Il 23 luglio 1993 rappresenta una data tragica per l’Italia, segnata dal suicidio di Raul Gardini, un imprenditore di spicco legato all’epoca di Tangentopoli. Gardini, che aveva costruito un impero con il gruppo Ferruzzi-Montedison, si tolse la vita in un momento critico per la sua carriera, mentre l’inchiesta sulle tangenti stava per colpirlo. La sua morte non solo interruppe le indagini sulle corruzioni, ma contribuì anche a far scemare l’entusiasmo popolare verso il team di Mani Pulite e i metodi utilizzati dagli inquirenti.
La morte di Gardini ha generato, per oltre trent’anni, il sospetto che non fosse un suicidio, ma piuttosto una messinscena, poiché la pistola utilizzata non fu trovata vicino al corpo. Nella prossima puntata di “Una giornata particolare” su La7, Antonio Di Pietro, il pubblico ministero che avrebbe dovuto interrogare Gardini poche ore dopo la sua morte, offre una rivelazione sorprendente che potrebbe gettare nuova luce sul caso.
Gardini, in dieci anni, aveva trasformato Ferruzzi-Montedison in un colosso mondiale. Tuttavia, l’inchiesta di Tangentopoli lo portò alla rovina. La mattina del 23 luglio, il suo corpo fu trovato nel letto della sua abitazione a Palazzo Belgioioso, nel centro di Milano. Gardini si era sparato alla tempia con una pistola Walther Ppk calibro 7.65, che fu rinvenuta dalla Scientifica sul secrétaire della camera da letto. Questo ha sollevato interrogativi su come la pistola fosse stata spostata.
Di Pietro ha dichiarato a Aldo Cazzullo che, quando arrivò sul luogo, si accorse che la pistola era già stata spostata. “L’ho spostata io stesso quando sono arrivato e abbiamo preso atto che si era…”, ha spiegato. Il maggiordomo di Palazzo Belgioioso, Franco Brunetti, che entrò per primo nella stanza, aveva riferito di aver trovato Gardini con la pistola nella mano destra e di non averla toccata.
Di Pietro fu tra i primi a giungere sul posto, poiché doveva “torchiare” nuovamente Gardini. “Doveva dirci a chi aveva dato le tangenti provenienti dalla famosa provvista di 150 miliardi”, ha ricordato Di Pietro, aggiungendo che la testimonianza di Gardini avrebbe potuto chiarire questioni rimaste irrisolte, come i 75 miliardi ancora mancanti.
Il pubblico ministero aveva promesso di evitare il carcere a Gardini in cambio di una confessione completa. Tuttavia, il noto imprenditore sembrava riluttante a collaborare. “Credo – ha concluso Di Pietro – che questo lo abbia determinato, visto il carattere corsaro, a suicidarsi”.
La rivelazione di Di Pietro getta nuova luce su una delle morti più controverse della storia italiana recente. La figura di Gardini, che era stata al centro di un’inchiesta che ha scosso le fondamenta della politica e dell’economia italiana, continua a generare interrogativi. La sua morte, avvenuta in un contesto di crescente pressione e indagini, ha segnato un punto di svolta nell’operato della magistratura e nella percezione pubblica delle inchieste di corruzione.
Il caso di Gardini è emblematico di un’epoca in cui il sistema politico e imprenditoriale italiano era intriso di corruzione e scandali. La sua fine tragica ha sollevato interrogativi non solo sulla sua vita e sulle sue attività, ma anche sul funzionamento della giustizia in un periodo di grande tumulto.
La puntata di “Una giornata particolare” promette di approfondire questi temi, offrendo nuove prospettive e rivelazioni su un caso che continua a suscitare interesse e controversie. Con le dichiarazioni di Di Pietro, la morte di Gardini potrebbe rivelarsi un capitolo ancora più complesso della storia di Tangentopoli, con ripercussioni che si estendono ben oltre gli eventi degli anni Novanta. La figura di Raul Gardini rimane così al centro di un intreccio di potere, corruzione e mistero, un simbolo di un’epoca che ha segnato profondamente l’Italia.



Add comment