo scientifico Leonardo da Vinci di Genova, iniziata venerdì scorso, è stata interrotta in modo drammatico nella notte tra sabato e domenica. Durante un dj-set, un gruppo di circa venti giovani ha fatto irruzione nell’istituto, armato di spranghe, aste di ferro e altri strumenti raccolti sul posto. Gli studenti occupanti, inizialmente intenti a barricarsi, sono stati costretti a fuggire attraverso un’uscita secondaria. Il bilancio dell’assalto è devastante: vetri rotti, estintori scaricati e banchi distrutti.
Un membro del collettivo che ha organizzato l’occupazione, un ragazzo di 16 anni, ha raccontato a Repubblica: «Avevano facce poco raccomandabili, uno ha urlato “Viva il Duce”, erano un gruppo multietnico che non c’entra nulla con la nostra scuola. Abbiamo avuto paura». Le affermazioni degli studenti indicano chiaramente che l’azione di assalto ha connotazioni politiche, anche se gli stessi occupanti hanno sottolineato che «erano dei maranza, delinquenti comuni, hanno anche fatto scritte che portano a quel mondo lì».
La risposta delle autorità è stata cauta. La questura, temendo un’escalation della tensione politica e sociale, ha dichiarato che «qualsiasi qualificazione dell’azione è da ritenersi prematura». Tuttavia, gli studenti hanno espresso frustrazione anche nei confronti della polizia, affermando: «Li abbiamo chiamati mille volte, non arrivavano mai».
Nel pomeriggio di domenica, il collettivo del Leonardo ha lanciato un appello alla comunità per riparare i danni causati dall’assalto. «Aiutateci a sistemare ciò che è stato distrutto, la nostra risposta sarà determinata, pacifica e collettiva perché per noi la scuola è un luogo da difendere, non da assaltare», hanno dichiarato. L’appello ha trovato risposta in circa 600 persone, tra cui personale scolastico, studenti e cittadini, inclusa la sindaca di Genova, Silvia Salis, che ha commentato: «Sono commossa, vi ringrazio per l’impegno che avete voluto dare. Siete magici e meritate l’attenzione della politica e della città».
L’assalto al liceo è stato descritto come un’azione violenta e premeditata. Un gruppo di giovani, con i volti coperti da cappucci, ha sfondato l’ingresso dell’istituto utilizzando tubi di ponteggio rubati. Durante l’incursione, sono stati infranti vetri, svuotati estintori e imbrattate le pareti con spray, creando un clima di terrore tra gli studenti presenti, che stavano partecipando a una mobilitazione pro Gaza. Gli studenti hanno definito l’episodio come «una spedizione di chiara matrice criminale e fascista».
Le forze dell’ordine, tra cui la Digos e la scientifica, hanno avviato indagini, raccogliendo testimonianze e analizzando le immagini delle telecamere di sicurezza. Gli inquirenti hanno ipotizzato che gli aggressori non siano necessariamente legati a gruppi di estrema destra, ma potrebbero essere adolescenti in difficoltà, inclini all’illegalità e alla violenza. Tuttavia, non si esclude che possano avere legami con ambienti neofascisti.
Per la prima volta, la questura ha utilizzato il termine “maranza” in un comunicato ufficiale, riferendosi ai giovani coinvolti nell’assalto. Il termine, sebbene sia slang, non implica necessariamente comportamenti criminali. Recentemente, ragazzi con caratteristiche simili sono stati visti anche partecipare a manifestazioni pro Palestina o mescolarsi con tifoserie organizzate. Le forze dell’ordine, al momento, avrebbero già alcuni nomi, per lo più di minorenni, e le prime denunce potrebbero arrivare a breve.
L’episodio ha sollevato interrogativi sulla sicurezza nelle scuole e sulle dinamiche giovanili in un contesto sociale sempre più complesso. Mentre gli studenti del Leonardo si preparano a riprendersi la loro scuola, la comunità si mobilita per sostenere la loro causa e ripristinare un ambiente di apprendimento sicuro e inclusivo.



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