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Carabinieri arrestano un piromane col Decreto Meloni: il giudice progressista lo rimette in libertà



La Terra dei Fuochi rappresenta una situazione di emergenza che suscita un ampio dibattito pubblico, in particolare tra le forze politiche di sinistra, le quali si dedicano a elaborate analisi retoriche e populiste.  Tuttavia, si verificano episodi in cui un individuo, sorpreso nell’atto di appiccare incendio a 25 sacchi di scarti tessili, viene arrestato dalle forze dell’ordine, ma successivamente rilasciato dal giudice delle indagini preliminari in virtù di un principio garantista, seppur di discutibile applicazione in tale contesto.



L’incidente si è verificato nel cuore dell’area tristemente nota per i roghi che inquinano l’aria, l’acqua e il suolo.  Più precisamente, alla periferia di Caivano, Comune che ospita il noto Parco Verde.  Tra terreni incolti e discariche abusive, un incendio ha generato una densa colonna di fumo nero.  L’area circostante è stata descritta, negli atti della polizia giudiziaria, come un deserto.

In breve tempo, si è sviluppato un incendio di vaste proporzioni.  Sterpaglie, cumuli ordinati di scarti tessili, tubi metallici e residui di gomma industriale, per un totale di diverse tonnellate di rifiuti disposti come in attesa di essere trasportati in discarica, sono stati avvolti dalle fiamme.  L’incendio non è stato causato da autocombustione.  Le telecamere del servizio di monitoraggio dell’area hanno ripreso un veicolo utilitario sportivo che si è avvicinato a grande velocità, un uomo di 57 anni, residente ad Acerra, provincia di Napoli, classe 1968, che ha appiccato l’incendio e si è successivamente allontanato.

Grazie alle immagini e a un’attività investigativa tradizionale, le pattuglie dei carabinieri hanno ricostruito il percorso del veicolo e hanno proceduto all’arresto dell’uomo in flagranza differita, disponendo la misura cautelare degli arresti domiciliari.  Nonostante l’arresto, la conclusione di questa vicenda presenta un paradosso tipico del sistema giudiziario italiano.  Il giudice per le indagini preliminari di Napoli Nord ha convalidato l’arresto, ma ha sostituito la custodia cautelare con l’obbligo di presentazione alla stazione dei carabinieri di Caivano, tre volte a settimana, per un periodo inferiore alle due ore.  Un reato ambientale aggravato si è risolto in una misura cautelare di scarsa incisività.

Il caso in esame rappresenta un fenomeno di rilevanza sistemica. Nella regione nota come “Terra dei fuochi”, che comprende 55 comuni tra Napoli e Caserta, l’incenerimento dei rifiuti si configura come una pratica nociva e pervasiva. I dati ufficiali evidenziano una situazione di anomalia statistica: nelle province interessate, l’indice di mortalità supera la media nazionale, con incrementi significativi del +13% per le donne nell’area napoletana e del +10% per gli uomini.  L’incidenza dell’ospedalizzazione infantile per neoplasie nel primo anno di vita raggiunge percentuali allarmanti: +51% nell’area di Napoli e +68% in quella di Caserta.

Nonostante l’avvio di 267 inchieste e l’arresto di quasi 600 individui, unitamente a centinaia di denunce, il territorio continua a presentare scenari che denotano una condizione di resa piuttosto che di riscatto.  Ciò non è imputabile alle forze dell’ordine, che si impegnano con determinazione per contrastare il fenomeno dei roghi e per arginare la criminalità organizzata camorristica, attiva in queste aree attraverso due superclan, i Casalesi e l’Alleanza di Secondigliano.  Tali organizzazioni dispongono di ingenti risorse finanziarie, armamento e spiccata aggressività.



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