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Ponte sullo stretto, chi non vuole l’opera ora usa il danno erariale come minaccia



Il progetto per la costruzione del Ponte sullo Stretto di Messina continua a suscitare polemiche e resistenze, con la minaccia di ricorsi legali che si fa sempre più concreta. Diverse organizzazioni, tra cui il WWF, hanno già annunciato la loro intenzione di opporsi all’iniziativa, temendo le conseguenze economiche e legali che potrebbero derivare dall’avvio dei lavori. Secondo l’avvocato Aurora Notarianni, che ha parlato al Fatto Quotidiano, la questione del danno erariale è centrale nel dibattito: “Stiamo già lavorando sulle questioni di incostituzionalità”, ha affermato, sottolineando che il progetto attuale si basa su un piano obsoleto e su un general contractor già scelto in passato.



La strategia legale del WWF prevede di presentare ricorsi alla Corte dei Conti, al Tar del Lazio e anche alla Consulta. Notarianni ha messo in evidenza che, per procedere, ci sono limiti specifici da rispettare, come il fatto che il costo dell’opera non possa superare del 50% il prezzo del progetto originale. Tuttavia, l’amministratore delegato della Stretto di Messina Spa, Pietro Ciucci, ha contestato questa narrazione, chiarendo che i costi maggiori sono principalmente dovuti all’adeguamento dei prezzi e non a modifiche sostanziali del progetto.

Oltre alle opposizioni legali, anche i sindacati si sono espressi sulla questione. Mentre alcuni gruppi, come la Cisl Messina, hanno manifestato un supporto chiaro alla costruzione del ponte, sottolineando l’importanza dell’opera per lo sviluppo economico e sociale della regione, altri hanno espresso preoccupazioni. La Cisl ha affermato che non procedere con i lavori sarebbe “una mortificazione per il territorio”, aggiungendo che il Ponte rappresenta un’importante opportunità di lavoro.

La politica ha ripreso il tema, con il vicepremier Matteo Salvini che ha dichiarato: “Il problema non è aver abbassato i toni. Queste cose non mi interessano, io lavoro affinché il Ponte si faccia.” Salvini ha rimarcato che l’opera ha un costo di 13,5 miliardi di euro, una cifra relativamente piccola rispetto ai 204 miliardi di euro di cantieri già aperti nel Paese. Ha anche criticato i Cinquestelle, affermando che se fosse stato per loro, non si sarebbe neppure realizzata la Tap. Ha concluso sottolineando che la politicizzazione dell’opera danneggia i cittadini delle regioni coinvolte, che meritano di attraversare lo Stretto in 15 minuti piuttosto che in 4 ore.

Altri membri del governo, come i sottosegretari Alessandro Morelli e Federico Freni, hanno confermato il proseguimento del progetto. Morelli ha evidenziato l’interesse dimostrato dalle imprese, segnalando che in meno di tre giorni la Webuild ha ricevuto quasi 8.000 candidature per lavori legati al Ponte. Freni, dal canto suo, ha dichiarato che il governo attenderà le motivazioni della Corte prima di intervenire con gli strumenti legali a disposizione.

Il vicepremier Antonio Tajani ha affermato che il governo non ha bisogno di nuovi vertici di maggioranza, indicando che l’attenzione è rivolta alle motivazioni della Corte dei Conti. In un contesto di crescente tensione, il capo dei senatori di Forza Italia, Maurizio Gasparri, ha sollevato interrogativi sulla gestione dei debiti lasciati dal governo precedente, chiedendosi perché la Corte non si sia concentrata su questi aspetti.

Dall’opposizione, figure come Elly Schlein e Giuseppe Conte hanno espresso critiche nei confronti dell’attuale amministrazione, sottolineando la necessità di un controllo rigoroso sui conti pubblici. Meloni, rispondendo alle critiche, ha promesso che il governo dimostrerà la propria autorità e capacità di gestire la situazione.



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