Massimiliano Mulas, 45 anni, è stato condannato a 14 anni di reclusione per aver violentato una bambina di undici anni lo scorso 10 aprile a Mestre. La sentenza, emessa dalla giudice Benedetta Vitolo, include anche un risarcimento di centomila euro alla famiglia della vittima, l’interdizione perpetua dai pubblici uffici e dalle scuole di ogni ordine e grado. Inoltre, una volta scontata la pena, l’uomo non potrà avvicinarsi per due anni a luoghi frequentati da minori né svolgere lavori che comportino contatti con bambini.
La condanna è stata pronunciata ieri, mercoledì 4 marzo, al termine di un processo celebrato con rito abbreviato, scelta che ha consentito all’imputato di beneficiare di uno sconto di un terzo della pena. In assenza di questa opzione, la sentenza avrebbe potuto raggiungere i 21 anni di carcere. La pubblica accusa, rappresentata dal pubblico ministero Anna Andreatta, aveva richiesto 14 anni e mezzo, una richiesta quasi del tutto accolta dalla giudice.
L’episodio risale alla primavera dell’anno scorso, quando la vittima era stata seguita dall’uomo lungo le strade di Mestre fino alla porta di casa. Qui si era consumata la violenza. Le indagini, condotte dai carabinieri del nucleo investigativo, hanno permesso di ricostruire con precisione i movimenti dell’aggressore nei giorni precedenti al crimine. Fondamentali per l’identificazione sono state le immagini delle telecamere di videosorveglianza presenti in diverse zone della città.
Dai filmati è emerso che Mulas aveva pedinato la vittima a partire dalla palestra che la ragazzina frequentava abitualmente. Dopo averla seguita in autobus e tram fino alla sua abitazione, l’uomo ha approfittato del momento per aggredirla. La presenza dell’imputato nell’androne del palazzo è stata confermata non solo dal riconoscimento effettuato dalla vittima, ma anche dal ritrovamento di un marsupio contenente il portafogli e i documenti personali dell’uomo, lasciato sul luogo del crimine.
Quando è stato fermato, Mulas si trovava nei pressi della zona e si presume stesse tentando di recuperare il marsupio, prova evidente del suo coinvolgimento. La ragazzina, prima dell’aggressione, si era resa conto di essere seguita e aveva contattato un’amica per cercare conforto e supporto lungo il tragitto verso casa. Tuttavia, questo non è bastato a evitare l’assalto.
Il caso ha suscitato grande clamore per le aggravanti riconosciute durante il processo. Tra queste, la premeditazione dimostrata dai comportamenti dell’imputato nei giorni precedenti l’aggressione e il fatto che la vittima fosse una minore. La condanna riflette la gravità dell’accaduto e mira a garantire che l’imputato non possa rappresentare un pericolo per altri minori in futuro.
La sentenza emessa ieri ha segnato un passo importante verso la giustizia per la giovane vittima e la sua famiglia. Tuttavia, resta il dramma umano e psicologico che un episodio simile lascia dietro di sé. La vicenda sottolinea ancora una volta l’importanza della vigilanza e del monitoraggio nelle aree urbane, così come l’efficacia delle tecnologie di videosorveglianza nel supportare le forze dell’ordine nelle indagini.
Nonostante la pena inflitta a Massimiliano Mulas, il caso evidenzia anche la necessità di continuare a lavorare sulla prevenzione di simili episodi attraverso campagne di sensibilizzazione, educazione nelle scuole e un rafforzamento delle misure di sicurezza per proteggere i minori.



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