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Mauro Guerra radiato dall’albo per il caso Balto: in attesa della sentenza, chiesti 13 anni e 4 mesi di carcere



Il processo a carico di Mauro Guerra, veterinario di Ravenna, giunge alla sua conclusione dopo 19 udienze, con la Pubblico Ministero che ha richiesto una pena di 13 anni e 4 mesi di reclusione. Guerra è noto per il controverso “caso Balto”, che ha scatenato un’indagine più ampia su presunti abusi e maltrattamenti di animali, portando a gravi accuse che lo coinvolgono. In aggiunta alla richiesta di pena, la decisione di radiare Guerra dall’ordine dei medici veterinari è già stata presa, segnando un ulteriore colpo alla sua carriera professionale.



Per comprendere la gravità della situazione, è fondamentale ripercorrere la storia di Balto, un Labrador che ha subito un’eutanasia controversa. La vita di Balto è terminata dopo che Guerra ha proposto di procedere con l’eutanasia, ritenendolo in condizioni critiche. Il cane era stato trovato solo e disidratato da un agente della Polizia locale, che lo ha soccorso. I proprietari di Balto, la direttrice del carcere di Ravenna, Carmela de Lorenzo, e suo marito, hanno dato il consenso all’eutanasia, ma sono stati successivamente iscritti nel registro degli indagati per maltrattamento e uccisione di animale, prima di essere prosciolti dal Tribunale di Ravenna.

Guerra è accusato di non aver effettuato le indagini necessarie per valutare lo stato di salute del cane, procedendo direttamente con l’iniezione letale nel piazzale del suo ambulatorio. La morte di Balto ha innescato un’indagine che ha rivelato ulteriori violazioni da parte del veterinario. Le indagini hanno scoperto una serie di reati, tra cui maltrattamento e uccisione di animali, detenzione illegale di farmaci, smaltimento illecito di rifiuti, falsificazione di libretti sanitari, frode in commercio e reati tributari.

La complessità del caso di Guerra è accentuata dal numero di testimoni ascoltati durante il processo: ben 120 persone hanno fornito la loro testimonianza al Tribunale di Ravenna. Durante le udienze, si sono svolte anche manifestazioni da parte di sostenitori di Guerra, tra cui ex clienti che hanno espresso il loro supporto tramite i social media. Questo ha creato un clima di divisione attorno al caso, con opinioni contrastanti sulla condotta del veterinario.

Le testimonianze presentate in aula hanno messo in evidenza episodi gravi avvenuti all’interno dello studio di Guerra. La LAV (Lega Anti Vivisezione) ha riportato le dichiarazioni della dottoressa Francesca Visalli Saliti, medico veterinario ed esperta in anestesia, che ha descritto le condizioni in cui operava Guerra. Secondo la Visalli Saliti, il veterinario lavorava “in assenza totale di cartelle cliniche e di esami diagnostici, utilizzando procedure inappropriate, lontane dalle linee guida suggerite dagli organismi preposti”. Ha inoltre affermato che gli animali non venivano sottoposti a eutanasia, ma piuttosto a “uccisioni per asfissia, annegando nel proprio sangue”.

Il caso di Mauro Guerra non solo ha scosso la comunità veterinaria, ma ha anche sollevato interrogativi sulla regolamentazione e il monitoraggio delle pratiche veterinarie in Italia. Le accuse di maltrattamento e abuso di animali, insieme alla radiazione dall’albo, pongono una questione cruciale sul rispetto degli standard etici e professionali da parte dei veterinari.



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