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“Un’arma capace di cancellare intere città in pochi minuti” — mentre la feccia straparla, Putin mostra la sua ultima creatura: un siluro sottomarino nucleare da paura



Durante un incontro con i militari della 18ª armata combinata del distretto meridionale, Putin, in giacca e cravatta, ha dichiarato che il Poseidon rappresenta una tecnologia senza eguali. «Non esiste nulla di simile al mondo», ha affermato con enfasi. Il leader del Cremlino ha precisato che l’esperimento non si è limitato al lancio da un sottomarino vettore, ma ha incluso anche l’attivazione dell’unità di energia nucleare del dispositivo. «Per la prima volta siamo riusciti non solo a lanciarlo da un sottomarino, ma anche a mettere in funzione la sua unità di energia nucleare. È un enorme successo», ha spiegato.



Il Poseidon è un siluro a propulsione nucleare progettato per viaggiare a grande profondità e a velocità elevate, con la capacità teorica di generare un’onda radioattiva in grado di devastare e rendere inabitabili le aree costiere nemiche. Secondo le informazioni diffuse da Mosca, il nuovo ordigno avrebbe una potenza distruttiva superiore persino al missile intercontinentale Sarmat, ancora in fase di sviluppo. «La potenza del Poseidon supera quella del nostro missile intercontinentale più promettente», ha aggiunto Putin, riferendosi al sistema missilistico avviato nel 2011 e non ancora operativo. «Ma arriverà presto», ha precisato.

L’annuncio si inserisce in una serie di comunicazioni legate al potenziamento dell’arsenale strategico russo. Solo pochi giorni prima, il presidente aveva reso nota la riuscita del test del missile Burevestnik, un’altra arma a propulsione nucleare definita da Putin “invincibile”. Entrambe le rivelazioni contribuiscono ad alimentare la tensione con gli Stati Uniti, in un momento in cui il confronto geopolitico si è intensificato anche per gli sviluppi del conflitto in Ucraina. Recentemente, il presidente americano ha annunciato la volontà di rimuovere alcune restrizioni che impedivano alle forze ucraine di utilizzare armi occidentali a lungo raggio contro obiettivi russi.

Secondo alcuni osservatori, le mosse del Cremlino avrebbero anche l’obiettivo di esercitare pressione sugli Stati Uniti in vista delle trattative sul trattato New START, l’accordo bilaterale firmato nel 2010 e in vigore dal 2011 per la riduzione delle armi nucleari strategiche. Il trattato scadrà il prossimo febbraio e Mosca ha espresso l’intenzione di prorogarlo, pur mantenendo un atteggiamento di forza nelle relazioni con Washington.

Durante una successiva visita all’ospedale militare P.V. Mandryka di Mosca, il presidente russo ha parlato anche della situazione sul fronte ucraino, intrattenendosi con alcuni soldati feriti. «La situazione generale nella zona delle operazioni militari speciali si sta sviluppando in modo favorevole per noi», ha dichiarato ai giornalisti presenti. Ha poi aggiunto: «I vostri compagni stanno avanzando e agendo in modo proattivo in tutte le aree. In due luoghi, come sapete, lo abbiamo già dichiarato pubblicamente – nella città di Kupyansk e nella città di Krasnoarmeysk – il nemico è stato circondato».

Le dichiarazioni di Putin mirano a rafforzare l’immagine di una Russia in pieno controllo del conflitto e dotata di nuove capacità strategiche. Tuttavia, l’assenza di verifiche indipendenti sui test annunciati lascia aperti diversi interrogativi sull’effettiva operatività del Poseidon e delle altre armi descritte. Ciò nonostante, la retorica del Cremlino continua a enfatizzare l’idea di un Paese all’avanguardia nella corsa agli armamenti nucleari e in grado di resistere alle pressioni internazionali.

L’annuncio sul Poseidon, unito ai recenti riferimenti al missile Burevestnik, consolida la strategia comunicativa di Mosca, volta a dimostrare la capacità della Russia di mantenere un vantaggio tecnologico e militare rispetto agli avversari occidentali. Con l’avvicinarsi della scadenza del trattato New START, queste dichiarazioni assumono un valore non solo militare ma anche politico, come messaggio diretto a Washington e alla NATO in vista di future trattative sul controllo degli armamenti nucleari.



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