A pochi giorni dall’avvio dell’operazione congiunta di Stati Uniti e Israele contro l’Iran, emergono segnali di contatti indiretti sul possibile esito del conflitto. Il New York Times ha riferito che funzionari mediorientali e occidentali coinvolti nelle discussioni sostengono che, un giorno dopo l’inizio degli attacchi, la Cia sarebbe stata avvicinata indirettamente con un’offerta per discutere le condizioni per porre fine alle ostilità.
Secondo quanto riportato dal quotidiano statunitense, l’apertura non viene però considerata, al momento, un’opzione concreta. Il Times scrive infatti che funzionari israeliani avrebbero invitato Washington a non dare seguito all’approccio e che, almeno per ora, l’offerta non viene ritenuta seria. Nel quadro delineato dalle stesse fonti citate dal giornale, pesa anche la valutazione militare secondo cui Stati Uniti e Israele starebbero prevalendo sul terreno e che, grazie alle «due forze aeree più potenti del mondo, avranno il controllo completo dei cieli iraniani» in meno di una settimana.
Nel frattempo, a quattro giorni dall’avvio dell’operazione, i vertici statunitensi hanno ribadito pubblicamente una linea di fermezza. In un punto stampa, il capo del Pentagono Pete Hegseth ha espresso ottimismo sull’andamento delle operazioni e sul prosieguo del conflitto. «L’America sta vincendo in modo decisivo, devastante e senza pietà», ha dichiarato, aggiungendo poi: «È ancora molto presto e, come ha detto il presidente Trump, ci prenderemo tutto il tempo necessario per assicurarci di avere successo».
Nel suo intervento, Hegseth ha indicato anche gli obiettivi militari dichiarati: «cacciare, smantellare, demoralizzare, distruggere e sconfiggere le capacità militari iraniane. L’Iran non può resistere più a lungo di noi, stabiliremo noi il ritmo e il tempo di questa guerra». Le dichiarazioni arrivano mentre, secondo la ricostruzione citata nel testo di partenza, l’operazione congiunta sarebbe culminata con la morte della Guida Suprema Ali Khamenei.
Sempre nel briefing, il capo del Pentagono ha sostenuto che la catena di comando iraniana sarebbe stata gravemente indebolita. «I leader senior sono morti, dispersi o nascosti nei bunker, troppo spaventati per stare nella stessa stanza», ha affermato, sostenendo che le capacità di comando e coordinamento delle forze di Teheran sarebbero state compromesse.
Sul piano navale, Hegseth ha descritto un quadro di forte pressione sulle forze marittime iraniane. La Marina dell’Iran «è stata praticamente neutralizzata» e, secondo la versione riferita, la principale nave da guerra del Paese sarebbe stata affondata durante le operazioni. È stato inoltre descritto un episodio in mare aperto: un sottomarino statunitense avrebbe colpito e affondato una nave di Teheran nell’Oceano Indiano, al largo dello Sri Lanka, con un siluro Mark-48, definito «il primo affondamento di una nave nemica da parte di un sottomarino americano dalla Seconda guerra mondiale». La nave, sempre secondo il racconto riportato, era soprannominata Soleimani, come il generale dei Pasdaran ucciso nel 2020 a Baghdad in un raid ordinato da Trump.
Nel corso dello stesso intervento, Hegseth ha detto che il capo di un’unità iraniana che intendeva uccidere Trump «è stato braccato e ucciso», precisando che l’operazione sarebbe avvenuta martedì, senza fornire ulteriori dettagli sull’identità. Rispondendo poi a una domanda sulle indiscrezioni secondo cui la Cia starebbe armando forze curde per alimentare una rivolta in Iran, il capo del Pentagono ha affermato che «gli obiettivi degli Stati Uniti» nella Repubblica islamica «non si basano su quello che fanno altre forze».
Quanto al ruolo delle grandi potenze, Hegseth ha ridimensionato l’impatto di Cina e Russia nel conflitto: «non sono realmente un fattore», ha dichiarato, aggiungendo: «Il nostro problema non sono loro, ma le ambizioni nucleari dell’Iran».
In serata, nel briefing quotidiano con i media, la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt ha usato toni duri nei confronti di Teheran. «sotto la leadership del presidente Donald J. Trump, il regime terroristico iraniano è stato assolutamente schiacciato. Sono finiti 47 anni di tolleranza e supporto al principale Stato sponsor mondiale del terrorismo. I leader terroristi stanno pagando per i loro crimini contro l’America e stanno pagando col sangue», ha dichiarato. E ancora: «Dal 1979, i terroristi iraniani hanno agito con l’intento di facilitare l’uccisione di cittadini americani. Hanno portato morte in America e finanziato altri terroristi radicali che attaccano il nostro Paese e cercano di distruggere la civiltà occidentale».
La portavoce ha inoltre riferito che Trump «ha intenzione di partecipare alla cerimonia solenne» di trasferimento delle salme di sei soldati uccisi, per unirsi alle famiglie nel lutto, precisando che la data deve ancora essere definita.



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