Durante un reportage a Minneapolis, i giornalisti del programma In mezz’ora, in onda su Rai3, hanno subito minacce da parte di agenti dell’ICE. Laura Cappon e Daniele Babbo stavano documentando le tensioni legate alle operazioni di immigrazione dell’amministrazione Trump quando sono stati fermati da due agenti. La situazione si è fatta rapidamente tesa, con gli agenti che hanno avvertito: “Spaccheremo il finestrino e vi trascineremo fuori dall’auto”. Il servizio che racconta questo episodio è stato trasmesso nella puntata di oggi, domenica 25 gennaio 2026.
Nel video mostrato durante la trasmissione, si vede il momento in cui gli agenti dell’ICE notano la presenza dei giornalisti e li fermano. “Siamo intrappolati”, ha dichiarato la cittadina americana che accompagnava Cappon e Babbo, prima dell’arrivo degli agenti. “Non abbasso il finestrino, non stiamo facendo nulla di male. Sto solo guidando nella mia comunità”, ha aggiunto. L’agente ha risposto in modo aggressivo, promettendo di rompere il finestrino se i giornalisti avessero continuato a filmare. Cappon si è identificata come giornalista italiana, ma l’agente ha ribadito: “Questo è l’unico avvertimento. Se continuate a filmarci, a seguirci da questo punto in poi, siete registrati, romperemo il finestrino e vi tireremo fuori dalla macchina”.
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In diretta, la conduttrice Monica Maggioni ha collegato il programma con Laura Cappon, che ha descritto l’atmosfera a Minneapolis. “La città si sta trasformando, sembra in lockdown. I cittadini si sono organizzati, stanno resistendo. Ci sono persone di tutte le età, avvocati che si stanno offrendo per assistere le persone arrestate dall’ICE o stranieri, e anche i manifestanti che continuano a essere aggrediti e arrestati. Sono tutti sotto minaccia”, ha spiegato Cappon. Riguardo all’incidente avvenuto mentre viaggiava in auto con la cittadina, ha aggiunto: “Io e Daniele eravamo in auto, appena sono arrivati davanti alla nostra auto mi sono identificata come stampa e non hanno alcun riguardo verso nessuno. La donna in auto con me è stata aggredita come la peggior criminale, ma stava solo girando in auto. Questo è il clima, non si sa fino a che punto si spingono”.
Il clima di tensione a Minneapolis è palpabile, e le azioni dell’ICE sono state oggetto di crescente preoccupazione da parte della comunità locale e dei media. Le operazioni contro l’immigrazione, intensificate sotto l’amministrazione Trump, hanno portato a un aumento delle proteste e delle resistenze da parte dei cittadini. La testimonianza di Cappon e Babbo mette in luce le difficoltà che i giornalisti affrontano nel documentare eventi in contesti così delicati e pericolosi.
La reazione degli agenti dell’ICE nei confronti dei giornalisti solleva interrogativi sul rispetto della libertà di stampa e sulla sicurezza di chi cerca di raccontare la verità in situazioni di conflitto. La minaccia di violenza fisica nei confronti dei reporter rappresenta una grave violazione dei diritti civili e della libertà di espressione, elementi fondamentali in una democrazia.
Le parole di Laura Cappon riflettono non solo la sua esperienza personale, ma anche la realtà di molti cittadini americani che si trovano a fronteggiare l’agenzia dell’immigrazione. La situazione a Minneapolis è un microcosmo delle tensioni più ampie che caratterizzano il dibattito sull’immigrazione negli Stati Uniti, un tema che continua a polarizzare l’opinione pubblica e a sollevare questioni etiche e legali.
La trasmissione di oggi ha evidenziato non solo la violenza verbale subita dai giornalisti, ma anche il contesto di paura e repressione in cui vivono molte persone a Minneapolis. La comunità sta cercando di resistere e di organizzarsi per proteggere i diritti dei più vulnerabili, mentre le autorità continuano a operare in un clima di crescente tensione.



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