Dopo l’incontro con il procuratore di La Spezia, il padre di Aba si è trovato di fronte a una folla di centinaia di studenti che, invece di entrare a scuola, hanno scelto di marciare fino al Tribunale per onorare la memoria del giovane. “Sapevo che era ben voluto da tutti, ma vedendo tanti ragazzi che sono venuti ad abbracciarmi ho scoperto quanto amore è riuscito a seminare”, ha dichiarato Safwat, il padre di Aba, visibilmente commosso dall’affetto dimostrato dai giovani.
L’incontro con il procuratore è stato un momento significativo per Safwat, che ha condiviso il suo dolore: “Siamo stati accolti e ascoltati. Il procuratore ha compreso il nostro dolore e mi ha assicurato che chiederà il massimo della pena”. La marcia degli studenti rappresenta non solo un tributo a Aba, ma anche una manifestazione di paura per la sicurezza nelle scuole, con molti ragazzi che hanno espresso il desiderio di giustizia e protezione.
Safwat ha raccontato che la comunità cristiana copta, di cui fa parte, è un importante sostegno in questo momento difficile. “Siamo 70 famiglie — spiega —. Qui parliamo, preghiamo e ora condividiamo il dolore”. Nonostante il suo arrivo in Italia 20 anni fa, Safwat ha ammesso di non parlare bene l’italiano, ma con l’aiuto del nipote si è mostrato desideroso di aprirsi alla comunità.
La rabbia per la perdita di Aba è palpabile: “Ho perso il gioiello più prezioso. Irrecuperabile. Un figlio non lo puoi riacquistare”. La fede gioca un ruolo fondamentale nella vita di Safwat e della sua famiglia. “La chiesa è un grande sostegno. I nostri figli li cresciamo non solo a casa e a scuola, ma anche in chiesa. Qui insegniamo ad amare gli altri anche se sono diversi per colore della pelle o religione. Per questo abbiamo sentito l’affetto di tanti musulmani”.
Aba, che frequentava la chiesa e faceva anche il chierichetto, rappresentava per la famiglia un punto di riferimento. “Da quando il bimbo viene battezzato, tutta la sua educazione dipende anche dalla chiesa. Qui si insegna ad amare e non odiare”. Safwat ha rifiutato di accettare le scuse dei genitori dell’assassino, affermando: “Noi non coltiviamo odio, ma quelle scuse non si possono accettare”.
Riguardo al giovane accusato dell’omicidio, Safwat ha commentato: “Si è comportato come un assassino esperto. Come se non avesse 18, ma 50 anni”. La richiesta di una perizia psichiatrica per l’accusato non lo convince: “Per come ha agito a me sembra perfettamente sano di mente. E con esperienza nel modo di fare del male”.
Safwat ha descritto Aba come una persona pacifica, sempre pronta a evitare conflitti. “Se c’era un battibecco, lui era quello che cercava di mettere pace”. L’ultimo incontro tra padre e figlio è stato la sera prima della tragedia: “A casa abbiamo cenato e poi gli ho detto: ‘Vai a letto presto che domani devi andare a scuola. Poi quando esci mi devi dare una mano per preparare dei documenti per l’Inps'”.
Aba era un ragazzo responsabile e affettuoso, che si prendeva cura della sua famiglia. “Con 4 sorelle era l’uomo di casa che faceva servizi per tutti. Sempre disponibile. Il braccio destro del padre”, ha raccontato Safwat. Solo una settimana prima della sua morte, Aba aveva speso 400 euro per un bracciale e un orologio per sua madre, dimostrando il suo amore e la sua generosità.
“Di più. Lui era il cuore della famiglia e ci è stato strappato. Io e mia moglie siamo ormai dei corpi senza anima. In casa e in chiesa ci sarà sempre la sedia vuota”, ha detto Safwat, evidenziando il vuoto lasciato da Aba. Il padre ha anche ricordato che i regali per la madre erano stati fatti in occasione del Natale copto ortodosso: “Da parte sua mia moglie gli aveva regalato un bracciale per la sua futura sposa”.
La tradizione di fare regali ai figli è importante, ma per Aba non ci sarà mai una moglie. “Non lo so. È nostra tradizione fare regali ai figli perché un giorno, quando si sposeranno, possano donarli alle loro mogli. Ma per Aba non ci sarà nessuna moglie. Sua mamma invece non aveva ancora avuto occasione per indossare quel bracciale. E non lo indosserà mai più”.



Add comment