Gulcin Kaya, madre del 18enne Taylan, ha partecipato con grande emotività alle udienze sull’inchiesta riguardante la strage di Capodanno avvenuta al Constellation di Crans-Montana. Si è alzata prima dell’alba per essere presente davanti al campus di Sion, dove si svolgevano le audizioni. Quando ha visto arrivare Jacques e Jessica Moretti, proprietari del locale distrutto dalle fiamme, la tensione accumulata in settimane è esplosa. “Mio figlio è morto bruciato vivo. Guardatemi negli occhi. Come fate a dormire? A mangiare? A respirare? Dov’è mio figlio?”, ha urlato tra le lacrime, esprimendo un dolore incommensurabile.
La situazione si è fatta concitata, con i Moretti circondati e strattonati da un gruppo di persone. Gulcin non ha esitato a far sentire la sua voce: “Dovete assumervi le vostre responsabilità, la colpa è vostra.” Più tardi, seduta nella mensa dell’università, trasformata in sala stampa, ha confessato di sentirsi stremata. “Stamattina è stato un momento durissimo,” ha dichiarato, visibilmente provata.
In un’intervista al Corriere della Sera, Kaya ha spiegato il motivo della sua protesta: “Voglio, anzi vogliamo, verità e giustizia.” Quando le è stato chiesto cosa provi per i proprietari del locale, la sua risposta è stata chiara: “Rabbia. Unicamente rabbia.” Ha sottolineato che gesti simbolici come strette di mano o scuse verbali non sono sufficienti. “Quando ho detto a Jessica che mio figlio era morto, lei mi ha risposto ‘sono desolata’. Desolata ha detto, capisce? Ma si può usare questa parola davanti a 41 vittime?”, ha raccontato con incredulità.
Gulcin Kaya ha anche descritto la vita di Taylan, definendolo “premuroso, sensibile… amava tantissimo il football. Diciott’anni… chi non li ha avuti?” Ha parlato delle altre vittime, esprimendo un legame profondo: “È come se fossero miei figli. Siamo un’unica famiglia.” Ha condiviso come ha affrontato la mattina delle udienze: sveglia alle sei, autobus, pioggia e lacrime. “Di notte dormo poco, è difficile. Sono distrutta,” ha ammesso.
Le parole di Jacques Moretti, che ha affermato “Non c’è mafia, siamo lavoratori, ci assumeremo le nostre responsabilità,” non hanno convinto Gulcin. Per lei, non è tempo di promesse, ma di risposte. Ogni sua frase è un richiamo al figlio che non c’è più, alla sua assenza che pesa più di qualsiasi dichiarazione in aula.



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