Nella mattinata di ieri, martedì 13 gennaio, la giudice dell’udienza preliminare Valeria Rey del Tribunale di Brescia ha emesso una sentenza di condanna a 5 anni di reclusione nei confronti di un uomo di 29 anni, arrestato nell’estate del 2024 per violenza sessuale aggravata ai danni di una bambina di 10 anni. L’episodio è avvenuto in un centro di accoglienza a Collio, in provincia di Brescia, dove la minore è rimasta incinta a causa della violenza subita. Durante la sentenza, il giudice ha riqualificato il reato, classificandolo come atti sessuali con minorenne anziché violenza sessuale.
Per comprendere le ragioni dietro questa riqualificazione e il processo che ha portato a tale decisione, Fanpage.it ha intervistato l’avvocato Paolo Di Fresco. Il legale ha spiegato che, sulla base di una dettagliata ricostruzione dei fatti, il giudice ha ritenuto che il rapporto sessuale non fosse avvenuto con modalità coercitive, come violenza, minaccia o abuso di autorità, che caratterizzano la violenza sessuale. In altre parole, la minore avrebbe in qualche modo acconsentito al rapporto, sebbene non fosse in grado di comprendere appieno le conseguenze delle sue azioni.
Questa valutazione è cruciale, poiché, secondo la legge italiana, il reato di atti sessuali con minorenne, previsto dall’articolo 609 quater del codice penale, considera la condizione di immaturità fisica e psicologica del minore. La norma stabilisce che qualsiasi consenso prestato da un minore sotto i 14 anni non ha valore legale, al fine di tutelare il suo diritto a uno sviluppo sano e armonioso della propria personalità sessuale.
L’avvocato Di Fresco ha chiarito che, sebbene l’atto sessuale su una bambina di 10 anni non sia automaticamente considerato violenza, rimane comunque un reato. Infatti, la pena prevista per atti sessuali con minorenne è equivalente a quella prevista per la violenza sessuale, variando da sei a dodici anni di reclusione. Questo aspetto evidenzia la serietà della situazione, nonostante la riqualificazione del reato.
Quando si parla di possibili eccezioni, Di Fresco ha sottolineato che la libertà sessuale viene acquisita al compimento del quattordicesimo anno d’età. Pertanto, i rapporti tra adulti e minori di 14 anni sono sempre puniti dalla legge. Inoltre, gli atti sessuali con un minore di sedici anni sono puniti quando l’autore del reato è un genitore, un tutore o una persona che ha responsabilità di cura, istruzione o custodia nei confronti del giovane.
Tuttavia, la legge prevede che gli atti sessuali tra minori non siano puniti se il soggetto che compie l’atto ha già compiuto 13 anni e la differenza di età tra i due coinvolti non supera i quattro anni. Queste disposizioni legislative mirano a bilanciare la protezione dei minori con la realtà delle relazioni tra giovani.
La condanna di Sergio Laganà, il 29enne coinvolto nel caso, ha sollevato un acceso dibattito sull’interpretazione della legge riguardo alla violenza sessuale e agli atti sessuali con minorenni. La riqualificazione del reato ha suscitato reazioni contrastanti, con alcuni che sostengono che la decisione possa minimizzare la gravità della situazione e altri che vedono nella scelta del giudice una corretta applicazione della legge.



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