La Procura della Svizzera ha annunciato il decesso di un giovane di 18 anni, portando a 41 il numero totale delle vittime legate alla tragica strage di Capodanno avvenuta a Crans Montana. Il ragazzo, che era stato ricoverato per settimane in ospedale a Zurigo, è deceduto sabato scorso. Questo triste evento segna un ulteriore capitolo in una vicenda che ha scosso profondamente la comunità locale e il paese intero.
Dopo l’incendio del locale Le Constallation, solo due delle 40 persone decedute sono state sottoposte ad autopsia, nonostante l’obbligo di eseguire esami autoptici in caso di decessi per cause naturali. La normativa svizzera prevede che, in situazioni di questo tipo, le autopsie siano standard, ma i corpi delle vittime erano stati restituiti alle famiglie tre giorni dopo il tragico incidente. Solo dopo l’intervento di un avvocato, e a 12 giorni dall’incendio, la Procura ha deciso di bloccare la restituzione di due salme prima dei funerali.
La Procura del Vallese ha comunicato che ordinerà la riesumazione delle vittime solo se le famiglie daranno il consenso. Tuttavia, secondo la legge, dovrebbe essere la Procura stessa a decidere se tale provvedimento sia necessario. Questa situazione ha sollevato interrogativi sull’adeguatezza delle procedure seguite dalle autorità competenti e sulla trasparenza nella gestione delle indagini.
Negli ultimi giorni, un’altra giovane vittima, Roze, è uscita dal coma e ha rilasciato dichiarazioni forti riguardo ai momenti immediatamente successivi all’incendio. La 18enne ha accusato Jessica Moretti, una delle proprietarie del bar, di non aver aiutato nessuno durante l’emergenza. Roze ha raccontato di essere stata tra le prime a rendersi conto dell’incendio, ma di non aver compreso la rapidità con cui il fuoco si stava propagando. “È un’immagine che non dimenticherò mai e che mi sconvolge profondamente. Ho ancora gli incubi e non riesco a rimanere sola. Inoltre ho bisogno di aiuto per tutto, anche per andare in bagno”, ha dichiarato la giovane durante un’intervista.
La testimonianza di Roze ha riacceso l’attenzione sui comportamenti dei proprietari del locale durante l’incendio. Secondo quanto riferito, Jessica Moretti sarebbe rimasta a piangere davanti al suo locale in fiamme, senza intervenire per aiutare le persone intrappolate all’interno. Questo ha suscitato indignazione e ha portato a una maggiore pressione pubblica per avere risposte e responsabilità da parte delle autorità.
L’incendio di Capodanno a Crans Montana ha avuto un impatto devastante non solo sulle famiglie delle vittime, ma anche sull’intera comunità. Le autorità locali e nazionali sono sotto pressione per garantire che vengano adottate tutte le misure necessarie per prevenire simili tragedie in futuro. La gestione della sicurezza nei locali pubblici, in particolare in quelli che possono ospitare eventi affollati, è ora al centro del dibattito pubblico.



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