Cuneo, processo per presunti maltrattamenti: genitori imputati dopo l’uso del cellulare
Davanti al tribunale di Cuneo si discute una vicenda che vede imputati due genitori, accusati di maltrattamenti nei confronti della figlia, oggi 17enne. I fatti contestati risalgono al 2024: secondo l’impostazione accusatoria, la ragazza sarebbe stata colpita e sottoposta a un contesto di controllo e vessazioni, anche di natura psicologica. Per entrambi gli imputati la pubblico ministero Alessia Rosati ha chiesto una condanna a quattro anni e quattro mesi di reclusione.
L’episodio che ha fatto emergere la situazione, ricostruita anche dal quotidiano La Stampa, risale allo scorso anno scolastico. La 17enne avrebbe utilizzato di nascosto un telefono che le era stato prestato da una compagna di classe. A seguito di quanto accaduto in ambito familiare, la giovane avrebbe confidato a un’insegnante di essere stata schiaffeggiata dal padre e di aver ricevuto colpi con un bastone. A sostegno del racconto avrebbe mostrato lividi a un braccio. Dopo quella segnalazione, sarebbero scattati gli interventi dei servizi sociali e l’informativa alla Procura.
Nel procedimento in corso, l’accusa sostiene che non si sarebbe trattato di un episodio isolato, ma di un quadro più ampio. Nella richiesta avanzata in aula, la pm ha richiamato le parole contenute negli atti, evidenziando la qualità e il livello di dettaglio delle dichiarazioni della minore. In particolare, la rappresentante dell’accusa ha scritto che le dichiarazioni della ragazza sono “circostanziate e descrivono un clima di vessazioni e violenze, fisiche e psicologiche”.
Sempre secondo quanto emerso nel fascicolo, la 17enne avrebbe raccontato di vivere con regole molto rigide e sotto verifiche frequenti, riferendo che le venivano spesso negate uscite e momenti di socialità. Nel racconto riportato in sede giudiziaria, la giovane avrebbe indicato anche altre occasioni in cui avrebbe subito percosse. Tra gli elementi che la ragazza avrebbe manifestato come fonte di preoccupazione ci sarebbe stato inoltre il timore di dover lasciare l’Italia per recarsi in India e celebrare un matrimonio combinato prima della conclusione degli studi.
A seguito dell’attivazione dei servizi competenti, la minore è stata collocata in una comunità protetta. In base a quanto riferito, nonostante il trasferimento, sarebbe rimasto un forte legame affettivo tra la ragazza e i familiari. La misura sarebbe stata adottata con l’obiettivo di garantire tutela e protezione, in attesa degli accertamenti e della definizione del procedimento.
La difesa dei genitori contesta l’impianto accusatorio nella sua ricostruzione complessiva. La posizione difensiva, per quanto riferito, sostiene che il padre avrebbe reagito con durezza perché convinto che la figlia potesse aver sottratto il telefono o che attorno a quel dispositivo vi fosse qualcosa di illecito. Quanto al tema del matrimonio combinato, i legali hanno evidenziato che non sarebbero emersi riscontri concreti: anche per questo sarebbe stata avanzata richiesta di assoluzione per entrambi gli imputati.
Nel corso dell’istruttoria e delle discussioni, sono stati richiamati gli aspetti centrali della contestazione di maltrattamenti, che implica — sul piano giuridico — una condotta non limitata a un singolo episodio, ma caratterizzata da abitualità. Su questo punto, la difesa ha cercato di ridimensionare la lettura di un contesto costante di violenza. L’avvocata del padre, Dora Bissoni, ha riconosciuto un comportamento lesivo in un passaggio specifico, affermando: “non si è contenuto e le ha fatto male”, pur contestando che si sia trattato di maltrattamenti continuativi.
Nel frattempo, secondo quanto riferito, la ragazza si trova ancora nella comunità che la ospita. I genitori, inoltre, avrebbero intrapreso un percorso psicoterapeutico. La decisione del tribunale è attesa a breve: la giudice Emanuela Dufour ha disposto un rinvio, fissando la prossima udienza al 17 marzo, quando è prevista la lettura della sentenza.



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