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Guerra in Medio Oriente, polemica politica: l’opposizione esige che l’Italia si allontani da Usa e Israele



L’escalation delle tensioni in Medio Oriente ha raggiunto un nuovo apice con gli attacchi congiunti di Israele e degli Stati Uniti contro l’Iran, provocando esplosioni in diverse nazioni della regione, tra cui Bahrein, Qatar, Kuwait e Abu Dhabi. La premier italiana, Giorgia Meloni, ha convocato una conferenza telefonica con i principali membri del governo e dell’intelligence per discutere la grave situazione.



Durante l’incontro, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, ha espresso la preoccupazione dell’esecutivo, sottolineando che “la situazione è grave e preoccupante”. Mantovano ha inoltre informato che ci sono circa un centinaio di italiani attualmente presenti in Iran, evidenziando la necessità di monitorare attentamente gli sviluppi della situazione.

La premier Meloni ha ribadito l’impegno dell’Italia a sostenere la popolazione civile iraniana, che continua a lottare per i propri diritti. “In questo momento particolarmente difficile, l’Italia rinnova la propria vicinanza alla popolazione civile iraniana che con coraggio continua a richiedere il rispetto dei suoi diritti civili e politici”, ha dichiarato. Meloni ha anche annunciato che manterrà contatti con i leader regionali e alleati per promuovere iniziative volte a ridurre le tensioni.

Tuttavia, la reazione della sinistra italiana è stata caratterizzata da confusione e critiche. Molti esponenti dell’opposizione hanno espresso il loro disappunto nei confronti del governo, ritenendo le misure adottate insufficienti. In questo contesto, l’ex premier Romano Prodi ha descritto l’azione militare come un tentativo di risolvere problemi interni attraverso la guerra, affermando: “Ho la netta sensazione che si vogliano risolvere i problemi di politica interna con la guerra, è un dramma colossale”.

Elly Schlein, leader del Partito Democratico, ha chiesto un intervento urgente del governo per garantire la sicurezza degli italiani nell’area, ma ha anche invocato una “de-escalation” della situazione. Schlein ha affermato: “Chiediamo al governo di attivarsi con urgenza per la sicurezza dei nostri connazionali nell’area e di adoperarsi in tutte le sedi multilaterali utili per spingere verso una de-escalation e impedire un allargamento del conflitto”. Tuttavia, ha anche espresso solidarietà al popolo iraniano, sottolineando l’importanza di difendere i loro diritti.

Le critiche da parte di esponenti della sinistra si sono amplificate, con alcuni che hanno accusato il governo di non essere sufficientemente critico nei confronti delle azioni statunitensi e israeliane. I leader di Alleanza Verdi Sinistra, Bonelli e Fratoianni, hanno condannato l’attacco, affermando che “Israele e Usa fanno carta straccia del diritto internazionale” e che l’azione militare non farà altro che destabilizzare ulteriormente la regione.

In questo clima di tensione, Carlo Calenda ha espresso scetticismo riguardo alle motivazioni politiche dietro gli attacchi, affermando che se la caduta del regime degli ayatollah in Iran dovesse derivare da queste azioni, sarebbe un risultato positivo. Tuttavia, la sua posizione è stata vista come contraddittoria, dato il contesto complesso in cui si svolgono questi eventi.

La situazione in Iran, già segnata da tensioni interne e repressione, si complica ulteriormente con il coinvolgimento delle potenze occidentali. Mentre i leader italiani si confrontano con la necessità di prendere una posizione chiara, le divisioni tra le forze politiche si fanno sempre più evidenti.



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