Alexei Navalny è stato ucciso dalla Russia tramite l’uso di un veleno estratto dalle rane freccia dell’Ecuador? Sebbene non ci sia ancora una risposta definitiva a questa domanda, i governi di Germania, Francia, Gran Bretagna, Svezia e Paesi Bassi hanno recentemente rilasciato una dichiarazione congiunta in cui accusano Mosca di aver eliminato l’oppositore di Vladimir Putin due anni fa, mentre si trovava in detenzione in Siberia. Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha respinto queste accuse come “prive di fondamento”, mentre il Ministero degli Esteri russo ha etichettato l’ipotesi come “propaganda occidentale”.
La vedova di Navalny, Yulia Navalnaya, ha sostenuto con forza la tesi dell’avvelenamento, rilasciando un’intervista a Politico, ripresa anche dal Corriere della Sera. Nella sua dichiarazione, ha affermato: “Mio marito è stato ucciso. Naturalmente io lo sapevo già: aveva meno di 50 anni. E sebbene avesse vissuto in condizioni dure – aggiunge – fosse stato torturato, io ero sicura che si prendesse cura di sé, che pensasse alla salute. Lo avevamo visto solo un giorno prima in collegamento video, sembrava stare assolutamente bene. Quindi era evidente che gli fosse successo qualcosa di orribile ed ero sicura che fosse stato Vladimir Putin”.
Yulia ha continuato, affermando: “Per me era evidente che fosse stato ucciso nella colonia penale: solo non sapevamo esattamente come. Le incertezze sono state dissipate: non si tratta solo di una nostra inchiesta. È un’indagine che si basa su fonti altamente scientifiche. Ora abbiamo le prove che Vladimir Putin è l’assassino, che ha ucciso mio marito, e io sto lavorando molto duramente perché un giorno ci sia giustizia per lui”. Ha anche dichiarato: “Per me è molto evidente che Vladimir Putin è un semplice dittatore. Ci sono molte persone che stanno combattendo contro Putin. Non è possibile farlo dentro la Russia, ma fuori ci sono molte persone che si esprimono molto chiaramente contro il regime, contro la guerra in Ucraina“.
Nell’intervista, Yulia Navalnaya ha espresso preoccupazione per il modo in cui i Paesi occidentali si relazionano a Putin. Ha commentato: “A volte lo trattano come se fosse il male in persona. Ma non lo è. Chi è il signor Putin? Tutti si fanno questa domanda da anni. Per me, è molto evidente che Vladimir Putin è un semplice dittatore. Non è niente di speciale. Ha iniziato ovviamente rubando soldi al suo stesso popolo, poi con la repressione nel suo stesso Paese, con la censura. Poi ha avviato la guerra. E ha cominciato a uccidere i suoi oppositori politici. Molte persone sono in prigione. E siccome fa quello che fa ogni dittatore, dobbiamo comportarci con lui come con un dittatore”.
Riguardo alla guerra in Ucraina, Yulia ha affermato che “la guerra dovrebbe essere fermata immediatamente. No, non sarebbe mai dovuta iniziare, naturalmente. Ma è anche molto importante capire che saremmo dovuti essere più forti contro Putin prima – non parlo del 2022, ma del 2011, quando noi cercavamo di portare già l’attenzione su di lui…”.
In merito a una possibile ribellione della popolazione russa, spesso evocata anche in Occidente, Yulia Navalnaya ha considerato questa possibilità improbabile. Ha spiegato: “Quando c’è un tale livello di repressione, naturalmente è molto difficile alzare la voce. Noi siamo seduti qui in questo posto molto bello, le persone stanno bevendo caffè o fanno cose interessanti, o vanno ogni giorno in ufficio. Ma immagini che lei metta un ‘mi piace’ a qualcosa sui social media e il giorno dopo finisca in prigione. E non sarà in grado di incontrare la sua famiglia per anni. Io capisco che è molto difficile comprenderlo qui, nell’Europa occidentale, in Germania, in Francia, dove avete la democrazia da tanti anni, da molto più che in Europa dell’Est”.
Yulia Navalnaya non esclude la possibilità di un futuro impegno politico diretto. Ha dichiarato: “Tutto quello che sto facendo ora è politica. Di sicuro tornerò a casa. Io sogno di tornare. Non direi che sia nostalgia. Capisco che potrebbero volerci anni. La Russia è il nostro Paese. Ma certo mi piacerebbe aiutare il mio Paese a diventare pacifico, prospero e democratico”.



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