Catherine Birmingham ha lasciato nella serata di ieri, poco dopo le 21, la casa famiglia in cui viveva con i suoi figli dal 20 novembre scorso. La donna è uscita dalla struttura protetta salendo in auto con il marito Nathan Trevallion, in esecuzione dell’ordinanza emessa nella stessa giornata dal Tribunale per i Minorenni dell’Aquila.
Il provvedimento, secondo quanto riferito, prevede lo spostamento dei tre minori in un’altra struttura protetta, questa volta senza la presenza della madre. La prima notte dopo l’ordinanza, Birmingham e Trevallion avrebbero dormito in un’abitazione messa a disposizione da un ristoratore della provincia di Chieti. Nella stessa casa, viene riportato, vivrebbero anche la nonna dei tre fratellini e la zia, già vicine all’uomo in questa fase.
Il trasferimento dei bambini potrebbe avvenire già oggi. Da quanto si apprende, il nuovo assetto potrebbe comportare anche la separazione tra loro dei tre fratelli, che finora avevano condiviso lo stesso percorso nella struttura per minori. L’ordinanza, descritta come improvvisa per la “famiglia del bosco”, arriva comunque al termine della valutazione richiesta dalla casa famiglia di Vasto, chiamata a sollecitare un intervento del Tribunale competente. La decisione rischia di incidere sui tempi di un eventuale ricongiungimento, già legati agli accertamenti e alle condizioni imposte alla coppia.
Nel pomeriggio di oggi, alcune famiglie hanno annunciato una fiaccolata silenziosa come segno di vicinanza alla famiglia. L’iniziativa, secondo quanto riportato, si svolgerebbe sul territorio mentre si attendono indicazioni operative sul trasferimento dei bambini e sulle modalità di prosecuzione del percorso di tutela.
La vicenda, ricostruita a partire dagli atti e dalle segnalazioni, era iniziata circa quattro mesi fa. I tre fratellini erano stati prelevati da un casolare nei boschi della provincia di Chieti, dove vivevano con i genitori, e trasferiti nella casa famiglia di Vasto, che li ha ospitati fino ad oggi. Le indagini che hanno portato alla sospensione temporanea della responsabilità genitoriale erano partite nel settembre 2024, dopo il ricovero dell’intero nucleo familiare per un’intossicazione da funghi raccolti nel bosco.
Dopo il ricovero, i medici avevano segnalato alle autorità condizioni di vita considerate precarie per i minori. Carabinieri e servizi sociali avevano avviato verifiche: dai controlli era emerso che i bambini vivevano nel casolare senza acqua corrente, elettricità e riscaldamenti. Gli stessi, secondo quanto indicato dagli accertamenti, seguivano un percorso di homeschooling e conducevano uno stile di vita privo di tecnologia e di comfort essenziali.
Le condizioni abitative sono state ritenute non sicure dalle autorità, che hanno valutato anche le difficoltà legate alla socializzazione e all’istruzione, oltre ai profili di rischio per salute e sicurezza. In questa cornice, i servizi sociali avevano chiesto alla coppia anglo-australiana modifiche significative nello stile di vita e nell’organizzazione familiare.
Il primo punto riguardava l’abitazione: era stata richiesta la ristrutturazione del casolare, privo di impianti elettrici “normali”, di bagno interno e delle dotazioni minime. La struttura era stata definita “fatiscente” dai Carabinieri intervenuti per i rilievi, e le autorità avevano chiesto di renderla agibile. Nell’attesa, viene riportato che il Comune aveva offerto alla famiglia una sistemazione in paese.
Un secondo blocco di condizioni prevedeva visite pediatriche regolari, l’assegnazione di un medico e l’esecuzione delle vaccinazioni ritenute necessarie. In base a quanto ricostruito, i genitori non avrebbero accettato inizialmente tale richiesta, arrivando a chiedere 50mila euro per bambino come condizione per autorizzare le visite.
L’ultima area di intervento indicata dai servizi sociali riguardava il percorso educativo e di monitoraggio: incontri settimanali psico-educativi, colloqui con gli operatori e un programma di supporto didattico con un’insegnante. Dopo l’inasprimento dei rapporti tra la coppia e i servizi, il 20 novembre i minori erano stati trasferiti nella casa famiglia di Vasto. Nella stessa struttura era andata a vivere anche Catherine Birmingham: secondo gli accordi, poteva vedere i figli durante i pasti, mentre avrebbe dormito in una zona diversa della casa.
Nei mesi successivi, i genitori avrebbero iniziato ad accettare alcune delle condizioni contestate in precedenza: controlli sanitari e vaccinazioni, incontri periodici con assistenti sociali, valutazioni psicologiche ed educative e l’introduzione di un’insegnante a supporto del percorso dei bambini in struttura. Per il ripristino della responsabilità genitoriale, Nathan Trevallion e Catherine Birmingham dovranno dimostrare ai giudici che le condizioni che avevano portato all’allontanamento sono cambiate; tuttavia la nuova ordinanza potrebbe allungare ulteriormente i tempi.
Il Tribunale ha disposto anche valutazioni tecniche sui genitori, sui bambini e sulle relazioni familiari. Le consulenze, secondo quanto riportato, serviranno a verificare capacità genitoriali, eventuali danni o traumi e la qualità del legame familiare. Il tutto, viene riferito, in un clima di tensione crescente nella casa famiglia: da un lato, le educatrici avrebbero sostenuto che la madre ostacolasse l’operato degli operatori; dall’altro, Birmingham avrebbe parlato di aggressività crescente dei bambini, attribuita alla frustrazione per la permanenza in struttura e all’impossibilità di tornare dai propri animali.



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