Lo scorso fine settimana portai mio padre, novantadue anni, al centro commerciale per comprargli un nuovo paio di scarpe.
Dopo gli acquisti, ci fermammo all’area ristoro per un pasto veloce e trovammo posto accanto a un ragazzo con i capelli acconciati in punte coloratissime: verde, rosso, arancione e blu si innalzavano come un’alba dipinta.
Solo a scopo illustrativo
Naturalmente, mio padre non riusciva a distogliere lo sguardo. Non lo faceva con giudizio, ma con quella silenziosa curiosità di chi ha vissuto abbastanza a lungo da vedere il mondo cambiare in modi sorprendenti e imprevedibili.
Notai il ragazzo agitarsi un po’ sulla sedia, lanciando sguardi incerti verso di lui, confuso dal motivo per cui quell’uomo anziano lo fissasse tanto.
Alla fine, la pazienza del giovane si esaurì e, con tono ironico ma non offensivo, disse:
«Che c’è, signore? Non ha mai fatto niente di divertente nella vita?»
Trattenni il respiro. Conoscevo bene la prontezza di spirito di mio padre, ancora affilata come un rasoio nonostante l’età. Il boccone mi rimase quasi in gola, aspettando la sua risposta.
Papà posò lentamente la forchetta, accennò un sorriso gentile e rispose — con parole così inaspettate che persino il ragazzo si avvicinò un po’, incuriosito.
Solo a scopo illustrativo
«Quando ero giovane,» disse, «non avevo i capelli colorati, ma cercavo di rendere il mondo intorno a me più luminoso con la gentilezza, il rispetto e la gioia.»
Per un momento, tutto tacque. Quelle parole semplici e sincere sembrarono riempire l’aria.
Poi aggiunse:
«È bello che tu esprima te stesso attraverso il colore. Ma ricordati: la cosa più luminosa che puoi mostrare è il tuo carattere.»
Il ragazzo batté le palpebre, e il suo atteggiamento cambiò. Dall’ironia passò a una silenziosa riflessione.
Un sorriso lento gli comparve sul viso, e mormorò un timido «grazie».
Mio padre tornò semplicemente al suo pasto, come se nulla fosse.
Io, invece, rimasi lì, ammirato. Colpito da quanto dolcemente la saggezza possa essere condivisa e da quanto profondamente possa toccare chi l’ascolta.
Quel pomeriggio mi ricordò che, anche se l’apparenza cattura lo sguardo, è il cuore a lasciare l’impronta più duratura.



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