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Chi era Alex Pretti: infermiere di 37 anni ucciso dagli agenti ICE a Minneapolis mentre cercava di aiutare



Alex Jeffrey Pretti, un infermiere di 37 anni, è stato ucciso da agenti federali dell’ICE a Minneapolis. Laureato all’Università del Minnesota nel 2021, Pretti non aveva precedenti penali e lavorava come “junior scientist” presso la Facoltà di Medicina dal 2012. Secondo le autorità federali, l’uomo sarebbe stato armato e avrebbe rappresentato una minaccia per gli agenti intervenuti. Gregory Bovino, comandante della Border Patrol, ha descritto Pretti come “violento e pericoloso”, sostenendo che avrebbe potuto causare “il massimo danno” alle forze dell’ordine.



Tuttavia, questa versione è stata messa in discussione da due testimoni oculari, che hanno fornito dichiarazioni giurate riportate dal Guardian. Entrambi affermano che Pretti non stava brandendo alcuna arma al momento della sparatoria. Una delle testimoni, una donna che ha filmato la scena, ha raccontato di essere arrivata mentre si stava recando al lavoro e di aver deciso di documentare l’intervento dell’ICE. Secondo quanto riferito, Pretti stava cercando di aiutare una donna che era stata colpita al volto con uno spray chimico dagli agenti federali. “Gli agenti lo hanno buttato a terra. Non l’ho visto toccare nessuno di loro. Non era nemmeno girato verso di loro”, ha dichiarato. La testimone ha aggiunto di non aver mai visto un’arma nelle mani dell’uomo: “Non sembrava che stesse cercando di resistere, stava solo aiutando. Quattro o cinque agenti lo avevano a terra e hanno iniziato a sparargli”.

La testimone ha contestato direttamente la versione diffusa dal Dipartimento per la Sicurezza Interna, definendola falsa: “Non si è avvicinato agli agenti con una pistola. Si è avvicinato con una macchina fotografica. Stava solo cercando di aiutare una donna ad alzarsi”. Una seconda testimonianza proviene da un medico di 29 anni che osservava la scena dalla finestra del suo appartamento, poco distante dal luogo della sparatoria. L’uomo ha riferito di non aver visto Pretti aggredire gli agenti né impugnare armi. Ha inoltre raccontato di aver tentato di prestare soccorso, venendo inizialmente bloccato dagli agenti dell’ICE: “Nessuno stava praticando la rianimazione cardiopolmonare. Quando mi hanno finalmente lasciato passare, sembravano contare le ferite da arma da fuoco invece di prestare aiuto”. Secondo quanto riportato, il corpo di Pretti presentava almeno tre ferite alla schiena, una al torace e una possibile al collo.

L’uccisione dell’infermiere ha scatenato proteste diffuse a Minneapolis. Nelle ore successive alla sparatoria, centinaia di persone si sono radunate nel luogo dell’uccisione per rendere omaggio a Pretti e per contestare la presenza dell’ICE in città. Le manifestazioni si sono estese anche ad altre città statunitensi, tra cui New York, dove i partecipanti hanno marciato con cartelli contro l’operato dell’ICE.

Il sindaco di Minneapolis, Jacob Frey, ha nuovamente chiesto pubblicamente al presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, di ritirare gli agenti dell’ICE dalla città. “È il momento di mettere Minneapolis e l’America al primo posto. Mettiamo fine a questa operazione e rimuoviamo questi agenti federali”, ha dichiarato.

La situazione attuale ha sollevato interrogativi sulla condotta delle forze dell’ordine e sulla necessità di una maggiore trasparenza nelle operazioni condotte dall’ICE. Le testimonianze contraddittorie e le circostanze della sparatoria hanno portato a chiedere una revisione delle procedure operative degli agenti federali, in particolare in situazioni in cui sono coinvolti civili non armati.



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